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Nuovo romanzo da film firmato da Alan Dean Foster, portato in Italia da una casa – la Sonzogno – all’epoca molto interessata al genere novelization.

La scheda di Uruk:

Alien Nation (Alien Nation, 1988) di Alan Dean Foster [gennaio 1989] Traduzione di Bruno Amato
– dalla sceneggiatura di Rockne S. O’Bannon

La trama:

In un futuro forse più vicino di quanto pensiamo il problema dell’integrazione razziale non riguarderà più bianchi, neri e gialli, ma terrestri e alieni. Siamo a Los Angeles e il detective Sykes, un piedipiatti “duro” alla Chandler, nella migliore tradizione americana, si trova al fianco un collega molto particolare. Si chiama Francisco e viene, insieme con altri come lui, da un altro mondo. L’universo non ha più confini e i due poliziotti si ritrovano a lottare insieme per scoprire la verità su una temibilissima organizzazione criminale che spaccia una sostanza stupefacente venuta da molto, molto lontano…
Il fascino di forme di vita diverse e umanissime, l’avventura e l’azione più incalzanti, una trama gialla fitta di colpi di scena e tanto sentimento. Un libro che è già un film, un film da leggere dalla prima all’ultima appassionante sequenza.

L’incipit:

Chi la vide la definì spettacolare e nessuno esagerò.
L’Astronave si teneva sospesa nel cielo senza nubi, azzurro come solo il cielo del Mojave sa essere, immensa da non credersi, una città di metallo e di plastica e di Dio sa cos’altro. Si materializzò sul letto asciutto del lago morto e rimase immobile, scultura d’argento sullo sfondo delle creste aride della Sierra Nevada meridionale.
I primi esseri umani a posare l’occhio su quel veicolo in visita furono i Porter, di Lancaster, California. Erano in viaggio per Bridgeport, verso una settimana di passeggiate e di pesca, quando Mark Porter si sporse dal finestrino della Ford familiare e strillò: «Gesù santissimo, papà… dai un’occhiata a quel coso!» Parole che ormai sono entrate a far parte della storia non meno di «Veni, vidi, vici» e «Un piccolo passo per un uomo, un passo da gigante per l’umanità». Il secondo essere umano a vedere l’Astronave fu sua sorella Mandy, ma le sue parole non sono né ricordate né registrate negli annali.
Un camionista con un carico di carne di manzo diretto a Los Angeles fu il successivo. Poi fu la volta di un poliziotto della stradale, che rimase a fissare inebetito l’apparizione per dieci minuti, prima di ricordarsi di rispondere alla radio, che a quel punto stava entrando in delirio. Da tutta la California meridionale e il Nevada cominciavano ad arrivare comunicazioni, a mano a mano che altri si accorgevano della presenza di un estraneo nel loro cielo. Cittadini sbalorditi di entrambi gli stati potevano vederlo perché quel mattino l’aria del deserto era limpidissima.
E anche perché l’Astronave era lunga dieci chilometri.
L’esercito dimostrò la sua efficienza circondando e isolando completamente la zona nel giro di ventiquattr’ore dall’avvistamento.
Purtroppo, nella foga della mobilitazione, tre civili e mezzo plotone di soldati rimasero uccisi, in diversi incidenti. Al di là della ristretta zona di atterraggio, però, di spazio per gli spettatori ce n’era in abbondanza. Come si fa a nascondere un’astronave lunga dieci chilometri? L’esercito, comunque, ci provò, interrompendo la US 395 e le autostrade secondarie, istituendo posti di blocco sulle strade di terra battuta e mandando di pattuglia gli elicotteri di attacco Apache per scoraggiare i piloti privati dall’avvicinarsi troppo. L’Air Force entrò in azione facendo volare di tutto, dagli AH-C agli F-16. Ai piloti dei caccia ben presto cominciò a girare la testa per dover volare costantemente in formazione stretta di pattuglia. Il traffico aereo civile fu deviato a sud su Yuma e a nord non più giù di Fresno. I satelliti spia sovietici, nel frattempo, modificarono le loro orbite e presero tutte le foto necessarie al Cremlino.
Niente poté impedire alla gente di uscire di persona a vedere l’Astronave. Arrivavano in macchina e in camper, in BMW e in jeep, in Winnebago e in case mobili GM. Le famiglie sistemavano tavolini da picnic e borse frigorifere e box per bambini, e montavano le antenne televisive per intrattenere quelli troppo piccoli per farsi impressionare da astronavi lunghe dieci chilometri. Gente comune si mescolava liberamente con yuppie di West Los Angeles che avevano aperto le loro sedie a sdraio e tirato fuori i thermos di succo di frutta. Operai della Valley sorseggiavano Budweiser e sgranocchiavano Fritoes, organizzavano festini e facevano l’amore e giocavano a carte.

Per gli interi primi capitoli, rimando al blog Il Zinefilo.

L’autore:

Alan Dean Foster è autore di numerosissimi libri-film di genere fantastico e fantascientifico. Ricordiamo Alien, famosissimo libro e indimenticabile successo cinematografico, Aliens – Scontro finale e Starman.

L.

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