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La Titan Books presenta in patria (e chissà se arriverà in Italia) un’avventura “natalizia” di Sherlock Holmes firmata da James Lovegrove, già autore degli Cthulhu Casebooks che hanno visto il nostro eroe affrontare oscure divinità lovecraftiane. Ecco questo ottobre un’indagine natalizia.

La scheda di Uruk:

Sherlock Holmes and the Christmas Demon (2019) di James Lovegrove [22 ottobre 2019]

La trama in traduzione esclusiva:

È il 1890 e nei giorni prima di Natale Sherlock Holmes e il dottor Watson ricevono la visita di un nuovo cliente. Eve Allerthorpe, figlia maggiore di una antica ed eccentrica casata dello Yorkshire, è molto preoccupata perché crede di essere minacciata da uno spirito natalizio.
Sua madre le ha raccontato storie terrificanti su Black Thurrick ed Eve è sicura di aver visto quella creatura che la fissava dalla finestra della camera da letto. In più, ha iniziato a ricevere misteriosi pacchi di ramoscelli di betulla: il biglietto da visita di Black Thurrik.
Eva sta per ereditare una fortuna ma sembra che qualcosa – o qualcuno – stia attentando alla sua sanità mentale. Holmes e Watson viaggiano fino a casa Allerthorpe a Fellscar Keep per investigare, ma presto scoprono che il caso è più complesso di quanto sembri. C’è un altro spirito che infesta la casa, e quando un membro della famiglia viene trovato morto, è chiaro che nessuno è al di sopra dei sospetti.

Dall’introduzione dell’autore, in traduzione esclusiva

«Babbo Natale: fermo lì!»
Queste parole furono pronunciate da Sherlock Holmes nel suo tono di voce più autorevole.
L’oggetto del comando comunque non vi prestò attenzione. Al contrario, il fuggiasco vestito a festa abbassò il capo ed aumentò la velocità.
Il piano terra di Burg e Harmondswyke, il noto grande magazzino di Oxford Street, era affollato di clienti, essendo il 19 dicembre, e sembrava che tutta Londra stesse lì a comprare regali. Ci furono grida di protesta ed occasionali urla mentre l’uomo vestito da Babbo Natale, con tanto di tunica verde edera e corona di vischio, si apriva la strada attraverso la folla. Chi non riusciva a spostarsi in tempo veniva travolto dalla sua furia. Molti uomini e donne, ma anche bambini, si ritrovarono a subire questo brusco trattamento.
Holmes era saldo sui suoi tacchi e l’avrebbe intercettato a metà strada dalla reparto merceria, se un commesso non fosse intervenuto. Il giovane, con indosso una divisa munita dei caratteri “B & H” incisi sul taschino, fraintese la situazione e credette fosse Holmes l’uomo da fermare. Spavaldamente sbarrò la strada al mio amico nello strenuo tentativo di fermarlo: con tutta la delicatezza che la situazione permettesse, Holmes si liberò dall’ostacolo del commesso e proseguì il suo inseguimento.
Il ritardo gli valse comunque secondi preziosi ed ora Babbo Natale era vicino ad alcune delle porte che davano sulla strada. Nulla si frapponeva tra lui e la libertà, ad eccezione di una cosa: me.
Da almeno mezz’ora stavo facendo la guardia alla porta. L’ispettore Lestrade ed un certo numero di poliziotti in borghese erano posizionati davanti agli altri punti di accesso dell’edificio. Caso volle che il compito di intercettare il fuggiasco capitasse a me.
Non era un compito che mi piacesse, visto che l’uomo sembrava un gigante: era alto almeno due metri ed aveva il petto come un barile. A giudicare dalla sua velocità possedeva una considerevole forza e vitalità, per non parlare della determinazione ad evitare la cattura.
Mentre si avvicinava mi preparavo come fossi un matador pronto ad affrontare il suo toro. Le guance di Babbo Natale che fuoriuscivano dalla barba bianca erano rosso acceso. I suoi occhi al di sotto della corona erano fiammeggianti come quelli di un pazzo. Le sue narici sbuffavano.
Ho già affrontato uomini di questa statura sul campo da rugby, così adottai una posizione mezzo accovacciata. Babbo Natale mi vide ma non rallentò, anzi: semmai accelerò.
«Watson!» Holmes mi chiamò da dietro l’uomo. «È tuo! Ce la fai a gestirlo?»
Sarebbe potuto finire tutto bene, se nel momento cruciale non avessi compiuto un errore, esponendo la mia spalla ferita. Quando giocavo a rugby affrontavo sempre gli avversari con la mia spalla buona, che non aveva ricevuto un proiettile imbracciato da un cecchino di Ghazi in Afghanistan: stavolta ho dimenticato di prendere questa precauzione. La mia spalla malandata affondò nel petto di Babbo Natale. La collisione ci vide entrambi finire a terra, mentre il vento propizio sembrò abbandonare la navigazione di Babbo Natale volando via dai suoi polmoni. Solo che anch’io mi trovai a rotolarmi a terra, con la ferita alla spalla dolorante, digrignando i denti e sibilando dal dolore.
Urlando d’indignazione, Babbo Natale si rimise in piedi.
In quel momento Holmes ci raggiunse. Senza alcuna esitazione saltò addosso al gigante risbattendolo per terra. Seguì una breve colluttazione che finì con Holmes che avvinghiò il suo avversario in una complicata presa di baritsu. Le sue braccia erano avvolte attorno al collo di Babbo Natale, con le dita agganciate, mentre uno dei ginocchi premeva sulla schiena dell’uomo e l’altra gamba gli cingeva i fianchi.
«Arrenditi», sibilò nell’orecchio dell’avversario, «o stringerò fino a farti perdere i sensi. La scelta è tua.»

L’autore:

James Lovegrove è un autore entrato nella lista dei bestseller del “New York Times” per il suo The Age of Odin. È stato finalista all’Arthur C. Clarke Award nel 1998 e al John W. Campbell Memorial Award nel 2004. Recensisce per il “Financial Times” e oltre al genere fantasy ama scrivere apocrifi holmesiani.

L.

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