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Prima della cancellazione, la serie televisiva “Knightfall” di History Channel è stata lanciatissima, e come altre serie ha conosciuto anche un romanzo tie-in: in questo caso, una storia inedita con gli stessi personaggi della serie.

La scheda di Uruk:

Knightfall – L’abisso infinito (Knightfall. The Infinite Deep, 2019) di David B. Coe [settembre 2019] Traduzione di Chiara Beltrami

La trama:

1291. In seguito alla caduta di Acri, ultima roccaforte dei Templari in Terra Santa, Landry, Godfrey e gli altri sopravvissuti all’assedio fuggono su una barca a vela e navigano il Mediterraneo. Alla deriva per settimane, approdano sull’isola di Cipro ma si imbattono in un minaccioso distaccamento mamelucco e, ritrovandosi pericolosamente senza scorte, sono costretti a prendere di nuovo il mare. Mentre cercano di sbarcare sulla costa della Turchia, vengono attaccati dai pirati e fatti prigionieri. Incarcerati in una remota isola, Landry, Godfrey e gli altri Templari devono pianificare la loro fuga prima che ogni speranza sia perduta…

L’incipit:

18 maggio 1291, mar Mediterraneo, in prossimità di Acri
Da quella distanza, oltre le grida di morte dei soldati che combattevano ancora, il cozzare delle spade e lo schiocco delle balestre, lontano dalle urla delle donne e dei bambini impauriti, Acri sembrava apparentemente pacifica. Il fumo si levava dalla città perduta, una nube grigia in movimento contro il cielo azzurro pallido a occidente. La loro piccola imbarcazione, la Sterna grigia, dondolava tra le onde lunghe appena increspate del Mediterraneo. Landry riusciva quasi a convincersi che avessero scelto di prendere il mare, che non fossero stati scacciati dalla loro roccaforte dai Mamelucchi di Khalil.
Quasi.
Il sangue secco gli irrigidiva la pelle su fronte e guancia, macchiandogli la sopravveste e il mantello. Vide le proprie ferite riflesse sul volto di Goffredo. E anche su quello di Tancredi. Galvano sedeva accanto alla poppa della nave con gli occhi chiusi, la schiena contro lo scafo, la gamba ferita allungata davanti a sé. Il dolore imprimeva delle linee sul volto giovanile, e il sudore gli inumidiva i capelli scuri. Il sangue grondava dal punto in cui l’aveva colpito il dardo, annerendo la cotta di maglia dei calzari. Simon, l’ebreo, giaceva lì accanto, la gamba in condizioni persino peggiori di quelle del cavaliere. La sua giovane figlia era raggomitolata accanto a lui, il viso sudicio rigato di lacrime che si erano asciugate da tempo.
Landry distolse lo sguardo ancora una volta per appoggiarsi al parapetto, strizzando gli occhi a causa del riverbero. Il riflesso del sole sulla superficie marina si frammentava sparpagliandosi come i soldati in ritirata, solo per rimarginarsi di nuovo un attimo dopo.

Signore, fa’ che questa non sia la fine. Consentici di ritornare per rivendicare tutto ciò che abbiamo perduto in questo giorno.
L’enormità del loro fallimento lo annientava, sottraendogli il respiro, rimestando le budella. Tutto. Avevano perso tutto. La città stessa, l’ultima roccaforte in Terra santa, era adesso nelle mani dei saraceni, che si erano dimostrati superiori dei migliori soldati della cristianità.
In tanti erano morti nel vano tentativo di difendere Acri: non solo templari, uomini che aveva considerato come fratelli, ma anche innocenti, troppi da poterli contare. E, naturalmente, il Graal, il più sacro dei tesori, l’oggetto per cui tutti avevano lottato, era sparito, forse distrutto. Sul molo ad Acri aveva detto, con sprezzo del pericolo, di voler ritornare con un nuovo esercito, riprendere la città e l’intera Terra santa. Ma possedevano ancora il Graal quando quelle parole frettolose erano uscite dalle sue labbra.

Era quello il mio castigo, Signore? La mia arroganza ti ha persuaso a spogliarci del Graal?

L.

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