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Ventiseiesimo appuntamento con il ciclo di antologie di “Segretissimo Special” (Mondadori) che presentano, in ordine cronologico, tutte le avventure di Chance Renard, il Professionista, nato dalla penna di Stephen Gunn (Stefano Di Marino).

La trama:

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

SEZIONE 8
Primo incarico di Chance Renard per Bruno Genovese. Cos’è la Sezione 8 e perché si chiama così? Chi sta uccidendo gli agenti della DSE? Le risposte potrebbe averle Diana Haber, bella e coraggiosa combattente dell’antiterrorismo europeo, braccata da una squadra di assassini. In una remota e innevata località delle Alpi austriache il Professionista deve dimostrare tutto il suo valore, salvare Diana e portare a casa la pelle.

L’OMBRA DEL CORVO
Chance Renard e Bruno Genovese, compagni d’armi, seguono la traccia del Vento del Demonio, una micidiale arma di distruzione di massa che i sovietici decisero di cancellare al termine del conflitto afghano. Persa, ma non inattiva, tra le montagne dell’Indukush, tutti la vogliono: un generale cinese, i servizi segreti russi, l’OMS. E soprattutto Raven, che negli anni diventerà uno dei più feroci nemici del Professionista.

L’incipit di “Sezione 8”:

Sul lago color piombo la barca a motore procedeva ritagliando una scia di schiuma. Era inverno e il vento gettava lamette a manciate sulla pelle esposta. A poppa, Chance Renard manovrava il timone con una mano e scrutava il paesaggio circostante. Alte montagne innevate, picchi frastagliati simili a denti di lupo, boschi millenari, scuri, estesi per chilometri. Una regione remota dell’Austria nella quale non si arrivava per una strada. Poteva essere il tetto del mondo, l’ultimo giorno dell’umanità.
Chance, a tratti, ancora sentiva dentro di sé gli effetti dello Yellow Dragon che, nel corso di una missione in Corea, lo aveva avvelenato portandolo pericolosamente vicino a un confine nel quale l’uomo e la bestia si confondevano.
Forse era quello il suo destino, pensò mentre studiava le caratteristiche del territorio. Natura impervia, quasi primitiva, inviolata. E lui era lì da solo, probabilmente a rischiare ancora una volta la vita per una causa di cui forse non gli importava. L’adrenalina, il morso della paura e la reazione selvaggia di sopravvivenza. Questo contava. In fondo lo Yellow Dragon non l’aveva intossicato. Semplicemente quel veleno era sempre stato in lui. Una forma di follia latente che, prima o poi, sarebbe tornata divorando quel poco di umanità che gli era rimasta. Mai come in quei momenti sentiva la mancanza di suo padre, l’irresponsabile avventuriero che lo aveva ispirato da ragazzo
. Era questo che volevi per me, papà? Dove sei?

L’incipit de “L’ombra del Corvo”:

Vienna, oggi

Chance Renard ringraziò la cameriera con gli enormi occhi bistrati che servì loro due boccali di birra di abbazia con la spuma corposa che raggiungeva il bordo. La cena era al termine e la serata fresca, ma il dehors del Caffè Korso in una viuzza accanto al palazzo dell’Opera era riscaldato. Potevano concedersi il bicchiere della staffa e un buon sigaro. Offriva il Professionista, naturalmente.
Vienna era una magnifica città e Bruno Genovese, capo della DSE, prometteva lavoro e avventure. Chance lo studiò mentre l’italiano assaporava un sorso di birra. Lui si accese un sigaraccio lasciando che la brace prendesse con un crepitio appena udibile prima di aspirare. Genovese gli piaceva, era un uomo dazione anche se, adesso, come lui stesso aveva detto, era passato nella stanza dei bottoni. Però recava una cicatrice sotto l’occhio destro a testimoniare quanto fosse stato pronto a scendere in prima linea. Per uno che chiedeva agli altri di rischiare la vita, era una buona garanzia. E poi in quell’uomo più anziano, un po’ appesantito ma deciso, c’era qualcosa, un’impressione innegabile anche se Chance non riusciva a definirla con precisione, che gli ricordava se stesso. Affinità darmi.
— Mi piacerebbe davvero sentirla, la sua storia, Genovese.

L’autore:

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di Drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, venti anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercatelo su Facebook, la fan page di Chance Renard-Il Professionista ed ecco il blog.

L.

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