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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di dicembre (n. 1427) presenta: L’urlo di Margaret Millar.

La prima (ed unica) apparizione del romanzo risale al 1995, quando la Mondadori lo ha presentato nel numero 2441 della collana “Il Giallo Mondadori”, sempre con la traduzione di Marilena Caselli.

La scheda di Uruk:

1427. L’urlo (Banshee, 1983), di Margaret Millar [dicembre 2019] Traduzione di Marilena Caselli
Inoltre contiene il racconto:
Sul Tagliamento, di Raffaele Serafini, vincitore del Premio Scerbanenco@Lignano 2019

La trama:

Non parlare con gli sconosciuti, anche se loro ti sorridono. Non accettare mai un passaggio da nessuno, neanche per mezzo miglio… Chi ha scritto questa poesia l’ha fatto per proteggere l’adorabile Annamay, una bambina di otto anni poi scomparsa nel nulla. Gli ultimi due versi, in particolare, suonano tragicamente profetici: Corri via subito. O quello potrebbe essere l’ultimo giorno della tua vita. Qualcuno deve averla portata via nel sole d’estate senza che lei mettesse in pratica i preziosi insegnamenti. E ora, quattro mesi dopo, in autunno, le sue ossa sono venute alla luce sotto un cumulo di foglie secche coperte da un groviglio di edere velenose. Non si è trattato di una disgrazia o di una fuga volontaria. La piccola Annamay, secondo gli inquirenti, è morta per mano di una persona non identificata. Eppure tutti le volevano bene e si sentono in colpa per la sua fine atroce. Tutti, tranne il suo assassino.

L’incipit:

La principessa scese il vialetto del giardino saltellando, accompagnata dalla sua corte. Il più grosso dei due attendenti aveva un folto pelo nero e presumibilmente veniva da Terranova, ma questo non venne mai provato. L’altro era un tedesco dal pelo castano. Erano entrambi leali e affezionati (pur se con una propensione a ignorare spesso i comandi che a loro parevano inattuabili o del tutto inutili) e l’ascoltavano con grande attenzione. La pancia grassa e setosa di Newf si trasformava in un morbido cuscino per il capo reale, quando la principessa voleva sdraiarsi sotto una quercia per guardare i vermetti che si contorcevano sulle punte delle foglie come acrobati di un circo.
Anche Shep era molto utile. Era lui che tirava i pattini a rotelle lungo il vialetto e leccava via lo sporco e il sangue dalle ginocchia e dai gomiti sbucciati, in modo che la principessa non dovesse rientrare in casa e sentirsi rimproverare. Shep era bravo quanto la governante, la signora Chisholm, con i suoi strofinacci da cucina, il sapone e i batuffoli di cotone immersi nell’alcol. Inoltre, Shep era molto gentile e non dava mai fastidio.
Naturalmente, la signora Chisholm era sempre sospettosa. — Mi pare che qualcuno sia caduto di nuovo, o sbaglio?
— A me non fa male niente — diceva Annamay, senza ammettere nulla e senza in realtà dover mentire.
— Ci scommetterei un dollaro che è proprio così. Hai permesso ancora a una di quelle bestiacce di leccarti. Un giorno o l’altro morirai di qualche terribile malattia causata dalla bava dei cani.

L’autrice:

Margaret Millar (1915-1994), canadese, è una delle grandi autrici del giallo. Trasferitasi negli Stati Uniti dopo il matrimonio con l’altrettanto grande Kenneth Millar, in arte Ross Macdonald, ha firmato romanzi caratterizzati da trame solidamente costruite, alta tensione narrativa e scrittura raffinata. I suoi personaggi ricorrenti sono il legale Tom Aragon, lo psichiatra Paul Prye e l’ispettore Sands. Ha vinto diversi premi, tra cui l’Edgar nel 1956 e il Grand Master nel 1983.

L.

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