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La Multiplayer.it continua nella sua lodevole opera di portare in Italia romanzi tratti da videogiochi di successo: attingendo alla Titan Books, ecco un nuovo episodio della saga Mass Effect.

Le date di uscita cambiano molto a seconda del formato e del negozio da cui si intende acquistare: di sicuro è già disponibile in eBook su Amazon.

La scheda di Uruk:

Mass Effect: Annihilation (2019) di Catherynne M. Valente [8 settembre 2019] Traduzione di Christian Colli. Revisione di Alessia Pace e Daniele Bassanese

La trama:

Il prequel ufficiale del videogioco Mass Effect: Andromeda.

L’arca quarian Keelah Si’yah si dirige verso la galassia di Andromeda con a bordo più di ventimila coloni che appartengono alle specie più disparate e comprendono Drell, Elcor e Batarian. Un controllo di routine rivela che i coloni Drell solo deceduti nelle loro capsule criogeniche a causa di un misterioso virus.
L’epidemia si diffonde da una specie all’altra e i sistemi dell’arca cominciano a collassare, a dimostrazione che non si è trattato di un incidente: è un omicidio e l’assassino è ancora a bordo. I passeggeri sono in preda al panico, ma il peggio deve ancora arrivare: il virus causa un gonfiore al cervello che induce alla pazzia, alle allucinazioni e alla violenza. Se l’equipaggio non dovesse riuscire a riparare i sistemi per trovare una cura, la Keelah Si’yah non raggiungerà mai il Nexus.

L’incipit:

Il tecnico di seconda classe Oliver Barthes abbassò lo sguardo sulla caliginosa scia di galassia che brillava sotto di lui, la superficie lucida del suo factotum che rifletteva le stelle e le nubi arancioni di polvere spaziale. Erano le 03:00, tardissimo per i suoi standard: non aveva ancora finito di lavorare e avrebbe ucciso il suo migliore amico, se ne avesse avuto uno, per un vero pasto e un bicchierino di gin. Anche se, in effetti, gli sarebbe bastato un bicchierino di qualunque cosa. Ancora un giro di calibrazioni e sarebbe potuto andare a dormire. Oliver, tuttavia, se ne stava li, su quella piattaforma d’accesso argentata, a fissare inebetito lo spazio stellato come un bambino che entrava in orbita per la prima volta. Quel pezzo della galassia illuminava la sua forma umana e tutt’altro che celestiale come un fascio di muscoli scoperto. Come una ferita aperta.
Ovviamente non era la sua prima volta. Proprio no. Solo sforzandosi, Oliver Barthes riusciva a ricordare quando la sua vita non era fatta di navette, incrociatori, stazioni spaziali, documenti, contratti, codici altrui da correggere e piccoli oblò in infiniti corridoi tutti uguali. Quando la vita era stata bella, verde e calda. Quando poteva sentire il profumo del vero terriccio sotto le unghie e addormentarsi esausto in un vero letto ogni notte. Quella era stata un’altra vita. Una vita su Eden Prime. Sulla stazione Efesto la vita era diversa. Gli stabili di attracco di Efesto erano affollati anche alle 0300. Era a quell’ora che i tecnici si mettevano all’opera. I macchinisti, gli ingegneri, i manovali e i passeggeri dormivano o bevevano nei loro locali preferiti. Era a quell’ora che si lavorava veramente. Non tutti la vedevano allo stesso modo di Oliver. Molti sapevano soltanto che il plastacciaio li divideva dal vuoto dello spazio e che le scariche biotiche potevano squarciare quello spazio in un batter d’occhi, ma non riuscivano a vedere il codice che lo rendeva possibile. Il codice era invisibile, perciò irrilevante. E i codificatori come lui erano ancora più irrilevanti. Erano trascurabili, sacrificabili e tragicamente sottopagati. Ormai si imparava a codificare appena nati: perché pagare qualcuno una fortuna solo perché sapeva fare qualcosa di tanto elementare come bere o mangiare?
Finché non andava tutto storto, ovviamente.
Il gigantesco scafo dell’astronave quarian Keelah Si’yah brulicava di codificatori come crostacei incollati alla chiglia di un antico veliero. Ciascuno di loro se ne stava aggrappato a un nodo aperto mentre lavorava alle banche dati della nave per una questione di massima sicurezza. Oliver ordinò al suo factotum di iniettargli un’ultima dose di stimolanti che gli riempirono le vene, allargandole e rilassandolo. Tutto a un tratto scordò le stelle che si riflettevano sul factotum, il pasto e il bicchierino di gin e i prati verdi pronti per essere coltivati. Il tecnico specializzato di seconda classe Oliver Barthes tese le braccia verso tribordo come se volesse abbracciare la nave. Le sue mani guizzarono sopra il plastacciaio scintillante, attivando i flessori gravitazionali della sua Iuta da lavoro che lo proiettarono verso lo scafo come un’acrobata. Una voce piatta e artificiale lo aggiornò di conseguenza.

L’autrice:

Catherynne M. Valente, classe 1979, è la premiata autrice del bestseller del “New York Times” The Glass Town Game. Scrittrice di romanzi e racconti di fantascienza e fantasy, ha vinto il Premio Hugo, Nebula, World Fantasy, Locus e Andre Norton Award. Vive in una piccola isola al largo della costa del Maine con il suo compagno, due cani, due gatti e sei galline.

L.

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