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Il sessantunesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo settembre Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene.

La scheda di Uruk:

61. Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene (The Outrage at the Diogenes Club, 2016) di Daniel D. Victor [settembre 2019] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Mai il dottor Watson avrebbe immaginato di rendersi complice di un’infernale macchinazione. E tuttavia è attingendo ai suoi dettagliatissimi resoconti delle imprese di Sherlock Holmes che un ignoto avversario ha potuto concepire un piano spaventoso. Tutto ha inizio nel settembre del 1902, quando nelle stanze del 221B si presenta uno strano visitatore. Sebbene indossi abiti laceri ed emani un tanfo disgustoso, costui non ha l’aria del diseredato; sembra anzi un uomo benestante travestito da povero. È infatti uno scrittore americano, di nome Jack London, al lavoro su un libro di denuncia delle miserevoli condizioni in cui versano i derelitti dell’East End. Ma la storia che ha da raccontare, emersa fortuitamente dalle sue incursioni nei bassifondi della capitale, suona come il delirio di un paranoico. Esisterebbe un’organizzazione segreta, l’Assassini S.p.A., dedita all’eliminazione di nemici della collettività quali politici corrotti, affaristi senza scrupoli, boss del crimine. Innumerevoli attentati ne recherebbero la firma occulta. Passerà molto tempo, forse troppo, prima che il segugio di Baker Street prenda sul serio questa minaccia. Allora la mano inesorabile dei sicari avrà ormai designato la sua prossima vittima.

L’incipit:

Guardando indietro, devo riconoscere di essere stato un irresponsabile nel fornire certi dettagli nei miei scritti. Non avrei potuto essere più ingenuo di così. Per quanto mi sia sempre vantato di essere uno scrittore dotato di una certa capacità di preveggenza, non mi è mai venuto in mente che qualche malintenzionato si sarebbe avvalso per i suoi perversi scopi delle informazioni da me innocentemente offerte nei miei racconti. Mi riferisco, ovviamente, a quelli in cui si parlava di Mycroft Holmes: L’interprete greco e L’avventura dei progetti Bruce-Partington.
Il tranello in cui sono caduto merita senz’altro il rimprovero di chi ha avuto la bontà di leggere quei miei brevi scritti, con occhio critico o benevolo che sia. Non ho mai smesso di riflettere sulle gravi implicazioni del mio errore. Non avevo immaginato che potesse esistere qualcuno tanto vile da sfruttare i dettagli da me fomiti nei miei racconti per ideare un piano insidioso che aveva come scopo l’eliminazione di Mycroft Holmes, o meglio, per mettere in atto un vero e proprio “assassinio politico” che avrebbe privato il governo britannico di uno dei suoi più formidabili pilastri.
Quale ingenuità da parte mia! Non solo ho rivelato ai nemici dell’Inghilterra la natura indispensabile del suo molo, ma ho addirittura annunciato ai quattro venti la routine costante e pignola in base alla quale organizzava le sue giornate. La colpa dell’attentato che ha avuto come bersaglio il Club Diogene non può che ricadere interamente su di me. Sono stato io a mettere in moto la macchina infernale.

Extra

All’interno, il racconto “Il Mangiaocchi” di Antonella Mecenero.

L’incipit del racconto:

— Non verrà. Non avrà letto il tuo invito e, anche se lo avesse letto, sarà occupato in qualche indagine o in qualche esperimento, completamente dimentico dell’impegno.
— E io ti dico che sarà qui per le cinque in punto. Non sta bene per una donna, ma sarei pronta a scommetterci.
Sospirai. Si stava avvicinando Natale, il mio primo Natale da uomo sposato, e la mia dolce Mary aveva pensato che fosse la cosa più naturale del mondo invitare per l’ora del tè l’uomo che in qualche modo ci aveva permesso di conoscerci. Naturalmente non poteva sapere che l’idea di sedersi a un tavolo ad assaggiare pasticcini e a scambiare convenevoli era per Sherlock Holmes la peggiore delle torture. Nella migliore delle ipotesi il suo bell’invito giaceva pugnalato sulla mensola del salotto di Baker Street; nella peggiore non era neppure stato aperto, dato che di certo il mio ex coinquilino aveva capito con un’occhiata che non avrebbe portato a un nuovo caso. Avremmo potuto avere con più facilità come ospite un lepricauno irlandese!

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: L’americano Jack London alle prese con Holmes e Watson di Luigi Pachì:

«Proseguiamo, con questo volume, il ciclo di Daniel D. Victor che porta il titolo originale di “Sherlock Holmes and the American Literati”. Si tratta per l’esattezza della quarta pubblicazione in ordine di produzione. Chi ci segue su questa collana ricorderà, infatti, i titoli precedentemente apparsi: Sherlock Holmes: La misteriosa scomparsa del signor Crane, Sherlock Holmes: Baker Street, il lungo addio e Sherlock Holmes: Il segreto del Thor Bridge.
L’idea alla base della quadrilogia è certamente interessante. L’autore ha voluto creare dei pastiche sherlockiani inserendo personaggi della letteratura realmente esistiti e creando avvincenti variazioni sul tema. Il primo libro ha visto l’introduzione di Stephen Crane, scrittore americano caduto nel dimenticatoio almeno fino agli anni Venti, quando i critici letterari ripresero a interessarsi alla sua vita e alle sue opere. Nel secondo lavoro, Victor ha ipotizzato che Billy (il
pageboy “impiegato” presso il 221B di Baker Street) fosse nientemeno che lo scrittore Raymond Chandler. Nel Segreto del Thor Bridge, poi, il nostro detective deve vedersela con Mark Twain, noto pseudonimo di Samuel Langhome Clemens.»

L.

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