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Il 25 maggio 1988 esce nei cinema americani Rambo III di Peter MacDonald: lo stesso mese la newyorkese Jove Books (Berkley Publishing Group) presenta regolarmente la novelization.
A scriverla è di nuovo David Morrell, che da autore si è trasformato in semplice novellizzatore delle avventure del proprio personaggio, scritte da altri. (Stavolta la storia è firmata anche da Sheldon Lettich, futuro grande autore dei film di Jean-Claude Van Damme.)

Il libro è dedicato a Matthew Morrell, figlio dell’autore che all’età di 16 anni ha perso la battaglia contro una forma aggressiva di cancro alle ossa. Per un crudele gioco del destino, la vita di Matthew (1971-1987) segue quella di Rambo: figlio letterario che David Morrell non è riuscito a salvare da Hollywood…

Il romanzo è inedito in Italia, tutto ciò che segue è tradotto da me.

Questo post rientra nell’iniziativa “Un blogtour che non te lo sogni neppure“.

La scheda di Uruk:

Rambo III (1988) di David Morrell [maggio 1988]
– dalla sceneggiatura di Sylvester Stallone e Sheldon Lettich

La trama:

John Rambo. Il più pericoloso uomo vivente. Il suo Paese l’ha chiamato di nuovo, questa volta per una missione che non accetterà. Vivendo in esilio, lontano da casa, ha tagliato i ponti con la gloria e il sangue della guerra.
Ora, il suo ufficiale comandate, il colonnello Trautman, l’unico uomo di cui Rambo si fidi, è nei guai. Nella missione a cui avrebbe dovuto partecipare Rambo è stato catturato dalle truppe sovietiche sul confine afghano.
Per John Rambo è una chiamata alle armi. Ed un invito a tornare all’inferno…

Nota dell’autore, in traduzione esclusiva:

Nel mio romanzo Primo sangue, Rambo è morto. Nei film, continua a vivere.

Grazie ad Andy Vajna, Mario Kassar e la loro squadra alla Carolco Productions (con una menzione particolare a Jeanne Joe, Xochitl Contis, Stephanie Pond-Smith, Tom Gray, Roland Neveu e Yonny Lucas per aver velocizzato le mie ricerche su questo progetto.)
Il coltello utilizzato in Rambo III è stato creato da Gil Hibben, P.O. Box 24213, Louisville, Kentucky 40224: trecentocinquanta esemplari firmati e numerati sono stati venduti a collezionisti. È comunque disponibile un numero imprecisato di copie differenti.
L’arco e le frecce di Rambo III, versioni modificate di quelle utilizzate in Rambo 2, sono state create da Hoyt/Easton Archery, 605 North Challenger Road, Salt Lake City, Utah 84116. Grazie a Joe Johnston per avermi insegnato il loro complicato uso.

L’introduzione dell’autore, in traduzione esclusiva:

Se avete già letto la mia introduzione a Rambo 2 saltate pure un paio di paragrafi, mentre ripeto alcune cose.
[…]
Nella mia introduzione a Rambo 2 ho raccontato la storia del dramma dietro le quinte del libro e com’è uscito fuori essere la più inusuale novelization mai pubblicata, ma forse ho parlato troppo presto. Ora che ci penso, è la mia novelization di Rambo III quella più inusuale del suo genere.
Ecco cosa è successo.
Rambo 2 è uscito in sala il Memorial Day del 1985 ed ha creato una mania internazionale sul personaggio. Non sto esagerando. Quell’estate Rambo era ovunque nel mondo. Il film stracciò ogni record al botteghino. L’interesse per il personaggio fu tale che la mia novelization non solo fu un bestseller del “New York Times” ma venne anche pubblicata a puntate su quotidiani come il “New York Post” e il “Boston Herald”.
La Carolco Pictures immediatamente mise in cantiere l’idea di un terzo film. Con una decisione atipica mi ingaggiarono per scrivere la sceneggiatura (non ho nulla a che vedere con il secondo film: gli autori del materiale originale non sono quasi mai consultati). Per due giorni mi sono visto con Andrew Vajna e Mario Kassar, i comproprietari della Carolco, insieme con il loro supervisore di produzione, Buzz Feitshans. Avevano idee ben precise sul soggetto (che doveva parlare di ostaggi) e sull’ambientazione geografica (che volevano fosse il Centro America, zona molto instabile all’epoca). Suggerii qualche idee e questo è il soggetto su cui convenimmo.
Il colonnello Trautman è ingaggiato per dare assistenza militare ad un Paese latino-americano, amico degli Stati Uniti e minacciato dai rivoluzionari. Visto che le cose sono calme, al momento, la moglie e la figlia di Trautman lo accompagnano, con l’assicurazione dell’Ambasciata americana che saranno scortate in varie località turistiche: ma i ribelli prendono d’assalto l’ambasciata. La moglie e la figlia di Trautman sono catturate mentre il colonnello rimane ferito nel tentativo di risolvere la situazione.
Intanto Rambo, negli Stati Uniti, lo vediamo sul tetto di un edificio in costruzione. In Rambo 2 gli sceneggiatori avevano deciso che il personaggio fosse in parte nativo americano (il mio romanzo originale non lo riportava). Alcuni nativi americani sono noti per la loro capacità di rimanere in equilibrio anche a grandi altezze, tanto da essere chiamati da imprese di costruzioni specializzate in palazzi. Pensai che sarebbe stato un modo interessante di introdurre il personaggio, in cima ad una città immensa, a guardare l’orizzonte, in mezzo alla solitudine che bramava.
Quando Rambo scende al suolo, sente la notizia dell’ambasciata e scopre che la moglie e la figlia di Trautman sono prese ostaggio. La chiave del personaggio di Rambo è che lui odia ciò che è e la violenza di cui è capace. Niente può spingerlo a tornare alla violenza se non la lealtà verso l’uomo che considera come un padre. Nel mio romanzo Primo sangue scopriamo che il padre biologico di Rambo picchiava la madre. Nella mia novelization del secondo film ho aggiunto dettagli per cui, dopo la morte della madre, Rambo è entrato nell’esercito, volontario per le Forze Speciali, ed ha attratto l’attenzione di Trautman. Loro due hanno sviluppato una relazione estremamente complessa. Trautman è il padre che lui vorrebbe aver avuto.
Il copione poi raccontava la determinazione di Rambo nel recuperare la famiglia di Trautman. Dopo che i ribelli trasferiscono gli ostaggi dall’ambasciata alla loro base nella giungla, c’è la scena drammatica in alcune misteriose rovine Maya con un’intensa scena d’azione in cui Rambo affronta fiumi burrascosi per inseguire i ribelli. Per me, il punto focale della sceneggiatura consisteva nel salvataggio al cardiopalma della moglie di Trautman, che dimostrava d’essere la moglie di un colonnello. Il marito le aveva insegnato l’uso delle armi automatiche e in una scena lei e Rambo, fianco a fianco, sparano al nemico mentre delle esplosioni li circondano. I ribelli minacciano la figlia e lei vuole salvarla.
Era un’idea insolita per gli inizi del 1986. È vero, sette anni prima l’Alien di Ridley Scott mostrava Sigourney Weaver in un ruolo femminile d’azione, ma quella era un’eccezione. James Cameron e i suoi Aliens e Terminator 2 dovevano ancora uscire, con le loro eroine che dimostravano la loro bravura. Quando i produttori di Rambo lessero il mio copione, avevano molti dubbi sul mostrare una donna con una mitragliatrice. In particolare temevano la reazione del pubblico asiatico, in Paesi dove le donne per tradizione avevano ruoli sottomessi.
Avendo consegnato il copione, tornai al mio romanzo, The League of Night and Fog. Passò il tempo. Ne passò parecchio. Per i produttori gli scrittori sono all’ultimo posto nella lista delle persone da tenere informate, quindi non credetti fosse inusuale non ricevere alcun messaggio dalla Carolco. Finalmente, un anno dopo, nel 1987, sentii che stavano per iniziare le riprese di Rambo III.
Ottimo, pensai.
Un dettaglio però mi lasciava interdetto. I produttori avevano previsto di girare il mio copione in Giamaica, fingendo fosse l’America centrale: gli annunci invece ora parlavano di location in Israele.
Strano, mi dissi. Israele non ha una giungla.
Invece ha deserti e montagne che potevano andare bene per ricreare il panorama dell’Afghanistan, che scoprii essere lo sfondo del nuovo film. La mia sorpresa fu addolcita dallo scoprire che è pratica usuale per una casa cinematografica avere differenti film in lavorazione allo stesso tempo. Solo perché la Carolco mi aveva ingaggiato per scrivere un copione non significava che qualche altro scrittore non fosse stato assunto per altri copioni. Uno di questi, uscì fuori, era scritto insieme a Sylvester Stallone.
Quando chiesi ai produttori cosa stesse succedendo, mi spiegarono che pensavano come un film ambientato nel deserto servisse a dare un po’ di varietà alla saga, dopo la foresta e la giungla dei primi due film. L’Afghanistan era la principale zona di guerra, dove i sovietici invasori combattevano le tribù ribelli da anni. Con una considerevole copertura mediatica e una controversa partecipazione americana nella guerra, era un soggetto molto più scottante che il Centro America.
Come per Rambo 2, i produttori volevano una novelization per la campagna pubblicitaria, e visto che io ero l’unico autore a poter legalmente scrivere libri su Rambo, di nuovo mi chiesero di farla. Questa volta non ci misi tanto a prendere una decisione: avevo adorato inventare nuovi aspetti del carattere di Rambo nella precedente novelization e volevo ripetere l’esperienza, aggiungendo nuovi tratti che avevo studiato per il copione che non era stato preso in considerazione.
Ma il materiale che i produttori mi avrebbero mandato sarebbe bastato per un libro?
Ecco il soggetto.
Dopo il calvario di aver combattuto di nuovo in Vietnam, Rambo si rifugia in un monastero buddhista in Thailandia. Trautman lo raggiunge, gli chiede aiuto per una missione sul confine afghano. Rambo rifiuta. Trautman è preso prigioniero dai sovietici. Distrutto dal senso di colpa, Rambo va a salvarlo.
Al momento era questa la trama del nuovo film. Ma c’era dell’altro.
Rambo unisce le forze con una tribù afghana e incontra una dottoressa tedesca di 45 anni, che si prende cura dei bambini vittime della guerra. Il suo nome Michelle. Non c’è alcun accenno di tenero fra i due. La loro relazione è quella di due veterani di guerra, che si rispettano l’un l’altro. Dopo che Rambo salva Trautman dalla fortezza sovietica, il nemico usa ogni carro armato ed arma per colpirli, costringendo gli abitanti locali a fuggire. In questa situazione, Rambo, Trautman, Michelle e i locali si aprono la loro via di fuga in Pakistan.
Il soggetto era così grosso che alcuni membri della squadra dei produttori ribattezzarono il film “Rambo d’Arabia”. Avevo molto su cui lavorare, compresa la possibilità di sviluppare paralleli tra la guerra russo-afghana e quella del Vietnam. Il copione ritraeva gli ufficiali sovietici come semplici cattivi, ma decisi di renderli più simpatetici, rendendoli controparti di Rambo, tutti danneggiati dalle rispettive guerre.
Dopo aver scritto venti pagine, ricevetti un secondo copione, in cui il ruolo di Michelle e dei suoi bambini era stato ridotto.
Scrissi altre venti pagine e ricevetti un terzo copione: Michelle e i bambini ora avevano un ruolo ancora minore.
Continuai a scrivere. Arrivò un quarto copione. Michelle e i bambini erano andati, e una splendida sequenza di tempesta di sabbia era scomparsa, così come una scena drammatica in cui i ribelli a cavallo legano Rambo e corrono in diverse direzioni, cercando di squartarlo.
Arrivò un quinto copione. Poi un sesto. Un decimo. Un dodicesimo. La pila sulla mia scrivania cresceva. Man mano che procedeva nelle versioni il soggetto diventava sempre più semplice fino quasi all’essenziale… Trautman è catturato, Rambo cerca di salvarlo e fallisce. Rambo cerca di salvarlo e ha successo. Il terzo atto è in pratica la ripetizione del secondo, ad eccezione del risultato.
Telefonai ai produttori e chiesi solo quanti altri copioni pensavano di mandarmi.
«Non ne siamo sicuri», risposero. «Il budget va rifinito. Stallone vuole fare altre riscritture.»
«Non posso scrivere una novelization fedele al film se continuo a ricevere copioni diversi ogni settimana: ogni volta devo ricominciare daccapo.»
«Devi rimanere fedele al film, la novelization è parte della campagna pubblicitaria.»
«Allora lasciatemi usare il primo copione: ho scritto già molte pagine riferite a quello. Il libro e il film non saranno uguali ma il soggetto è lo stesso.»
Con mio sollievo, i produttori capirono il problema ed accettarono. Con maggiore libertà di quanto qualsiasi novellizzatore abbia mai avuto, tornai alla scrittura. Il libro alla fine è diverso dal primo copione tanto quanto quello è diverso dal film completato.
Una crisi familiare ha reso la scrittura una distrazione bene accetta. Alcuni mesi prima mio figlio sedicenne, Matthew, tornò da scuola con un forte dolore al petto. All’inizio pensammo ad uno strappo muscolare, ma visto che il dolore persisteva io e mia moglie lo portammo dal dottore, che curò Matthew per la pleurite: un’infiammazione delle membrane che circondano i polmoni. La diagnosi risultò errata. Quando il dolore peggiorò, Matthew fu sottoposto a raggi X e questi rivelarono un tumore grande quanto un grappolo d’uva che cresceva fra le sue costole.
A metà della novelization Matthew ormai passava ogni terza settimana del mese in ospedale, dove subiva un ciclo di chemioterapia per un raro cancro noto come Sarcoma Ewing. Ogni giorno, dopo averlo visitato, tornavo a casa e continuavo a scrivere. Quando gli fu permesso di tornare a casa, io, mia moglie e mia figlia stavamo con lui mentre rimaneva a letto, a pezzi. Dopo che si addormentava, tornavo alle avventure di Rambo in Afghanistan. Smettere di fare ciò che facevo ogni giorno da anni avrebbe dato a Matthew un terribile segnale, cioè che avevo perso la speranza.
In verità la paura dominava le mie emozioni e alla fine occupò ogni mio pensiero. Forse è per questo che diedi al libro la sua impostazione. Nella precedente novelization presentai Rambo che spaccava pietre in una cava-prigione mentre meditava sul buddhismo Zen, che aveva imparato da un tribale Montagnard che aveva aiutato l’unità di Rambo durante la guerra del Vietnam. Nello stesso modo iniziai Rambo III con lui che stringe un arco Zen mentre medita sulle quattro verità del Buddha, la prima delle quali lui capisce sin troppo bene: la vita è sofferenza. Anche la mia famiglia – e di certo Matthew, che morì poco dopo che avevo completato il libro – capì quella verità. (Ho scritto un memoriale sulla questione, intitolato Fireflies.)
La vita è sofferenza.
In queste circostanze non è sorprendente che ci siano preminenti figure religiose nel libro. In Rambo II il lettore impara che Rambo ha tre fedi che gli provengono dal suo complicato passato: il cattolicesimo (da suo padre italiano), la religione Navajo (dalla madre nativa americana) e il buddhismo. Ora, in Afghanistan, un Paese musulmano, impara l’islam. Durante le mie ricerche, rimasi affascinato dalla visione musulmana della fede, così decisi che sarebbe stato quello il tema del libro. Come poteva Rambo, che odiava se stesso, trovare il suo destino?
Rambo III fu distribuito il fine settimana del Memorial Day del 1988. Quasi nello stesso momento i sovietici si ritiravano dall’Afghanistan. Forse sapevano che Rambo stava arrivando. Con un soggetto quindi ormai datato, la reazione al film non fu così forte come sarebbe stata se fosse stato ambientato (come inizialmente pianificato) nel Centro America, dove la regione rimaneva problematica. Ironicamente, quasi un quarto di secolo dopo l’Afghanistan è di nuovo una zona di guerra, e il soggetto è di nuovo attuale.
Sebbene il suo tema non arrivasse più dalle prime pagine dei giornali, Rambo III attirò folle entusiaste. Il suo incasso fu una cifra rispettabile anche per gli standard attuali: 189 milioni. Se fosse stato solo per quello il film sarebbe stato considerato un successo al botteghino. Ma il budget era di 67 milioni di dollari. Preparando un profilo per la rivista “Playboy”, passai una settimana sul set in Israele, vicino Eilat, e fui stupito dalla produzione. Centinaia di comparse su cammelli che si affollavano all’orizzonte come mai avevo visto. Numerose nazionali con diverse lingue rendevano difficoltosa l’organizzazione, e richiedeva lunga preparazione per ogni girato. I cuochi dovevano preparare molti tipi diversi di cibi, prestando grande attenzione alle varie diete religiose di ebrei e musulmani. Il caldo del deserto era così intenso che alcuni membri della troupe avevano come unico lavoro quello di assicurarsi che tutti fossero provvisti d’acqua.
Considerando tutto questo, mi sorprese che il film alla fine non fosse costato molto più di 67 milioni. Visto che cinema, distributori e spese pubblicitarie dovevano essere pagate, il punto in cui di solito iniziavano i profitti era considerato tre o quattro volte dopo i costi di produzione. Quindi diciamo che i profitti sarebbero iniziati dopo i 220 milioni di incasso. Ma i milioni erano stati solo 189. Ecco perché Rambo III appare spesso nelle liste dei film costosi che hanno perso soldi malgrado abbiano incassato bene al cinema.
La Carolco Pictures ha avuto molti successi: Total Recall, Terminator 2 e Basic Instinct, oltre ai film di Rambo. Ma ha anche prodotto titoli di cui potreste non aver sentito parlare: Air America, Le montagne della Luna e l’eccellente biografia di Charlie Chaplin con Robert Downey jr., diretta da Richard Attenborough. Alla fine le perdite superarono i profitti. L’ultimo film della Carolco fu Corsari. Un film di pirati con Geena Davis e diretto dall’allora suo marito Renny Harlin, con un budget di 98 milioni di dollari ed un incasso al botteghino di soli 10. Nel 1995, tredici anni dopo l’uscita di Rambo, la casa ha dichiarato bancarotta.
In una vendita all’asta, i diritti per i futuri film di Rambo sono stati acquisiti dalla Miramax. Questo mi ha seccato. Una compagnia nota per film artistici come Il paziente inglese ora possedeva Rambo. Nel 1997 ricevetti una telefonata da un produttore della Miramax. Dopo avermi spiegato che stavano avendo problemi con lo sviluppo di un nuovo film di Rambo, mi chiese se volessi volare a New York per un incontro in cui parlare del personaggio. Accettai con piacere. Uno dei famosi fratelli Weinstein (non riesco a ricordare quale dei due, se Harvey o Bob) faceva parte del gruppo che incontrai, e la ragione dei loro problemi divenne ben presto chiara. Avevano frainteso il personaggio e consideravano Rambo come un mercenario al soldo del miglior offerente. In effetti, è esattamente l’opposto. Come mostrato nei film, Rambo è riluttante allo scontro e ha bisogno di un motivo più che valido prima di accettare di tornare in azione, e certamente non lo farebbe mai per mero profitto. Nel mio romanzo Primo sangue le sue emozioni erano anche più estreme, una combinazione di rabbia ed odio per ciò che aveva scoperto di saper fare.
La Miramax mi chiese di preparare una documentazione completa che delineasse il carattere di Rambo. Come spesso accade nel mondo del cinema, l’attenzione della casa venne subito spostata altrove, e all’incirca nel 2005 vendettero i diritti del film alla Millennium, la casa che distribuì il quarto film, il cui titolo – Rambo – può creare confusione nelle persone che credono fosse il titolo anche del primo film. Prima di girare, Sylvester Stallone mi telefonò e mi disse che, in retrospettiva, pensava che il secondo e il terzo film avessero troppo esaltato la violenza e pensava di tornare al personaggio come lo avevo immaginato io nel romanzo: rabbia per la propria capacità di uccidere, consumato dall’auto-disistima. Per gran parte del quarto film Rambo continua a lavarsi le mani o altro rimanendo sotto la pioggia, cercando di chiarirsi. In un sorprendente monologo, Rambo ad un certo punto dice a se stesso: «Ammettilo, non hai ucciso per il tuo Paese: hai ucciso per te stesso, e per questo Dio non ti perdonerà mai.»
Mi viene spesso chiesto perché non abbia scritto una novelization del quarto film. La risposta è che nel 2008, data della sua uscita al cinema, il mondo dei libri è drasticamente cambiato. Come ho spiegato all’inizio di questa introduzione, le novelization divennero popolari perché, prima dei DVD e dello streaming, la gente che voleva godersi film popolari non aveva modo di rivederli una volta completata la loro vita cinematografica. Per rivivere la storia, i fan avevano bisogno di leggere una novelization. Ma in questi tempi, quasi ogni film è disponibile per essere visto. Visto che non c’è più bisogno delle novelization, gli editori non sono interessati nel produrne.
È stato divertente rivisitare un libro che ho scritto così tanti anni fa. Mentre ciò che state per leggere è basato su una sceneggiatura di altri autori, ho cambiato, espanso, integrato e interpretato così tanto che alla fine la storia è in gran parte mia. Ci sono aspetti di Rambo qui che non esistono in nessuno dei film. La novelization di Rambo III mostra il soggetto e il tema che il film avrebbe dovuto avere.

L’incipit, in traduzione esclusiva:

«La lotta spirituale è tanto brutale
quanto la battaglia tra uomini»
Rimbaud,
Una stagione all’inferno (1873)

1

La vita è sofferenza.
Mentre meditava sulla prima delle Quattro Verità del Buddha, Rambo afferrò il magnifico arco antico di bamboo. Lo tenne basso contro il fianco sinistro, chiuse gli occhi, inspirò ed espirò, tentando di domare la propria anima in tumulto. Gli addominali si contrassero, il suo petto potente si espanse. Gli alti tetti del monastero buddhista a Bangkok, Thailandia, scomparirono dalla sua mente così come dai suoi occhi chiusi. Le guglie dorate decorate del tempio non esistevano più, così come il bagliore del tramonto che si riflette sulle piastrelle e sul marmo.
Ma gli altri sensi rimanevano attivi. Campanelli tintinnarono al vento. L’incenso bruciava e rilasciava la sua fragranza. L’arco dava una sensazione di forte solidità. Afflitto dalla propria incapacità ad annullare le distrazioni, aprì gli occhi e si concentrò sull’essere da solo davanti al suo obiettivo.
Si trattava di un quadratino di legno di quindici centimetri incuneato in un fitto fascio di paglia e posto davanti ad una parete di mattoni, dall’altra parte del cortile, a circa trenta metri di distanza. Rambo fissò il quadrato di legno finché sembrò allargarsi ed avvicinarglisi, riempiendo la visione dei suoi occhi. Non sentiva più le campanelle al vento, né avvertiva più l’odore dell’incenso, né la pesantezza dell’arco. Le guglie del monastero, il tramonto, i monaci buddhisti e le loro preghiere serali, tutto aveva semplicemente cessato di esistere. C’era solo il bersaglio. E l’anima angosciata di Rambo.
Tutta la vita è sofferenza, ha insegnato il Buddha.
Rambo aveva imparato bene la lezione. Il dedalo di cicatrici che ricopriva la sua schiena e il suo petto, il segno frastagliato che aveva sul bicipite destro, quella sopra lo zigomo sinistro e molte altre – la conseguenza di baionette, proiettili, coltelli, filo spinato, fiamme e shrapnel – erano un’ampia prova della verità del Buddha.
La vita è dolore.
Mentre fissava il bersaglio ricordava il Vietnam… il caldo, gli insetti e le sanguisughe nella giungla… gli scontri a fuoco senza fine… il caos infinito di pallottole, mortaretti, mine e granate, con sangue sprizzante e corpi dilaniati.
Ripensò alla sua cattura, a sei mesi di torture, alla sua fuga agonizzante. Ma una guerra ne aveva sostituita un’altra.
In America.
Quel poliziotto! Perché non l’ha lasciato in pace? Tutto ciò che voleva era solo ciò di cui aveva diritto, la libertà di andare dove voleva, di fare ciò che voleva, finché non avesse disturbato qualcun altro. Perché l’aveva messo così sotto pressione?
Ma tu hai subìto molta più pressione.
Non ho avuto scelta!
All’inizio ce l’avevi. Potevi fare ciò che quel poliziotto ti ordinava. Avresti potuto andartene.
È per questo che ho combattuto in Vietnam? Per essere scacciato una volta tornato a casa? Avevo i miei diritti!
Puoi scometterci. E di sicuro hai insegnato a quel poliziotto a non scherzare con i tuoi diritti. Ma la questione è: dopo che gli hai distrutto la città, che diritti ti sono rimasti una volta che ti hanno sbattuto in prigione? Il diritto di spaccare pietre in una cava? Di avvertire le mura della tua cella incombere su di te? Se il colonnello non avesse mantenuto la promessa di tirarti fuori…
Il colonnello. Sì. Rambo sorrise. Il colonnello. Trautman, che l’aveva addestrato, che l’aveva guidato in Vietnam, che era come un padre per lui.
L’unico uomo di cui Rambo si fidava.
Grazie all’intervento di Trautman con le autorità Rambo aveva potuto riavere la propria libertà accettando di tornare all’inferno, di ritornare in Vietnam e nel campo di prigionia dov’era stato torturato, per recuperare dei soldati americani tenuti ancora lì prigionieri. La sua missione era stata un successo. Anni dopo la fine della guerra, finalmente l’aveva vinta. Era stato anche capace di sconfiggere un altro tipo di nemico, rappresentante del sistema ipocrita che durante la guerra aveva mandato soldati americani a combattere senza dar loro alcuna possibilità di vincere.
Oh sì, aveva compiuto la missione.
Ma a quale costo. Non solo per il suo corpo. Il vero danno era stato nel suo spirito, perché ogni volta che uccideva o vedeva uccidere gli altri, una parte di sé moriva, e Dio sapeva a quante morti aveva assistito.
Una morte in particolare l’aveva quasi distrutto. Il nome della donna – lo tormentava ricordarlo – era stato Co. Una ventenne vietnamita, all’apparenza delicata, che l’aveva incontrato quando si era paracadutato nel Vietnam. L’aveva aiutato a recuperare i prigionieri e gli aveva anche salvato la vita.
E nel processo, gli aveva insegnato ciò che lui credeva ormai impossibile. Ad amare.
Ma non c’era stato tempo per l’amore. Perché Co era stata uccisa.
E Rambo era sopravvissuto, grazie alla rabbia che gli dava forza. Anche da morta, la donna gli aveva salvato la vita di nuovo.
Il dolore lo aveva sconvolto dalla disperazione. Il cuore gli pesava nel petto, mentre stava immobile nel cortile del monastero, impugnando l’arco e fissando l’obiettivo a trenta metri di distanza. La sua meditazione aveva funzionato. L’obiettivo era tutto.
Con una sola eccezione. La corda di cuoio attorno al suo collo. Con la statuina del Buddha attaccata.
Il medaglione apparteneva a Co. L’aveva preso dal suo cadavere. Premeva come fuoco contro la sua gola.

2

La sofferenza è causata dal desiderio di cose effimere. La seconda verità del Buddha.
Rambo piazzò la freccia da novanta centimetri sul suo arco da centottanta. Obbedendo ad un rituale antico di secoli, con il quale un arciere Zen tende l’arco, allungò le proprie braccia davanti a sé, tenendole al livello degli occhi. La sua mano sinistra afferrò l’arco, la destra teneva la freccia. Con eguale forza da entrambe le braccia, lentamente portò le mani in posizioni differenti, a sinistra e a destra, tenendo l’arco, strattonando la corda e scoccando la freccia. Anche se avesse usato il metodo convenzionale, quello che gli aveva insegnato un uomo della medicina quand’era un ragazzino in una riserva Navajo in Arizona, l’arco sarebbe stato molto difficile da tendere per via dei quasi cinque chili di peso. Solamente qualcuno con il fisico straordinario di Rambo era in grado di gestirlo.
Ma tendere l’arco nel modo Zen non convenzionale rendeva tutto più arduo. I muscoli delle sue braccia tremarono. Il sudore gli imperlava la fronte.
Tutto ciò che vive muore, aveva imparato. Tutto ciò che è fisico crolla.
La guerra aveva provato la saggezza del Buddha. In un mondo di violenza, cercare la felicità in una persona o in un oggetto era condannarsi alla delusione. Perché gli oggetti esplodono, e alla gente sparano.
Così come avevano sparato a Co.
Esercitò la sua forza al massimo, sforzando le sue braccia per spingere l’arco a sinistra e la freccia a destra. In circostanze normali, avrebbe fallito. Ma la concentrazione data dalla meditazione aveva fuso il suo spirito con la carne e duplicato le sue capacità.
O forse era solo la forza dello spirito. Se il Buddha aveva ragione, niente di ciò che è fisico è reale, incluso l’arco. Solo lo spirito è reale, tendendo un immaginario arco.
Rabbrividendo dallo sforzo, portò le braccia fino a coprire l’intera lunghezza della freccia. L’arco ora era incurvato e, tenendo conto della corda tesa, formava quasi un cerchio. Rappresentava la pienezza dell’essere, la totalità di Dio, la completezza di Colui Che È Tutto.
Rimase sospeso in questa posa agonizzante. Il sudore colava sui suoi lineamenti irrigiditi.

3

La sofferenza finisce quando le cose effimere vengono rigettate. La terza verità del Buddha.
Nessun oggetto, nessuna persona può portare la felicità. In un mondo di violenza e dolore, di distruzione e morte, solo gli obiettivi eterni meritano di essere perseguiti.
Amare Co lo aveva maledetto con il dolore, perché anche se non fosse stato l’anno prima, lei comunque sarebbe morta prima o poi, e per ogni emozione positiva ce ne sarebbe stata una negativa, in futuro.
Ma se il Buddha aveva ragione… La concentrazione di Rambo a momenti si infranse… Se il Buddha aveva ragione, non c’era alcun futuro. Solo il presente.
Questo significa che l’amore per qualcuno, anche solo per un secondo di tenerezza, vada evitato perché non dura per sempre?
Voleva urlare. Il suo sforzo nel tenere distanti arco e corda lo stava mettendo a dura prova. A causa dell’enorme pressione, l’arco stava tremando davanti ai suoi occhi. Con la freccia puntata alla sua sinistra, e con la spalla sinistra in linea con l’obiettivo, tutto ciò che doveva fare era girare la sua testa a sinistra, e fissare con gli occhi l’obiettivo attraverso la freccia.

4

Ricerca l’eterno. Ciò che dura per sempre. Dio. La quarta verità del Buddha.
Ma dove deve sopravvivere alla sua angoscia.
Cosa vuoi?
Pace!
Lasciò andare la corda dell’arco. La freccia partì in avanti con forza sorprendente. La corda vibrò potente, sintonizzandosi con la pulsazione dell’universo.
Non aveva mirato come avrebbe voluto. La sua anima, l’arco, la corda e la freccia si erano tutti fusi in un’unione mistica con l’obiettivo.
La freccia non solo raggiunse ma spaccò il bersaglio. Il netto whack fu travolgente. Mentre le varie parti cadevano in terra, l’eco risonava tra le mura e colpiva le orecchie di Rambo. Il suo cervello sembrava trafitto. Il tempo si allungò.
Si espanse.
Si contorse.
Si fermò.
Il presente divenne per sempre. Ora era eternità.

L’autore (in traduzione esclusiva):

David Morrell è il premiato autore di Primo sangue, il romanzo del 1972 che ha dato vita a Rambo. I suoi altri lavori includono Testament [inedito], Mexico! [“I Grandi Autori Western” n. 6, La Frontiera 1980], Il totem [Nord 1995], Blood Oath [inedito] e i suoi bestseller recenti Rambo 2, La Confraternita della Rosa [Rizzoli 1987], The Fraternity of the Stone [inedito] e The League of Night and Fog [inedito]. Fra i suoi numerosi racconti, “Dead Image” e “The Hundred-Year Christmas” sono stati nominati per il World Fantasy Award. La sua narrativa è caratterizzata da una prosa forte e vivida, oltre ad una narrazione intensa e coinvolgente.
Si è laureato alla National Outdoor Leadership School di Lander, Wyoming. Ha un Dottorato di ricerca in letteratura americana preso alla Pennsylvania State University e dal 1970 al 1976 è stato professore del dipartimento di inglese all’Università dell’Iowa. Ha dato le dimissioni per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, ma gli manca avere una classe, e ancora si descrive come «un professore di buone maniere con visioni sanguinarie».
Con moglie e figlia vive ad Iowa City: un buon posto dove nascondersi e continuare a ticchettare sulla tastiera.

L.

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