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Il sessantacinquesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo gennaio un pastiche firmato da W.P. Lawler.

La scheda di Uruk:

65. Sherlock Holmes. Il villaggio della morte (Treachery in Torquay, 2018) di W.P. Lawler [gennaio 2020] Traduzione di Marco Bertoli

La trama:

Dicembre 1905. Quest’anno il tranquillo e pittoresco villaggio di Torquay, meta prediletta dei vacanzieri sulla costa sudovest dell’Inghilterra, si prepara a trascorrere un cupo Natale. Già, perché una serie di morti misteriose ha sconvolto il clima di attesa della festa diffondendo paure e sospetti. L’intera comunità è in preda al terrore: si sbarrano porte e finestre, ai bambini si consente di uscire solo accompagnati, mentre si alimentano dicerie e superstizioni. È dunque una ben lugubre atmosfera quella che accoglie due forestieri in trasferta da Baker Street al Devon shire. Tuttavia Sherlock Holmes e il dottor Watson non hanno in programma un riposante soggiorno, ma un’indagine da avviare su richiesta di un avvocato del posto, con l’aiuto non previsto di una ragazzina dalle inaspettate doti investigative. Per risolvere il caso prima che l’amena località si trasformi in una città fantasma.

L’incipit della premessa

Chi non avesse potuto trovare copia del mio primo pastiche sherlockiano, Mystery at St Andrews, sappia che la MX Publishing ne ha disponibili ancora alcune. Si tratta di un giallo imperniato sul golf, ambientato nell’Auld Grey Toon di St Andrews e sul famosissimo Old Course.
A dire il vero, in quel romanzo il golf ha un ruolo preminente e nello scriverlo mi sono divertito molto, nell’escogitare la trama così come nell’inventare tanti personaggi originali che interagissero con alcuni degli eroi e dei cattivi più famosi di Arthur Conan Doyle. Vi si trovano singolari partite e, insieme, interpretazioni molto interessanti del regolamento che, ne sono sicuro, divertiranno tanto i golfisti quanto chi quel gioco non lo pratica. Tuttavia mi corre l’obbligo di dire che, se il golf non vi piace, probabilmente quel romanzo non fa per voi.
Al contrario, e lo dico con orgoglio, questo mio nuovo lavoro,
Il villaggio della morte, dovrebbe dimostrarsi gradito a tutti, e di sicuro a ogni sherlockiano di vera fede.
Come ben sanno la mia famiglia e i miei amici, amo mettermi sempre alla prova, sul campo di golf o componendo o studiando un pezzo di musica, e perfino scrivendo la storia del mio circolo golfistico, il Fox Hill CC di Exeter, Pennsylvania: i progetti che richiedono un serio impegno di tempo e di energie sono i miei preferiti.
O per meglio dire… non mi dispiacerebbe scodellare romanzi come se niente fosse, ma non è questo il modo di procedere di un autore serio. Per un romanzo ben fatto occorre prestare attenzione a molti aspetti.

L’incipit:

Mercoledì 18 ottobre 1905
Il suono delle onde sulla riva sassosa turbava il silenzio della sera lungo una stradina isolata nelle vicinanze del tranquillo villaggio costiero di Torquay. Un quarto di luna splendeva dietro nuvole in corsa, guida a un solitario viandante che, lanterna alla mano, tornava a casa percorrendo Meadfoot Road. Aveva finito di lavorare e al pensiero del focolare acceso cominciava a sorridere. Avrebbe avuto accanto a sé Emma, la cara moglie, pronta a esaudirne ogni desiderio.
— Ah — sospirò — fra un attimo sarò nella mia poltrona, e forse starò gustando il budino di prugne di Emma. Che bello…
Un refolo di vento dalla costa sottostante rispose alle sue riflessioni. Lo zefiro sibilò fra i rami nudi, sollevando molte foglie che da poco erano cadute in un boschetto di aceri. L’uomo parve compiacersi della risposta della natura.
Nel corso delle ultime settimane, aveva fatto caso al cattivo stato di manutenzione di lunghi tratti di quella via. Proprio mentre ci pensava, con il piede sinistro incappò in una radice; inciampò e finì disteso a terra in una siepe a fianco della strada. Si rimise in piedi dopo un istante di sbalordimento, aiutandosi con un ramo di quercia caduto, poi rise piano della propria sbadataggine. Notò allora di avere perso uno stivale.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes indaga a Torquay di Luigi Pachì:

«In questo volume della nostra collana dedicata agli apocrifi e ai pastiche sherlockiani facciamo la conoscenza di un nuovo autore, W.P. Lawler. Americano, nato a Pittston in Pennsylvania, ha superato la settantina d’anni (per l’esattezza è del 1947). Attualmente vive in una piccola città chiamata West Wyoming, sempre in Pennsylvania, dopo essersi trasferito lì da Pittston nel 1983. È sposato felicemente con la moglie Gloria, dalla quale non ha avuto figli. Da quello che mi ha detto, nonostante la mancanza di prole, lui e la consorte si sentono comunque molto soddisfatti nel ruolo attuale di zii tuttofare.»

L.

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