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Solo questa estate ho ritrovato questo libro della TEA Due, comprato su eBay intorno al 2011 e da allora perso fra gli scaffali di casa, sempre più stracolmi e fuori gestione.
L’averlo trovato proprio ad un mese dall’uscita del quinto Rambo… è davvero un segno dell’Universo!

Questo post rientra nell’iniziativa “Un blogtour che non te lo sogni neppure“.

La scheda di Uruk:

Rambo 2: la vendetta (Rambo. First Blood Part II, 1985) di David Morrell [giugno 1989] Traduzione di Carlo Brera
– dalla sceneggiatura di Sylvester Stallone e James Cameron

La trama:

John Rambo. Veterano americano del Vietnam. Primo sangue ha liberato la furia della sua rabbia. Ora è in prigione per la sua sanguinaria guerra di un uomo solo contro lo sceriffo di una cittadina.
Colonnello Trautman. Berretto Verde. L’ufficiale superiore in comando di Rambo. Con la possibilità di liberarlo… se Rambo accetta quella che per chiunque altro sarebbe una missione suicida.
Uno. Penetrare le ben note giungle dell’inferno e trovare gli americani dispersi, tenuti ancora lì prigionieri e torturati.
Due. Non recuperarli, limitarsi ad inviare foto. Non ingaggiare scontri con il nemico. Non cercare vendette.
Per Rambo, la prima parte è dura.
La seconda, impossibile…

Nota dell’autore, in traduzione esclusiva:

Nel mio romanzo Primo sangue, Rambo è morto. Nei film, continua a vivere.

Grazie ad Andrew Vajna, Mario Kassar e e Robert Brenner alla Carolco Productions (con una menzione particolare a Jeanne Joe) per aver velocizzato le mie ricerche su questo progetto.
A Dara Marks della Westgate Group…
Grazie anche a Sylvester Stallone e James Cameron.
Le armi descritte in questo libro (ed utilizzate nel film) esistono. Sono funzionali. In più, sono opere d’arte.
Il coltello è stato creato da Jimmy Lile, detto “l’Arkansas Knifesmith”, Route 1, Russellville, Arkansas 72801. Il signor Lile inoltre ha creato il noto coltello utilizzato nel primo film di Rambo. Il presente coltello è un po’ differente, sebbene lo stesso d’effetto. Come quello del primo film, sono stati venduti ai collezionisti cento copie numerate. È comunque disponibile un numero imprecisato di copie differenti.
L’arco è stato creato da Hoyt/Easton Archery, 7800 Haskell Ave., Van Nuys, California 91406. Anch’esso è disponibile. Grazie a Joe Johnston per avermi insegnato il suo uso. Kathy Velardi mi ha fornito utilissime informazioni. Bob Rhode ha risposto alle mie domande sulla storia del tiro con l’arco.
Le frecce sono state fornite da Pony Express Sport Shop, 16606 Schoenborn St., Sepulveda, California 91343. Grazie a Joe Ellithorpe per avermi spiegato le loro capacità uniche.

L’introduzione dell’autore, in traduzione esclusiva:

È importante che voi capiate la natura inusuale di ciò che state per leggere.
Negli anni Settanta e Ottanta una forma ibrida di narrativa, chiamata novelization, divenne popolare. In pratica è una sceneggiatura che viene espansa in qualcosa che assomiglia ad un romanzo. In un’epoca precedente a quella in cui i film sono ampiamente disponibili in home video, i fan di titoli come Star Wars ed E.T. potevano riprovare quelle esperienze solamente al cinema o, se avevano pazienza, in passaggi televisivi: non esistevano né DVD né canali via cavo.
I produttori decisero che i fan potevano essere così devoti da voler riprovare l’esperienza di quelle storie in forma di libro. Ma se il film era basato unicamente su una sceneggiatura, un libro aveva bisogno di essere scritto. Uno scrittore era ingaggiato per novellizzare la sceneggiatura, descrivendo i personaggi e le ambientazioni mentre faceva conoscere ai lettori ciò che i personaggi pensavano.
Alcuni produttori chiesero che gli scrittori non facessero cambiamenti rispetto alla trama e ai dialoghi. Il che era molto difficoltoso per un novellizzatore. Quanta descrizione e quanti pensieri può aggiungere uno scrittore senza cambiare la storia?
Altri produttori hanno capito che uno scrittore ha bisogno di un margine di libertà, e ne sono risultate alcune novelization interessanti, in particolare l’adattamento di William Kotzwinkle di E.T. (1982), che i critici letterari hanno visto con favore e che ha venduto una quantità impressionante di copie. Il bestseller del 1970 di Eric Segal, Love Story, è stato presentato come romanzo originale, ma in realtà Segal scrisse prima la sceneggiatura che poi la ampliò per promuovere un film immensamente popolare. Il film di John Wayne Hondo (1953) era basato su un racconto di Louis L’Amour, “The Gift of Cochise”. L’Amour allora fuse il proprio racconto con la sceneggiatura di Edward Grant in una novelization del film. Con una frase di lancio di John Wayne in copertina, la carriera di L’Amour esplose.
Quindi ci sono esempi interessanti di novelization, ma credo che nessuna di queste abbia una storia come quella di Rambo 2. Nel 1972 ho venduto i diritti cinematografici del mio romanzo d’esordio, Primo sangue, alla Columbia Pictures perché Richard Books scrivesse e dirigesse un film. Un anno dopo la Columbia vendette i diritti alla Warner Bros, dove Martin Ritt venne preso in considerazione come regista, con forse Paul Newman nel ruolo del capo della polizia. Quando la produzione stava per naufragare, Sydney Pollack venne ingaggiato per dirigere Steve McQueen nel ruolo di Rambo, ma anche quella produzione venne accantonata. Altri studi e sceneggiatori vennero coinvolti finché, finalmente, nel 1982 la Carolco Pictures filmò il mio romanzo, con Sylvester Stallone nei panni di Rambo.
Il film fu un successo tale che due anni dopo entrò in produzione un seguito, Rambo 2, con i dintorni di Acapulco a fare da location vietnamita. A metà delle riprese i produttori decisero che sarebbe stato utile promuovere il film con una novelization. Ma quando studiarono il contratto che avevo firmato con la Columbia Pictures anni prima scoprirono una clausola per la quale io ero l’unica persona che potesse scrivere libri su Rambo.
Era la fine di ottobre del 1984. Un avvocato della compagnia cinematografica mi telefonò e mi chiese se fossi interessato nello scrivere una novelization. Io dissi «No». Stavo lavorando ad un nuovo romanzo, The Fraternity of the Stone, e malgrado gli esempi interessanti che ho citato molti dei miei amici scrittori che avevano firmato novelization di solito descrivevano quelle esperienze all’equivalente letterario di una macchina fotocopiatrice. Così decisi di evitarmi del dolore inutile.
«No.»
Il giorno successivo ricevetti un’altra telefonata. E anche il giorno dopo. Uscì fuori che la compagnia cinematografica voleva davvero un romanzo che aiutasse a promuovere il film. In questi giorni c’erano di solito due catene di librerie (Waldenbooks e B. Dalton) in ogni centro commerciale d’America. Ogni negoziante avrebbe messo in vista la copertina del libro – davvero un sacco di copie – con Stallone nei panni di Rambo ferito e in canottiera, con in mano un lanciamissili.
Di nuovo dissi «No».
Le telefonate proseguirono. Arrivammo a novembre. Chiesi per quando i produttori volessero il libro.
«Per la fine di dicembre.»
«Fra meno di due mesi? Non esiste.»
Il giorno dopo, mi chiamò uno dei produttori.
«Dovresti davvero scrivere la novelization. Sarà un film grandioso. Sarai orgoglioso di esserci legato.»
Lasciatemi specificare che non avevo nulla a che fare con la sceneggiatura di Rambo 2. Finché non era partita la produzione e ne avevo letto sui giornali, non avevo alcuna idea che fosse stato messo in lavorazione un seguito. Ad Hollywood l’autore è di solito l’ultima persona a sapere qualsiasi cosa. C’è una vecchia storiella che vede un’attricetta un po’ sempliciotta sedurre uno scrittore credendo erroneamente che questo l’aiuterà nella carriera. Ha.
«Sto lavorando ad un romanzo», dissi. «Non c’è tempo per scrivere la novelization, che poi è la ripetizione dei dialoghi scritti da qualcun altro.»
«Ti dico che questo film sarà grandioso.»
In quei giorni vivevo ad Iowa City, nell’Iowa. Alle otto della mattina successiva, mentre mi apprestavo ad andare all’Università dell’Iowa dov’ero professore di letteratura americana, suonò il campanello di casa.
Aprii la porta.
Un uomo in uniforme mi guardava.
Sull’uniforme c’era scritto Fedex. In quei giorni era un’attività appena nata. Davvero non sapevo chi fosse quel tizio o cosa stesse succedendo.
«Firmi qui, prego.» Mi passò un pacco.
L’etichetta sul pacco recitava “Carolco Pictures, Los Angeles”.
«L’hanno spedito con posta prioritaria ieri pomeriggio», mi spiegò l’uomo.
«Da Los Angeles? Ieri pomeriggio? È impossibile!»
Quando chiusi la porta ed aprii il pacco scoprii una videocassetta. Molti film non erano distribuiti in VHS, in quei tempi, ad eccezione delle copie date alle videoteche. I videoregistratori erano utilizzati principalmente per registrare programmi televisivi. Ma lì c’era una videocassetta con del materiale registrato. Dovevo andare all’università, guardai l’ora, infilai la cassetta nel registratore e rimasi a fissai i numeri che scorrevano. 10… 9… 8…
Un elicottero sembrò volare fuori dal sole. Un Sylvester Stallone dallo sguardo davvero incazzato, nei panni di Rambo, guidava l’elicottero sul campo di prigionia vietnamita, dove usò la mitragliatrice e il lanciarazzi per far saltare tutto in aria. A metà dell’attacco, la potente musica di Jerry Goldsmith iniziò a pulsare.
Blam.
La musica divenne più forte.
Blam!
La musica divenne ancora più forte.
Rambo atterrò con l’elicottero, saltò giù, afferrò una mitragliatrice M-60 e fece saltare in aria altra roba.
La musica saliva d’intensità.
La videocassetta si interruppe.
La mia bocca era rimasta spalancata.
Raggiunsi mia moglie in cucina, dove stava preparando i nostri figli per la scuola.
Ripetendo quello che mi aveva detto il produttore, le dissi: «Questo film sarà grandioso.»
Il pacco conteneva anche il copione. Lo lessi per tutto il giorno all’università, tra una lezione e l’altra.
Era lungo novanta pagine. Era così dinamico che gran parte consisteva in indicazioni del tipo “Rambo salta e spara a questo tizio”, “Rambo salta e spara quest’altro tizio”. Come era mai possibile per chiunque tirare fuori un romanzo da quella roba, specialmente quando mi era stato detto che non sarei stato in grado di vedere il film finito fino ad un paio di mesi dopo che il mio manoscritto doveva essere pubblicato?
Quella notte il produttore esecutivo telefonò di nuovo.
«Questo film sarà grandioso», ripeté. «Dovresti scriverne la novelization
«Ma non c’è niente che si possa trasformare in romanzo. Il video che avete inviato è splendido ma un romanzo ha bisogno di molto di più. Avete qualcos’altro?»
«Se può servire, c’è un copione che non abbiamo usiamo.»
«Un copione che non avete usato?»
«Di James Cameron
Lasciatemi spiegare. Oggi James Cameron era famoso per aver diretto due dei film di maggior successo di tutti i tempi: Titanic ed Avatar. È stato insignito del Premio Oscar. Aliens, Terminator 2, True Lies. Questo ragazzo ha fatto tonnellate di film ottimi o, come diceva il produttore esecutivo di Rambo, grandiosi.
Ma il James Cameron che il produttore ha menzionato non era ancora quel James Cameron. All’epoca l’esperienza di Cameron era quella di aver lavorato ai film di basso profilo di Roger Corman e di aver scritto e diretto il primo Terminator, un film di culto ma non un successo al botteghino.
Io sapevo chi fosse Cameron e quando il produttore me lo nominò allora volli leggere il copione.
Alle otto del giorno dopo suonò il campanello, ed ormai ero abituato alla cosa della Fedex. Subito dopo firmato aprii velocemente il pacco e scoprii ciò che non era stato usato.
Parecchio… ed era meraviglioso. Per la prima volta, mi interrai al progetto.
Ecco come cominciava il copione di Cameron. Un veicolo governativo arriva davanti ad un edificio. Ne esce il colonnello Trautman. Entra nell’edificio e cammina lungo un corridoio. Nelle stanze davanti alle quali passa ci sono uomini che fissano il vuoto. È un ospedale per i disturbi dell’emotività. Gli uomini nelle stanze si fanno sempre peggiori. Trautman scende un corridoio che ha porte metalliche e ricorda una prigione. Alla fine, davanti all’ultima porta c’è una sentinella con una pistola calibro .45. Dalla piccola finestra vediamo l’interno completamente oscuro della cella.
«Ha di nuovo distrutto le luci», dice la guardia. «Ora si crede il fottuto principe delle tenebre.»
Ed è in questo momento che vediamo Rambo, accucciato in un angolo, pronto ad attaccare chiunque entri nella cella.
Wow.
Se vi ricordate il film, ricordate che inizia con Rambo – senza canottiera – che spacca rocce in una cava. Chiesi al produttore perché non avessero usato quella prima scena di Cameron, molto più interessante.
«Il pubblico avrebbe pensato che Rambo era pazzo», rispose.
Be’, già. Però è un gran modo di iniziare un film. C’erano molte altre scene avvincenti che poi non sono state girate.
Potevo capire perché un altro elemento non era stato utilizzato. Nel copione di Cameron Rambo ha una spalla: un giovane asiatico, un soldato comico che va con lui in missione per ritrovare i prigionieri di guerra. Stallone aveva recentemente diretto John Travolta in Stayin’ Alive, il seguito de La febbre del sabato sera, ed un produttore mi aveva detto che all’epoca era stato preso in considerazione Travolta per il ruolo della spalla. Saggiamente l’idea era stata accantonata.
Il tempo passò ed eravamo ormai a metà novembre. La novelization, se avessi deciso di scriverla, doveva essere consegnata entro sei settimane. Un sacco di cose mi creavano dei problemi, anche riguardo il copione di Cameron, la più grande delle quali era che a Rambo era stato chiesto di tornare proprio nello stesso campo di prigionia dal quale era fuggito durante la guerra, ed entrambi i copioni si limitavano a citare il parallelo senza mai suggerire che Rambo dovesse avere una qualche reazione emotiva alla cosa.
Il produttore mi telefonò di nuovo.
«Quanta libertà posso prendermi?» chiesi.
«Libertà?»
«Non c’è abbastanza materiale nel copione da trasformare in un libro. Posso usare anche quello di Cameron?»
«Quanta parte?»
«Parecchio. E vorrei aggiungere anche parecchie mie idee. Alla fine sembrerà che il film sia stato tratto dal romanzo, molto più che il contrario.»
«L’importante è che sia riconoscibile la storia.»
«Assolutamente.»
Mi venne data la libertà di scrivere la più inusuale novelization della storia di questa forma narrativa. Con la consapevolezza che ora ero un pioniere, abbracciai il progetto, rendendomi conto di avere un sacco di cose da dire su Rambo.
Iniziarono le sei settimane più intense della mia carriera da scrittore.
Per prima cosa avevo bisogno di fare le mie solite ricerche. Contattai il leggendario Jimmy Lile dall’Arkansas e imparai tutto ciò che potevo sui coltelli che aveva disegnato per Rambo. Parlai con Hoyt-Easton Archery in Van Nuys, California, che aveva disegnato l’arco di Rambo e con Pony Express Sport Shop a Sepulveda, California, che aveva costruito frecce fuori dal comune.
Visto che gran parte del film mostra arco e frecce, mi recai ad un centro sportivo di Iowa City per saperne di più. Una storia del tiro con l’arco è la mia parte preferita del libro. La pratica Zen è una figura archetipica così decisi di incorporarla nel libro, dopo aver letto Lo Zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel. Anni prima, La via dello Zen di Alan Watts mi aveva influenzato per il mio romanzo Primo sangue. Mi piaceva l’idea di continuare il tema del guerriero Zen.
Questo mi faceva pensare alla storia personale che il copione dava a Rambo: parte nativo americano, parte tedesco. Confesso che rimasi di stucco: niente di tutto questo era nel mio romanzo. Mi piaceva l’idea del nativo americano e sapevo di poter trasformare l’idea di un arciere indiano in uno Zan. Ma tedesco? Da quando Sylvester Stallone assomiglia a un tedesco? Ovviamente avevo bisogno di renderlo in parte italiano, il che mi dava l’idea che Rambo fosse cattolico da parte di padre e seguisse la fede Navajo da parte di madre. Aggiunsi un elemento dello Zen buddhista che decisi Rambo avesse appreso da soldati Montagnard nel plotone con lui, in Vietnam, e il personaggio iniziava ad avere più dimensioni di ciò che traspariva dal copione.
Inoltre la sceneggiatura diceva che la città natale di Rambo era Bowie, Arizona. Nel mio romanzo era qualche posto del Colorado. Ma va bene, Rambo può essersi spostato quand’era ragazzino, così potevo gestire la connessione con l’Arizona. Nell’adattamento filmico di Primo sangue il copione dava a Rambo il nome di battesimo John (come nella canzone della Guerra civile “When Johnnie Comes Marching Home”), quando in realtà nel romanzo non veniva mai citato il nome – mi piaceva l’idea di un nome unico che aveva il suono della forza. Ma va bene, potevo gestire anche quello. (Non ho idea per cosa stia la J. che gli sceneggiatori di Rambo hanno inventato per il nome.)
Scrissi come un matto: venticinque pagine al giorno. Qualsiasi scrittore vi dirà che è un numero enorme di pagine. Giorno dopo giorno, subito dopo aver finito di insegnare all’università, correvo a casa alla mia scrivania. A malapena potevo permettermi di dormire.
Non che stessi facendo le funzioni di una macchina fotocopiatrice. Per fondere il copione di Cameron con quello molto differente usato per le riprese avevo bisogno di riscriverli entrambi. Allo stesso tempo, avevo bisogno di inventare ogni tipo di passaggio intermedio, come le implicazioni del ritorno di Rambo al campo di prigionia da cui era scappato. Aggiunsi la storia controversa delle Forze Speciali nella Guerra del Vietnam, specialmente del quasi ammutinamento del 1968 a cui mi riferisco all’inizio del libro. Creai molte scene aggiuntive, come la salita di Rambo attraverso il burrone di scheletri e la sua immersione in una pozza di slime.
La pozza di slime mi fece rendere conto che il libro poteva essere diviso in parti che potevano essere intitolate riferendosi alle ambientazioni: La cava, La tana del lupo, Il compound, La fossa, La pozza di slime e via dicendo. La relazione tra Rambo e la guida locale, Co, era a malapena citata nei copioni, quindi la elaborai io. Tolsi alcuni passaggi problematici, come la scena in cui Rambo spara un missile da sotto un elicottero abbattuto: il ritorno di fiamma dell’arma avrebbe incenerito i prigionieri dietro di lui. Sostituii il lanciamissili con una mitragliatrice Gatling nota come “the dragon”, che era in alcune scene del copione di Cameron. Trasformai “the dragon” in una delle armi principali del libro, con l’implicazione che il nome avesse a che vedere con la passione primaria di Rambo per l’arco.
«Sto ricevendo rapporti per cui ha ucciso otto nemici con arco e frecce», dice un operatore radiofonico ai suoi superiori (utilizzando un dialogo che non è nei copioni). «Dopo di che ha accoltellato un russo. Ha strangolato un vietnamita con una liana, ne ha strangolato un altro con la corda del suo arco, ha impalato un russo con una lancia, ha costruito una specie di catapulta e ha fracassato il cranio di un russo con un sasso.»
«Lance e fionde», commenta Trautman. «Non è ciò in cui è il migliore?»
Aggiunsi un riferimento tropicale al Nicaragua. Oggi potrebbe creare confusione. Nicaragua? Che c’entra? Nel 1985, quando il libro è uscito, il riferimento aveva senso. I ribelli stavano combattendo una guerra civile contro il regime comunista di Nicaragua. Gli Stati Uniti stavano segretamente aiutando i ribelli, noti come Contras. Uno grande scandalo su come gli aiuti fossero distribuiti (attraverso l’Iran) fece tremare la presidenza di Ronald Reagan. C’era chi temeva che gli Stati Uniti stessero per entrare in una nuova versione della guerra del Vietnam. Questo è lo sfondo, e nel 1985 non c’era bisogno di queste spiegazioni.
Alla fine, dopo la mia scrittura furiosa, il libro era composto da un terzo del copione del film, un terzo del copione di Cameron e un terzo di mie invenzioni. Ma il tutto era messo insieme da uno stile che ho dovuto comunque creare io, per amalgamare le varie fonti. Fidatevi: i copioni non hanno stile. La sfida tecnica mi ha ossessionato.
Forse la sfida tecnica più grande era quella che andava affrontata prima di iniziare il progetto. Se avete familiarità con Rambo esclusivamente tramite i film, magari vi conviene saltare un paio di paragrafi, perché sto per raccontare un segreto rigaurdo al mio romanzo.
Pronti?
Va bene, ecco lo spoiler: Rambo muore alla fine di Primo sangue. Il colonnello Trautman lo uccide. Rambo muore anche nella prima versione del film: si suicida utilizzando una pistola, lasciando intendere che invece Trautman l’avrebbe aiutato. Ma quando questa versione venne proiettata davanti ad un pubblico di Las Vegas, a momenti gli spettatori insorgevano, spingendo i produttori a tornare ad Hope, British Columbia, dove avevano girato il film, e creare un nuovo finale. Non c’era mai stata l’idea di un seguito. I produttori semplicemente volevamo un film che piacesse a più pubblico possibile, e visto che il protagonista era molto differente da quello del mio romanzo, il finale diverso ci stava.
Il punto è che Rambo muore alla fine del mio libro: come diavolo posso resuscitarlo per Rambo 2? Non avevo certo intenzione di offendere il mio primo romanzo facendo iniziare questo con qualche sorta di falsa spiegazione di come Trautman non avesse in realtà ucciso Rambo, alla fine, e che magari era stata solo un’illusione ottica o che Rambo era stato solo ferito lievemente. Quel tizio era morto.
Dunque avrei dovuto ignorare il problema? La domanda mi paralizzava. Ed è allora che incrociai la strada di un mio amico scrittore, Max Allan Collins, che ha scritto Era mio padre ed alcuni romanzi postumi su soggetti di Mickey Spillane.
Questa conversazione si è svolta in una libreria di Iowa City.
«Come va david? Sembra ci sia qualcosa che ti preoccupa.»
«Sto pensando a come scrivere la più creativa novelization di sempre. Ma c’è un problema che mi blocca.»
Max ha scritto parecchie novelization, quindi la cosa lo interessava. «Dimmi del problema.»
Lo feci.
Lui guardò il soffitto. Poi guardò il pavimento.
Poi mi fissò. «Semplice. Di’ la verità. Aggiungi una nota in cui spieghi che “Nel mio romanzo Rambo muore. Nei film, vive”.»
Era una idea semplice e geniale.
Il libro non solo ha esteso l’idea di cosa una novelization possa essere, ma è stato anche uno dei pochi libri di questo genere a diventare un bestseller, rimanendo sei settimane nella lista del “The New York Times”. Nel 1991 andò fuori catalogo, comunque, e non feci alcuno sforzo per ristamparlo, per via di quella cosa del “Rambo-è-morto-ma-ora-è-vivo”.
Recentemente, però, il libro è stato citato in una conversazione con degli amici. Ho dato un’altra occhiata a Rambo 2 e mi sono divertito a rileggerlo. Il tema dello Zen. Le numerose religioni di Rambo. La storia del tiro con l’arco. La sua reazione nel tornare nel campo di prigionia da cui era fuggito. La relazione padre-figlio tra Rambo e Trautman. Questi e molti altri elementi che ho aggiunto ai due copioni, molto differenti tra loro, mi fece sorridere.
Dopo tutti questi anni è stato bello ritrovare Rambo di nuovo.

L’incipit:

Con profonda gioia, immerso nella purezza senza tempo di un perfetto momento Zen, Rambo vibrò da dietro le spalle la pesante mazza. Tuttavia ne ignorò il peso, godendosi la serenità della curva descritta dalla mazza che passava allo zenit sopra la sua spalla. Caricando il colpo con tutta la forza del suo spirito, vibrò una gran martellata al cuneo d’acciaio che aveva piantato nella seducente, bella (poiché esisteva) roccia bianca. Ogni sua rugosità, ogni sua macchia splendeva con la massima vivezza davanti ai suoi occhi. E, col sonante impatto di metallo contro metallo, la roccia si disintegrò, i frammenti partirono da tutte le parti come schegge di shrapnel, mentre finalmente il cuneo cadeva libero…
Libero. Si irrigidì e scacciò la parola che gli era insidiosamente venuta in mente.
No.
Scosse la testa.
Non doveva pensare alla libertà.
Non doveva pensarci proprio.
Doveva soltanto
agire.
Una goccia di sudore, una delle tante che gli stillavano dalla fronte, piovve giù scintillando, disintegrandosi sul cuneo d’acciaio come già la roccia. I suoi frammenti che brillavano al sole gli ricordarono di nuovo…
Shrapnel. Razzi sparati dalle navi. Trappole esplosive. Bombe Claymore. Granate. La giungla che esplodeva. Urla. Sangue…
Non pensare.
Se vuoi sopravvivere, bada solo a
fare.
Applicò il cuneo a un’altra roccia, tornò a levar la mazza e la vibrò con fiera concentrazione.
Ancora!
E poi ancora!
E poi…!
Tutt’attorno a lui echeggiavano gli stessi sonanti colpi di metallo contro metallo, acuti, laceranti, per tutta la vasta e profonda cava. Dalle rocce arroventate dal sole si alzavano onde di calore. Gli uomini con indosso le lacere divise della prigione, una gran «P» sulla schiena delle camicie intrise di sudore, alzavano le mazze, inspiravano barcollando sotto il peso, e di nuovo giù! di nuovo giù! contro il cuneo di ferro che spaccava i sassi.
Ma non sapevano il segreto, pensò Rambo. Di notte gemevano, lagnandosi del proprio destino, compatendosi per la dura sorte che gli era toccata.
Non sapevano che nulla importava. Nulla.
Tranne sopravvivere.
L’esistenza in se stessa.
Perfino il dolore poteva essere magnifico. Se mettevi la mente nella prospettiva giusta. Se chiudevi la porta al passato e al futuro e ti costringevi a concentrarti sulla vividezza del presente, anche se al momento era pieno di dolore.
Coi muscoli che gli dolevano, guardò i sorveglianti che col viso stolido e impassibile non perdevano di vista alcun movimento dei prigionieri, da lontano, imbracciando doppiette caricate a pallettoni o carabine Springfield dal mirino telescopico.
Non lasciarti abbattere da questi bastardi.
A volte, mentre calava il martello, sentendo i muscoli duri e gonfi assorbire l’impatto col cuneo, tornava a pensare alla violenza che l’aveva condotto lì. La cittadina. Il poliziotto. Sì, Teasle. Perché non aveva ceduto, quel figlio di puttana?
Un angolino della sua mente ribatté:
E perché non hai ceduto tu?
Ero nel mio diritto.
Di far che?
Ciò che mi pareva nel paese per cui ho combattuto sacrificando la mia anima.
Devi ammettere che potevi sembrargli ben strano.
Perché dormivo nei boschi? Perché non mi facevo la barba e avevo i capelli lunghi? Non facevo male a nessuno. Non aveva nessuna ragione di prendersela con me.
Ma potevi spiegargli. Devi ammettere che avevi l’aria del vagabondo. Ammettilo. Non avevi un lavoro.
Un lavoro? E chi mi avrebbe assunto? Sapevo fare una cosa sola, quella che mi avevano insegnato. Nel Vietnam mi affidavano equipaggiamenti da miliardi. Elicotteri, barche armate. Qua non riuscivo nemmeno a trovare un lavoro da guardamacchine. Gesù.
Tirò una gran martellata al cuneo, infuriato.
Teasle. Continuava a provocarmi. Mi ha arrestato. Ha ordinato ai suoi uomini di radermi. Come quel bastardo di un nord-vietnamita che mi ha lasciato col coltello questi
souvenirs sul petto e sulla schiena.
Così hai perso il controllo di te stesso.
Mi sono difeso!
Sei scappato dalla cella e hai scagliato l’inferno addosso a quella squadra di armati che t’inseguiva in montagna. Non avevano la minima speranza contro di te. Hai messo un paese a ferro e fuoco. E pensa a quello che hai fatto a quel poliziotto. E adesso…
Rambo annuì, fremendo. Il suo momento Zen era totalmente svaporato. Alzò il mazzapicchio con furia cieca, deciso a distruggere, annichilire l’ennesima roccia.
E adesso pagava, pagava per la guerra che aveva combattuto. Sicuro, mi hanno ben addestrato. E com’erano contenti di mandarmi laggiù.
Ma come potevano pensare che dimenticassi tutto? Perché non si sono dati pena di de-condizionarmi?
Forse non è possibile. Forse sei diventato uno straniero in patria.
Dopo sei mesi in un campo di prigionia nordvietnamita? Straniero in patria? Sì, meglio che ti rassegni. Dopotutto l’unico posto dove non ti senti straniero è l’inferno.
Come adesso. Una galera dopo l’altra.
Ma stavolta in America. La patria degli eroi. La terra dei liberi.
Se solo quel poliziotto avesse…
Avesse cosa?
Anche soltanto chiesto come me la passavo.

L’autore (in traduzione esclusiva):

David Morrell è il premiato autore di Primo sangue, il romanzo del 1972 che ha dato vita a Rambo. I suoi altri lavori includono Testament [inedito], Mexico! [“I Grandi Autori Western” n. 6, La Frontiera 1980], Il totem [Nord 1995], Blood Oath [inedito] e i suoi bestseller recenti Rambo 2, La Confraternita della Rosa [Rizzoli 1987], The Fraternity of the Stone [inedito] e The League of Night and Fog [inedito]. Fra i suoi numerosi racconti, “Dead Image” e “The Hundred-Year Christmas” sono stati nominati per il World Fantasy Award. La sua narrativa è caratterizzata da una prosa forte e vivida, oltre ad una narrazione intensa e coinvolgente.
Si è laureato alla National Outdoor Leadership School di Lander, Wyoming. Ha un Dottorato di ricerca in letteratura americana preso alla Pennsylvania State University e dal 1970 al 1976 è stato professore del dipartimento di inglese all’Università dell’Iowa. Ha dato le dimissioni per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, ma gli manca avere una classe, e ancora si descrive come «un professore di buone maniere con visioni sanguinarie».
Con moglie e figlia vive ad Iowa City: un buon posto dove nascondersi e continuare a ticchettare sulla tastiera.

L.

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