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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare solo romanzi di Natale!

Ecco il paginone riassuntivo dell’iniziativa.

La scheda di Uruk:

Un Natale da ricordare [Dottori a New York 1] (Their Christmas to Remember, 2018) di Amalie Berlin [Harmony, novembre 2019] Traduzione di Giovanna Seniga

La trama:

La dottoressa Angel Conley è disposta a fare qualsiasi cosa pur di portare un po’ della gioia del Natale nella vita dei suoi piccoli pazienti. Di una cosa però è certa: non può contare sulla collaborazione del dottor Wolfe McKeag: Wolfe è il chirurgo più lunatico – e sexy! – con cui le sia mai capitato di lavorare. Entrambi hanno passato la propria vita a sfuggire all’amore e ai rischi che una relazione porta inevitabilmente con sé. Ma quando l’attrazione che provano l’uno per l’altra si trasformerà in qualcosa di diverso, saranno in grado di lasciarsi andare alla magia del Natale?

L’incipit:

La dottoressa Angelica Conley bussò prima di entrare nella stanza dove si trovava quella che era stata la sua prima paziente al Pronto Soccorso del Sutcliffe Memorial Hospital. Una paziente che era triste vedere ricoverata di nuovo, dopo quasi un anno.
«Ciao, Jenna.» Non era il suo medico curante in quel momento, aveva solo avuto il compito di scoprire e diagnosticare un nefroblastoma che si era ripresentato dopo sei mesi di remissione. Al momento Jenna era seguita da un oncologo pediatrico e dal chirurgo scozzese che incendiava le fantasie di Angel. Sperava che lui non se ne fosse accorto, ma vedendo come tutte gli cadevano ai piedi, forse lo aveva sospettato. Era una delle poche cose che aveva in comune con le sue colleghe. Di solito se ne stava in disparte, perché si sentiva un’anomalia che non si adattava allo scenario di Manhattan.
Avrebbe dovuto saperlo fin dall’inizio, aveva avuto tre decenni per accettare ciò che era scritto nel suo DNA, ma era cascata di nuovo nella fantasia che le cose potessero andare diversamente, che non importava chi fosse e da dove venisse. Dopo soli tre giorni dall’inizio del suo primo lavoro a New York il suo passato era tornato a colpirla ed era per questo che si era ritrovata al Sutcliffe. Una fortuna probabilmente, ma ancora…
Era un essere umano, soggetto alle emozioni che ne derivavano. Se lo scozzese dal flirt seriale non aveva ancora capito cosa voleva nascondere con la sua irritata reazione verso di lui, tanto meglio. Doveva solo starsene lì fino a gennaio e poi sarebbe stata abbastanza lontana da non preoccuparsi di quello che lui o il resto dei suoi colleghi di New York pensavano della bifolca che si era avventurata a studiare alla facoltà di medicina. E a mille chilometri di distanza non avrebbe nemmeno sentito le loro risate.
Ad Atlanta nessuno conosceva lei e la sua storia. Specialmente nessun vecchio fidanzato con cui l’aveva condivisa quando era abbastanza giovane e sciocca per farlo.
Ma in quel momento era Jenna a contare, non Angel con i suoi problemi o lo scozzese.
Anche se era difficile stamparsi in faccia un sorriso di fronte a notizie così cattive, doveva fare del suo meglio per mettere a suo agio quella ragazzina di dodici anni, specialmente dopo ciò che aveva sentito al mattino.
Jenna era stesa nel suo letto d’ospedale, sommersa dalle coperte, e le sue profonde occhiaie erano chiari sintomi della malattia e della febbre che ne derivava.
Non prestò attenzione ad Angel, che pure diceva di considerare la sua dottoressa preferita. Lo sguardo vacuo che rivolgeva alla televisione ritraeva perfettamente il suo stato di prostrazione fisica e psicologica.
«Ho sentito che non ti senti bene oggi» disse Angel sperando di scuoterla un po’. Mancavano tre giorni all’intervento e la ragazzina doveva nutrirsi, ma nella sua cartella clinica c’era scritto che si rifiutava di mangiare.
«No» La risposta, insolitamente secca, allarmò Angel. Nonostante tutto Jenna aveva sempre mostrato un’aria allegra. Invece, in quel momento non c’era nemmeno l’ombra di un sorriso sul viso.
Angel pensò che la sua visita sarebbe durata a lungo. Nessun problema. Il suo piccolo appartamento mezzo vuoto non avrebbe sentito la sua mancanza.
La porta del bagno era chiusa. «Oggi tua madre è qui?»
«No.» Un’altra risposta secca.
Il tono colpì Angel e la spinse a piegarsi in avanti. Doveva essere successo qualcosa. Solo un avvenimento grave poteva impedire alla signora Lindsey di essere al capezzale della sua bambina.
Angel osservò l’atteggiamento della ragazza, il modo in cui teneva le braccia incrociate sul petto e cercava di evitare qualunque contatto con gli occhi. Non era la debolezza della malattia, era arrabbiata.

L.

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