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La Newton Compton porta in libreria un nuovo grande romanzo a sfondo storico firmato da David Barbaree.

La scheda di Uruk:

1039. Il potere di Roma (The Exiled, 2019) di David Barbaree [31 ottobre 2019] Traduzione di Gabriella Diverio e Francesca Noto

La trama:

79 d.C. Il regno dei Parti è teatro di guerra civile. Uno dei pretendenti al trono, affamato di potere, stringe un’improbabile alleanza con un uomo che si professa Nerone, l’imperatore deposto dal trono di Roma e considerato morto. Dall’altra parte del mondo, nel golfo di Napoli, Gaio vorrebbe trascorrere l’estate immerso tra i beneamati libri ma lo zio Plinio, il famoso ammiraglio, vuole invece che stringa amicizia con i giovani patrizi giunti da Roma al seguito di Domiziano, fratello dell’imperatore Tito. In particolare vorrebbe che entrasse in confidenza con il nipote di Ulpio, il misterioso senatore cieco proveniente dalla Spagna, di cui Plinio non si fida. Spera che Gaio possa scoprire qualcosa di più sul suo passato oscuro. Ma quando un ostaggio partico viene quasi ucciso, pochi giorni prima dell’arrivo nei dintorni di Napoli di una delegazione inviata dall’attuale re della Partia, per sancire l’alleanza con il neoeletto imperatore Tito, Plinio e Gaio capiscono che qualcosa non va. Da Levante, infatti, arrivano voci che raccontano di un falso Nerone giunto proprio in quelle terre massacrate dalla guerra. Durante la loro corsa contro il tempo per scoprire la verità, un evento terribile pronosticato dalla Sibilla cumana scuote le coste del golfo: la bocca del Vesuvio inizia a eruttare, e le sue ceneri nere cominciano a riempire il cielo…

Nota dell’autore:

Per più di due secoli la Partia fu rivale dell’antica Roma. Si estendeva dall’Eufrate a ben oltre il Mar Caspio, fino alla catena montuosa del Parapamiso e a sud fino al Golfo Persico. Comprendeva l’odierno Iran, l’Iraq e parte di paesi limitrofi, tra cui la Turchia e l’Afghanistan. Quando non erano in guerra aperta, il rapporto tra i due grandi imperi poteva essere considerato come l’equivalente antico dell’odierna guerra fredda. Si appoggiavano i pretendenti al trono del rivale. Si scambiavano ostaggi. Le concessioni ottenute venivano usate per conseguire vittorie politiche nel proprio paese.
Sappiamo poco della storia politica interna della Partia, specie riguardo alla seconda metà del i secolo dopo Cristo. Del periodo tra il 77 e l’80 d.C., successivo al regno trentennale di Vologase I, esistono riferimenti storici riguardanti tre diversi successori, Vologase II, Pacoro II e Artabano III, che indurrebbero a pensare a conflitti civili, ma si tratta solo di supposizioni.
A Roma Nerone, l’ultimo degli imperatori della dinastia Giulio-claudia, governò fino al 68 d.C. A prendere il potere dopo di lui fu Vespasiano, a seguito di una breve ma sanguinosa guerra civile. Vespasiano regnò per un decennio e fondò la dinastia flavia, destinata a durare per altri vent’anni sotto i suoi figli, Tito e Domiziano.
Durante il regno dei Flavi almeno tre uomini proclamarono di essere il deposto imperatore Nerone. Non sono sopravvissute molte testimonianze inerenti questi cosiddetti “falsi” Neroni. Sappiamo che erano spine nel fianco dei Flavi e che uno di essi cercò rifugio e appoggio in Partia durante il regno di Tito, ma poco più.
Questo libro è il secondo di una serie ispirata ai falsi Neroni. È ambientato nel 79 e 8o d.C. Le notizie storiche sul periodo sono prevalentemente costituite dai resoconti di uomini che ne hanno scritto decenni o addirittura secoli dopo i fatti, interpretando il compito di documentare la storia attraverso la lente delle loro scelte di parte, personali e politiche. È quindi impossibile sapere con precisione cosa sia o non sia realmente accaduto durante il regno della dinastia flavia. Per fortuna, chi scrive romanzi non è tenuto ad attenersi alle stesse regole degli accademici. Questa è un’opera di fantasia. Mi sono preso tutte le libertà che un romanziere può concedersi., e la maggior parte delle imprecisioni storiche sono intenzionali. Allo stesso tempo ho però cercato di narrare una storia a suo modo veritiera, attraverso l’analisi dei documenti storici, delle intrinseche scelte di parte e delle contraddizioni mai chiarite, con l’ambizione di colmare quel vuoto che uno studio di carattere accademico non avrebbe potuto colmare.

L’incipit:

Il generale arriva nel pomeriggio. Ad attenderlo c’è mezza città.
«Cominciamo?», chiede.
La domanda è retorica: è il generale a decidere i tempi, non sono gli altri a imporglieli. Ma il sacerdote – uno del posto, che non conosce il protocollo imperiale – non mostra quella deferenza che spetterebbe di diritto all’uomo più importante dopo l’imperatore.
«Dobbiamo attendere», risponde bruscamente il sacerdote, «fino a quando il sole non inizierà la sua discesa».
Il generale borbotta. «Attendere?». Ma il sacerdote non è altro che un tramite, che incarna la volontà di Apollo. Chi è dunque il generale per mettersi a discutere?
Perciò, decide di accamparsi. E di attendere.
Cesare sarebbe venuto in prima persona. Ma non sta bene, ed è così già da qualche tempo. A letto, si dice, destinato a non alzarsi più. Il senato ha deciso di mandare suo figlio, il famoso generale. Anche se nessuno ha osato dirlo ad alta voce, sono stati tutti concordi nel ritenere che fosse solo questione di tempo prima che il figlio venisse proclamato imperatore, non appena Cesare avesse esalato il suo ultimo respiro.
All’ora sacra il generale percorre a piedi una foresta di pini antichissimi, su una collina scoscesa, per arrivare al Tempio di Apollo. La costruzione ha più di mille anni, è persino più vecchia di Roma. Facciata in marmo del Nordafrica, colonne con scanalature e due podi uniti da una gradinata; sul primo arde in un braciere un fuoco perenne. Poco distante c’è una scogliera che domina il Tirreno. Si intravede in lontananza l’isola di Ischia, uno scoglio nero dai contorni confusi che si erge dal mare.
Alla luce delle torce il generale sacrifica tre tori neri e un bue. Agli animali viene praticato un taglio nel collo e un fiume di sangue si riversa sul terreno, formando pozzanghere gelatinose e scure. Gli accoliti recitano versi antichi mentre il sacerdote inginocchiato, con le braccia sporche di sangue dalla punta delle dita ai gomiti, tira fuori e ispeziona le interiora degli animali, facendo scorrere il pollice su ogni fegato, come una sarta che controlli ogni cucitura. Una volta accertato che non vi sia nulla di anomalo, conduce il generale giù per la foresta attraverso uno stretto sentiero sterrato, fino all’ingresso di una grotta.
Al compagno del generale, un soldato dai capelli bianchi, viene detto di attendere assieme agli accoliti.
Il sacerdote si abbassa per entrare nella grotta; il generale lo segue.
Il passaggio è stretto e buio. Il sacerdote lo conduce in un antro. Alla luce delle torce, un fagotto di dimensioni umane inizia a muoversi in un angolo.
La Sibilla.

L’autore:

David Barbaree è un avvocato e si è diplomato alla scuola di scrittura creativa Curtis Brown. Vive a Toronto con la moglie e i due figli. Il trono di Roma è il primo libro di una trilogia incentrata sul ritorno di Nerone, dieci anni dopo la sua morte “ufficiale”.

L.

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