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Prima di darlo via schedo questo numero de “Il Giallo Mondadori“, quando ancora era diretto da Alberto Tedeschi, con una delle avventure del Mike Shayne di Brett Halliday.
Ricordo che ho dedicato una pagina alla bibliografia italiana del personaggio.
Per un profilo del personaggio firmato Halliday stesso, rimando a questa scheda.

L’illustrazione di copertina è firmata, come sempre, da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1080. La violenza è d’oro [Mike Shayne 58] (Violence is Golden, 1968) di Brett Halliday (n realtà Robert Terrall) [12 ottobre 1969] Traduzione di Luciana Agnoli Zucchini
Inoltre contiene il racconto:
Il caso Burm (Motive, “EQMM“, settembre 1969) di Lawrence Treat

La trama:

È un vero miracolo se questa avventura di Mike Shayne non finisce «prima ancora di essere cominciata». Se il cortese e sorridente orientale che prende di mira il nostro investigatore avesse il polso più fermo o meglio se Tim Rourke, il giornalista amico di Shayne, non fosse tanto pronto di riflessi, Mike non avrebbe schivato le pallottole che gli erano destinate. Non per questo schiverà di trovarsi impegolato in uno dei casi più rognosi della sua carriera. Avvicinato da un agente della Interpol che gli propone di smascherare un grosso contrabbandiere d’oro, Shayne s’imbarca su un aereo diretto in Sud America. Sarà il viaggio più avventuroso della sua carriera poiché, in tanta confusione, una cosa è certa: qualcuno vuole a ogni costo la fotografia di Mike Shayne… sugli annunci mortuari. Quel qualcuno rimarrà deluso non meno dell’eterno nemico di Shayne, Peter Painter che, questa volta, ha sperato di prendersi finalmente la rivincita.

L’incipit:

Come tutti, anche Michael Shayne era balzato in piedi e urlava a squarciagola. Aveva scommesso cinquecento dollari sulla squadra locale. Mancavano tre minuti alla fine della seconda ripresa, quando un giocatore del “Dolphin”, sgominata la difesa, aveva segnato il punto.
Seduto a fianco di Shayne, Tim Rourke urlò qualcosa che si perse in mezzo al frenetico vociare.
— Ma come fai, Mike? — esclamò gongolante, quando il fracasso si fu attenuato. Rivolto alla bella ragazza che sedeva fra loro due, aggiunse: — Scherzi a parte, non ha mai perso una scommessa su una partita di rugby, in tutto l’anno.
Sedettero di nuovo e Rourke, reporter del “Miami News”, in quel momento non in servizio, tirò fuori da un cesto i bicchieri di plastica, infilati l’uno dentro l’altro, e una fiaschetta. — Dopo tanta fatica, ci meritiamo proprio una bevutina – disse.
– Mike Shayne? – chiese una voce cortese. — L’investigatore?
Erano seduti verso la dodicesima fila, e Shayne, che occupava il posto sulla corsia, alzò gli occhi.
Un giapponese di bassa statura lo guardava sorridendo. Indossava una camicia a fiori e stringeva in mano una macchina fotografica di forma inconsueta.
— Sì, sono Shayne — fece l’investigatore, prendendo il cognac che Rourke gli tendeva.
– Vorrei scattarvi una foto, permettete? Il più famoso investigatore degli Stati Uniti, che assiste a una grande manifestazione americana, con una bellissima bionda. I giapponesi s’interessano molto alle più recenti avventure di Mike Shayne.
Continuando a sorridere in modo meccanico, il giapponese scese un gradino e sollevò la strana macchina fotografica.
— Attento! — urlò Rourke.
Mentre il sorriso del fotografo scompariva, il reporter si tuffò oltre la ragazza, tentando goffamente di colpire il suo atletico amico dai capelli rossi. Mike si scansò istintivamente e, nello stesso attimo, udì un rumore secco, un rumore che aveva udito più volte di quanto gli garbasse ricordare. Senza che il suo cervello avesse avuto il tempo per pensarlo effettivamente, capì che qualcuno gli sparava con un’arma di medio calibro, munita di silenziatore. Poi Rourke sollevò l’altra mano e lanciò il cognac contenuto nel bicchiere in viso a Shayne, il quale si spostò bruscamente da un lato, tuffandosi poi in avanti, pancia a terra. Alle sue spalle, udì una delle ragazze lanciare un grido.
Le dita di Shayne stringevano con forza la camicia del fotografo. La stoffa si lacerò, e l’individuo sfuggì alla presa, tentando poi di rimettere in posizione la macchina fotografica per scattare di nuovo.
Shayne, dolorante per l’urto contro il bordo del gradino di cemento, cominciò a ruzzolare. Oltre alla forza, il suo corpo asciutto aveva anche l’agilità e l’economia di movimenti tipiche dell’atleta. Shayne si lanciò di nuovo verso il basso, come se si stesse tuffando in acqua, e questa volta le sue mani afferrarono carne, non stoffa.

L’autore:

Brett Hallyday, pseudonimo di Davis Dresser è nato a Chicago nel 1904. Ha cominciato giovanissimo una vita avventurosa, adattandosi ai più disparati mestieri. Nel 1926 si iscrive ad un concorso bandito da una casa editrice. Non vince, ma capisce che il suo vero lavoro è quello dello scrittore. Da allora compone decine e decine di opere e sotto vari pseudonimi si specializza nei western, nelle storie d’amore e nei racconti “sexy”. Il successo gli arride concretamente con i romanzi polizieschi. Nel 1939 con Ipnosi (Dividend on Death) crea l’ormai famosissimo investigatore privato Mike Shayne. I romanzi che hanno come protagonista l’irruento Shayne sono più di una settantina oltre a numerosi racconti e a una rivista che si intitola “Mike Shayne’s Mystery Magazine”.

L.

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