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Qualche giorno fa Cassidy del blog La Bara Volante mi informa di aver trovato in un mercatino dell’usato questo libro di Star Trek, quindi ne approfitto per schedarlo in suo onore.

La scheda di Uruk:

37 [ma sulla costa c’è scritto 36!]. Star Trek: Ieri, oggi, domani… (Star Trek The Next Generation. All Good Things…, 1994) di Michael Jan Friedman [aprile 1997] Traduzione di Alberto Lisiero e Gabriella Cordone
– basato sulla sceneggiatura di Ronald D. Moore e Brannon Braga

La trama:

Il Capitano Picard è travolto dagli eventi delle ultime ore, che sembrano sballottarlo, senza controllo, trapassato, presente e futuro in un andirivieni nel tempo che non sembra avere senso. Nel passato, poco prima della missione dell’Enterprise, Picard si ritrova con l’equipaggio appena salito a bordo, quando ancora il capo O’Brien era addetto al timone e Data interpretava tutto letteralmente… quando la povera Tasha Yar era ancora viva e combatteva più che mai… Nel presente, Deanna e il capo della sicurezza Worf stanno per impegnarsi in una relazione sentimentale, ma i salti nel tempo del Capitano interrompono i loro primi approcci… E nel futuro, venticinque anni più vecchio, Picard viene preso per pazzo quando racconta dei suoi salti temporali, perché soffre di una sindrome debilitante e la sua mente non funziona più bene come prima… Il problema maggiore, comunque, è che la scoperta che quell’anomalia e forse i viaggi di Picard rischiano di annullare definitivamente la razza umana e cancellare così millenni di storia dallo scenario della galassia!
L’avventura, scritta con maestria per il piccolo schermo da Ronald D. Moore e Brannon Braga, è l’epilogo della lunga saga televisiva di Star Trek: The Next Generation, ed è sicuramente un capolavoro da annoverare tra i migliori episodi di tutta la serie. La storia viene trasposta sulle pagine del libro, con altrettanta maestria, dal bravissimo Michael Jan Friedman. Il risultato è un libro appassionante che si svolge in uno spazio temporale che va da sette anni fa, a venticinque anni nel futuro un piccolo capolavoro di paradossi temporali, quasi la summa di quanto è stato mai scritto su universi paralleli, sul pericolo di distruggere il presente modificando il passato e sui viaggiatori temporali di tutte le epoche.

L’incpit:

Odiava il suono della balalaika, lo odiava profondamente, ma l’avrebbe ascoltata almeno per questa volta. E non perché dovesse, anzi forse proprio perché non doveva farlo.
Era seduto da solo a un tavolo sulla balconata prospiciente la spiaggia. Una balconata illuminata dalle candele. Stava bevendo una vodka e giocherellava con un’oliva rinsecchita sul piattino. In quel momento una donna apparve dalla sala da pranzo interna.
Per gli standard locali la donna era piuttosto bella, aveva la pelle color alabastro e i capelli d’un pallido biondo raccolti dietro la testa a mo’ di chignon. Vestiva un abito da safari, anche se molto probabilmente non aveva mai partecipato a un safari vero e proprio durante la sua vita illusoria.
«Le notti sono bellissime, qui», disse lei.
Lui scrollò le spalle. «Penso di sì… se ti piacciono queste cose.»
«A te non piacciono?» Gli domandò sbattendo le lunghe ciglia color paglierino.
«In realtà non ho neppure pensato a farmi un’opinione», ammise lui.
«Che strano», replicò lei. «Un uomo attraente come te, solo in una notte come questa, di solito si fa un’opinione su moltissime cose.»
Lui le sorrise. «Se non mi sbaglio, sei già entrata in questo posto insieme a un uomo di quel genere, e scommetto che in questo momento si starà chiedendo dove ti sei cacciata.»
Lei si mosse e la luce della luna le illuminò i capelli. «Forse è vero! Di certo lui ha le sue opinioni… Sono io che mi sono un po’ stancata di sentirle.»
«Capisco», annuì lui. «E preferiresti sentire le mie.»
«Sei intelligente e anche perspicace!» osservò lei.
«Certo che sono intelligente. E tu, anche e solo per un attimo, mi sei sembrata quasi interessante. Ma …» Sorrise con cortesia. «Quell’attimo è già passato.»
La donna spalancò gli occhi indignata. «Come osi…?» farfugliò. Per un momento sembrò che volesse dargli uno schiaffo, ma poi decise che non era il caso e si limitò a ignorarlo, tornando nella sala da pranzo interna.

L.

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