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Sessantaquattresimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective.

La scheda di Uruk:

64. La signora Hudson e i segreti di Parkerton Manor [Signora Hudson 1] (The Unpleasantness at Parkerton Manor, 2010) di Barry S. Brown [dicembre 2019] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

In una giornata d’inverno una lady in lutto sottopone un caso di omicidio al detective del 221B. Il quale non è in realtà Sherlock Holmes, come qualcuno potrebbe pensare. Le convenzioni vittoriane non permetterebbero a una donna di condurre in prima persona un’agenzia di consulenza investigativa; di qui l’espediente escogitato dalla titolare, la signora Hudson, ricorrendo a Holmes in qualità di prestanome. È lei infatti, sotto mentite spoglie, l’autentica fuoriclasse nell’arte della deduzione, capace con una sola occhiata di scoprire molte cose su un perfetto sconosciuto. Ci vorrà ben altro, tuttavia, per venire a capo dell’enigma proposto da lady Parkerton, il cui marito è deceduto all’improvviso, forse per avvelenamento, durante le festività natalizie. Non solo per la torbida situazione familiare da cui il delitto scaturisce, ma anche per l’insospettabile collegamento della vicenda con il leggendario Rajah Bianco di Sarawak. Corre voce che, dalle remote giungle del Borneo, una banda di cacciatori di teste sia giunta sul suolo inglese. Ed evitare che costoro tornino in patria con qualche macabro trofeo richiederà tutto l’ingegno dell’amabile governante.

La premessa

Come ben sanno i lettori dei resoconti redatti dal dottor John Watson, inutilmente vi si cercherebbe una descrizione fisica della mente più brillante fra quelle che abitavano al 221B di Baker Street: si accenna solo di sfuggita che aveva un modo signorile d’incedere. A causa dei pregiudizi contro le donne che ancora affliggono buona parte della nostra società, ciò è stato interpretato come un modo sfumato per lasciare intendere che la signora era bene in carne. In verità, è runico passo dei suoi scritti in cui Watson fa trapelare l’autorevolezza e il rispetto che caratterizzavano la figura della signora Hudson… almeno ai suoi occhi. Del resto la signora, che incidentalmente aveva un fisico florido ma non obeso, si sforzava per prima di mantenere in ogni circostanza una posizione defilata, riconoscendo la necessità di mascherare il proprio ruolo effettivo nello svolgimento delle indagini, affinché l’attività da lei stessa avviata potesse prosperare.
Il dottor Watson, che si rammaricava di dover ignorare nei suoi scritti il contributo decisivo della signora Hudson, sia pure ottemperando a un suo espresso desiderio, aveva ceduto alla tentazione di elogiarla un unica volta. Nel riportare l’avventura della Casa vuota, descrive l’eroismo della signora Hudson, allorché quest’ultima sfida i colpi di un cecchino appostato nella casa di fronte e lo inganna muovendo davanti alla finestra un busto di cera del suo famoso pensionante. Grazie a ciò avviene la cattura del sicario e del suo mandante, nemico giurato di Holmes. Il piano dazione è stato ovviamente ideato dalla signora Hudson, ma il merito va come al solito a Sherlock Holmes. Era sempre così. È invero il tema centrale delle sessanta storie scritte dal dottor Watson, essendo necessario che i successi dell’agenzia investigativa diretta dalla signora Hudson fossero attribuiti alla sua controfigura maschile, pervenire incontro ai pregiudizi di una clientela vittoriana. Ciò nonostante, il buon dottore non poté prestarsi del tutto a questo inganno, consistente nel minimizzare sempre il suo straordinario contributo, e lo dimostra il fatto che cita il nome della padrona della pensione in ben quarantasei delle sue storie.
Con l’èra vittoriana da lungi alle nostre spalle, non abbiamo più bisogno di perpetuare l’inganno operato da Watson. E così, gentile lettore, se vuoi conoscere la verità sulla più grande agenzia investigativa mai creata, non devi fare altro che girare pagina.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: La signora Hudson in azione di Luigi Pachì:

«Rieccoci a parlare di Barry S. Brown, un autore che abbiamo già incontrato nella nostra collana nel luglio 2017. In quell’occasione avevamo pubblicalo il romanzo Sherlock Holmes: Indagine a New York per la signora Hudson, che presentava una signora Hudson investigatrice in grado di aggiungere un indubbio divertimento al panorama degli apocrifi e dei pastiche sherlockiani. In verità, per una questione di diritti ancora in fase di acquisizione, eravamo riusciti a ottenere per primi quelli della citata indagine americana, che però rappresentava la quarta avventura nell’universo narrativo holmesiano creato da Brown. Al momento in cui scrivo, la serie, apprezzata dal pubblico, si compone in totale di cinque romanzi.»

L.

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