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Le Edizioni NPE nel 2015 ritraducono e ristampano un romanzo dimenticato dal 1990: il primo Rambo, il romanzo originale che ha dato vita al mito.

Questo post rientra nell’iniziativa “Un blogtour che non te lo sogni neppure“.

La scheda di Uruk:

Rambo. Primo sangue (First Blood, 1972) di David Morrell [dicembre 2015] Traduzione di Luigi Formola

La trama del 2015:

Rambo, un veterano della guerra del Vietnam, sta facendo l’autostop nella contea di Madison (Kentucky). Raccolto dallo sceriffo Will Teasle e lasciato ai confini della città, viene poi accusato di vagabondaggio e resistenza all’arresto e viene condannato a 35 giorni di carcere. Essere intrappolato dentro la fredda, umida e piccola cella crea nella mente di Rambo un flashback dei suoi giorni come prigioniero di guerra in Vietnam, così l’uomo aggredisce i poliziotti mentre cercano di tagliargli barba e capelli, uccidendone uno con il rasoio. Fugge, ruba una moto e si nasconde nelle montagne vicine, diventando così il centro di una caccia all’uomo che si traduce nella morte di molti agenti di polizia, civili e uomini della Guardia Nazionale.
Ma quello che state per leggere è un Rambo completamente uguale e diverso. Se un regista lo girasse oggi scena dopo scena – libro alla mano – verrebbe probabilmente identico al film di Stallone, ma tra le righe c’è un clima diverso, e un diverso messaggio.
Qui le ragioni del protagonista sono più chiare, la lotta per la libertà di espressione – per la libertà di essere come si vuole, e di non dover dare conto a nessuno – è decisamente più chiara ed intensa, e più attuale che mai.
E poi il Rambo di questo duro romanzo non è affatto invincibile, e non riusciamo mai a capire pagina dopo pagina chi sia in vantaggio, se lui o lo sceriffo Teasle che organizza la “caccia all’uomo”. C’è un susseguirsi di capovolgimenti pagina dopo pagina, non solo su chi stia per vincere e chi per perdere, chi sia il braccato e chi l’inseguitore, ma anche su chi sia il buono e chi il cattivo. Fino al finale incredibilmente diverso dal film, in Rambo – Primo Sangue non saprete mai da che parte stare.

Introduzione inedita dell’autore, in traduzione esclusiva:

Nell’estate del 1968 avevo venticinque anni ed ero uno studente laureando alla Penn State University. Essendo specializzato in letteratura americana, avevo finito la mia tesi su Ernest Hemingway e stavo iniziando la discussione di dottorato su John Barth. Nel mio cuore, però, volevo essere un romanziere.
Sapevo che pochi autori possono vivere di sola scrittura, così decisi di diventare un professore di letteratura: un’occupazione che mi avrebbe permesso di essere circondato da libri e mi avrebbe dato tempo libero per scrivere. Un membro della Penn State University, Philip Klass – il cui pseudonimo nel campo fantascientifico è William Tenn – mi diede utilissimi consigli nella scrittura. Ricordo ancora quando mi disse: «Posso insegnarti come scrivere, ma non cosa scrivere».
Di cosa avrei scritto?
Caso volle che vidi un programma televisivo che cambiò la mia vita. Era uno speciale della CBS e in quel torrido pomeriggio d’agosto Walter Cronkite confrontò due storie che mi entrarono nella mente come un fulmine.
La prima storia mostrava uno scontro a fuoco in Vietnam. Soldati americani sudati appostati nella giungla che respingevano con i loro M16 un attacco nemico, i cui proiettili sollevavano fango e foglie dal terreno. I medici stentavano a soccorrere i feriti. Un ufficiale strillava coordinate in una radio, richiedendo il supporto aereo. La stanchezza, la determinazione e la paura sui volti dei soldati erano incredibilmente vividi.
La seconda storia mostrava una battaglia del tutto diversa. In quell’estate afosa alcune cittadine americane erano state teatro di violenze: le immagini da incubo mostravano la Guardia Nazionale che, con in braccio gli M16, attraversava le strade piene di veicoli in fiamme e edifici assaltati.
Ognuna di queste notizie era già angosciante di per sé, ma ancora di più quando le due vennero comparate. Mi resi conto che se avessi tolto l’audio, se non avessi ascoltato il cronista spiegare cosa stavo vedendo, avrei potuto pensare che entrambe le vicende erano due aspetti dello stesso orrore. Uno scontro a fuoco fuori Saigon, una sommossa al suo interno. Una sommossa all’interno di una città americana, uno scontro a fuoco al di fuori. Vietnam e America.
E se? pensai. Quelle parole magiche sono il seme di ogni fiction. E se scrivessi un libro nel quale la guerra del Vietnam arriva in America? Non c’è stata una guerra su suolo statunitense sin dalla fine della Guerra Civile nel 1865. Con l’America spaccata in due sulla questione del Vietnam, forse era tempo di scrivere un romanzo che desse risalto alla divisione filosofica nella nostra società, che mostrasse la brutalità della guerra sotto i nostri nasi.
Decisi così che il mio personaggio principale sarebbe stato un veterano del Vietnam, un Berretto Verde che, dopo molte missioni pericolose, era stato fatto prigioniero dal nemico, fuggito e alla fine tornato a casa per ricevere la più alta onorificenza americana, la Medaglia d’Onore del Congresso. Ma lui avrebbe portato qualcos’altro con sé dal sud-est asiatico, quello che noi chiamiamo disturbo post-traumatico da stress. Perseguitato dagli incubi su ciò che ha fatto in guerra, amareggiato dall’indifferenza dei suoi connazionali e dall’ostilità che alcuni dimostrano verso il sacrificio che lui ha compiuto per il proprio Paese, avrebbe abbandonato la società per rimanere ai margini della nazione che ha amato. Si sarebbe fatto crescere i capelli, avrebbe smesso di radersi, avrebbe portato con sé i pochi averi e sarebbe diventato quello che noi chiamiamo un hippie. In quella che io ritenevo un’allegoria, lui avrebbe rappresentato il malcontento e la ribellione.
Il suo nome sarebbe stato… Mi scervellai sul suo nome più di ogni altra cosa. Uno dei miei compagni del corso di lingue era francese, e un pomeriggio autunnale, mentre io leggevo il testo assegnato, fui colpito dalla differenza fra la scrittura e la pronuncia del nome dell’autore che stavo leggendo: Rimbaud. Un’ora dopo, mia moglie tornò a casa dalla spesa. Disse di aver comprato delle mele di un tipo che non aveva mai sentito prima: Rambo. Il nome di uno scrittore francese e il nome di un tipo di mele si scontrarono, ed io avvertii la potenza dell’impatto.
Mentre Rambo rappresentava la ribellione, avevo bisogno di qualcuno che incarnasse l’istituzione. Un’altra notizia, stavolta su carta stampata, si conquistò la mia indignazione. In una città americana del sud un gruppo di autostoppisti hippie era stato arrestato dalla polizia locale, spogliato e rasato – non delle barbe, ma dei capelli. Agli hippie poi vennero restituiti gli abiti e, portati in una strada lungo il deserto, furono abbandonati e dovettero raggiungere a piedi la città più vicina, a quasi cinquanta chilometri di distanza. Ricordo la preoccupazione che i miei capelli lunghi e pizzetto mi procurarono. «Perché non ti tagli i capelli? Che diavolo sei, un uomo o una donna?» Mi chiesi quale sarebbe stata la reazione di Rambo se fosse stato oggetto degli insulti che quegli hippie avevano ricevuto.
Nel mio romanzo, il rappresentante dell’istituzione divenne un capo della polizia, Wilfred Teasle. Attento agli stereotipi, lo volli tanto complesso quanto l’azione della storia avrebbe concesso. Feci Teasle tanto vecchio da poter essere il padre di Rambo. Creai un salto generazionale con l’aggiunta del fatto che Teasle avrebbe sempre voluto un figlio. Poi, decisi che Teasle sarebbe stato un eroe della guerra di Corea, con una croce al merito che è seconda solo all’onorificenza di Rambo. Ci sarebbero stati molti altri fattori riguardo il suo personaggio, e in ogni caso l’intenzione era quella di farne un uomo motivato tanto quanto Rambo, perché i punti di vista che dividevano l’America venivano da profonde e ben radicate convinzioni.
Per enfatizzare le loro polarità, strutturai il romanzo in modo che una scena vista con gli occhi di Rambo seguisse una vista da Teasle, in sequenza. Sperai che quella tecnica facesse sì che il lettore si identificasse con i personaggi e al tempo stesso si sentisse ambivalente nei loro confronti. Chi era l’eroe, chi il cattivo? O erano entrambi eroi ed entrambi cattivi? Il confronto finale fra Rambo e Teasle avrebbe mostrato che in quella microcosmica versione della guerra del Vietnam e della reazione americana in proposito, l’escalation di violenza sarebbe finita in disastro. Nessuno avrebbe vinto.
Sommerso di impegni scolastici, non completai First Blood fino a dopo la laurea nel 1970 e un anno di insegnamento all’University of Iowa. Dopo la pubblicazione del romanzo nel 1972, fu tradotto in 18 lingue e in seguito divenne la base per un celebre film del 1982. Se conoscete solamente il film, sarete molto sorpresi alla fine del romanzo: la casa cinematografica ha cambiato la conclusione e, come conseguenza, è stata in grado di produrre due sequel della storia. Io non sono stato consultato per quei film. Comunque, scrissi una novelization per ognuno di questi nel tentativo di delineare il personaggio meglio di quanto facessero i film. Non li critico, sono spettacolari in termini di azione. Allo stesso tempo, sono consapevole delle controversie che hanno causato e credo sia ironico che un romanzo sulla polarizzazione politica in America (a favore e contro la guerra del Vietnam) si sia trasformato in film che hanno generato una simile polarizzazione (a favore e contro Ronald Reagan) dieci anni dopo che il romanzo è stato scritto.
A volte confronto i libri e i film di Rambo e mi accorgo che sono simili ma tendenti versioni direzioni differenti. A volte considero Rambo come un figlio sfuggito al controllo del padre. A volte leggo il nome di Rambo su un giornale, su una rivista o lo ascolto alla radio e alla televisione – in riferimenti a politici, finanzieri, atleti e quant’altro – usato come un nome, un aggettivo o un verbo – e mi ci vuole un po’ prima di rendermi conto che se non fosse stato per quel programma della CBS, se non fosse stato per Rimbaud, per mia moglie e il nome di una mela, se non fosse stato per Philip Klass e la mia determinazione a diventare romanziere, la nuova edizione dell’Oxford English Dictionary non avrebbe citato questo romanzo come la fonte che ha creato la parola.
Rambo. Complicato, problematico, combattuto, troppo spesso frainteso. Se l’avete sentito nominare ma non l’avete mai incontrato prima, vi sorprenderà.

David Morrell
Santa Fe, 2000

L’incipit (dall’edizione EuroClub 1984):

Si chiamava Rambo e sembrava proprio un ragazzo da niente, in piedi davanti alla pompa di una stazione di servizio della periferia di Madison nel Kentucky. Portava una lunga barba folta, i suoi capelli scendevano fino al collo coprendogli le orecchie, e stava col pollice teso per chiedere un passaggio a una macchina che si era fermata a fare benzina. A vederlo così, appoggiato su di un’anca, una bottiglia di Coca in mano e un sacco a pelo arrotolato sull’asfalto accanto agli stivali, chi avrebbe mai pensato che martedì, l’indomani, gran parte della polizia della Contea di Basalt gli avrebbe dato la caccia. Senz’altro nessuno avrebbe potuto immaginare che, giunto giovedì, avrebbe avuto alle calcagna la milizia statale del Kentucky, la polizia di sei contee e un discreto numero di cittadini privati a cui piaceva sparare. Infatti, soltanto a vederlo lì stracciato e polveroso accanto alla pompa di benzina, era impossibile capire che tipo di ragazzo fosse Rambo, o che cosa avrebbe dato il via agli avvenimenti.
Rambo, però, sapeva che ci sarebbero stati guai. Dei guai grossi, se qualcuno non fosse stato attento. La macchina cui aveva chiesto un passaggio quasi lo mise sotto quando lasciò la pompa. Il benzinaio infilò in tasca un foglio di acconto e un libretto di buoni e ghignò guardando le impronte delle gomme sull’asfalto caldo vicino ai piedi di Rambo. Poi l’automobile della polizia si svincolò dal traffico della strada puntando verso di lui e Rambo riconobbe l’inizio del solito programma e s’irrigidì: «No, Santiddio. Non questa volta. Questa volta non mi lascerò trascinare per le orecchie.»
Sulla vettura era scritto CAPO DELLA POLIZIA, MADISON. Si fermò vicino a Rambo con l’antenna della radio che ondeggiava, e il poliziotto all’interno si protese attraverso il sedile anteriore per aprire la portiera. Guardò con insistenza gli stivali incrostati di fango, i blue-jeans sformati, con gli orli strappati e una toppa su una coscia, la maglia azzurra cosparsa di macchioline che sembravano sangue seccato, la giacca di cuoio. Indugiò sulla barba e i capelli lunghi. No, non era questo che lo disturbava. C’era qualcos’altro, ma non riusciva del tutto a individuarlo. «Forza, salta dentro», disse.
Ma Rambo non si mosse.
«Ho detto salta dentro», ripeté l’uomo. «Chissà che caldo, lì fuori, con quella giacca.»
Ma Rambo sorseggiò la Coca, diede un’occhiata su e giù per la strada alle macchine che passavano, abbassò lo sguardo sul poliziotto nella vettura e rimase dov’era.
«Sei mica sordo?» chiese il poliziotto. «Entra, prima di farmi arrabbiare.»
Rambo lo scrutò proprio come era stato lui stesso scrutato: era piccolo e tarchiato dietro al volante, con delle rughe intorno agli occhi e delle guance lievemente butterate che avevano la consistenza di una tavola di legno stagionata.
«Non mi fissare», disse il poliziotto.
Ma Rambo continuò a studiarlo: la divisa grigia, l’ultimo bottone della camicia aperto, la cravatta allentata, il davanti della camicia fradicio e scuro di sudore. Rambo posò lo sguardo senza riuscire a vedere di che marca fosse la rivoltella. Il poliziotto portava il fodero a sinistra, dalla parte opposta.

(Traduzione di Donata Migone)

L’autore:

David Morrell è il premiato autore di Primo sangue, il romanzo del 1972 che ha dato vita a Rambo. I suoi altri lavori includono Testament [inedito], Mexico! [“I Grandi Autori Western” n. 6, La Frontiera 1980], Il totem [Nord 1995], Blood Oath [inedito] e i suoi bestseller recenti Rambo 2, La Confraternita della Rosa [Rizzoli 1987], The Fraternity of the Stone [inedito] e The League of Night and Fog [inedito]. Fra i suoi numerosi racconti, “Dead Image” e “The Hundred-Year Christmas” sono stati nominati per il World Fantasy Award. La sua narrativa è caratterizzata da una prosa forte e vivida, oltre ad una narrazione intensa e coinvolgente.
Si è laureato alla National Outdoor Leadership School di Lander, Wyoming. Ha un Dottorato di ricerca in letteratura americana preso alla Pennsylvania State University e dal 1970 al 1976 è stato professore del dipartimento di inglese all’Università dell’Iowa. Ha dato le dimissioni per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, ma gli manca avere una classe, e ancora si descrive come «un professore di buone maniere con visioni sanguinarie».
Con moglie e figlia vive ad Iowa City: un buon posto dove nascondersi e continuare a ticchettare sulla tastiera.

L.

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