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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di gennaio (n. 1428) presenta il primo romanzo di Lilian Jackson Braun.

La prima (ed unica) apparizione del romanzo risale al 1991, quando la Mondadori lo ha presentato nel numero 2192 della collana “Il Giallo Mondadori”.

La scheda di Uruk:

1428. Il gatto che leggeva alla rovescia [Jim Qwilleran 1] (The Cat Who Could Read Backwards, 1966), di Lilian Jackson Braun [gennaio 2020] Traduzione di Lydia Lax
Inoltre contiene il racconto:
Maresciallo, io la odio, di Alessandro Maurizi, vincitore del premio Nero su ghiaccio 2019

La trama:

Jim Qwilleran, ex cronista di nera, non è entusiasta di ritrovarsi a scrivere articoli sul mondo dell’arte per un giornaletto locale. Ma, con un lungo periodo d’inattività alle spalle e una reputazione non proprio impeccabile da farsi perdonare, deve almeno provarci. Certo non può immaginare che il pur bizzarro e movimentato ambiente degli artisti e dei critici, con il suo prevedibile sfondo di invidie e rancori, abbia in serbo per lui addirittura un caso di omicidio. Quando il direttore di una galleria viene trovato morto, pugnalato alla gola con uno scalpello, tra quadri squarciati e una scultura femminile ridotta in pezzi, Qwilleran sente risvegliarsi l’istinto del cacciatore. Un istinto che peraltro condivide con un partner piuttosto insolito: un gatto siamese di nome Koko, in possesso di svariate qualità di norma ritenute una prerogativa degli umani. Non ultima, quella di saper fiutare una pista in un’indagine criminale.

L’incipit:

Jim Qwilleran, il cui nome metteva in difficoltà tipografi e correttori di bozze da due decenni, arrivò con quindici minuti di anticipo all’appuntamento con il direttore del “Daily Fluxion”.
In sala d aspetto prese l’edizione del mattino e studiò la prima pagina. Lesse le previsioni del tempo (caldo primaverile), la tiratura (427.463) e il motto dell’editore snobisticamente stampato in latino (“
Fiat Flux”).
Lesse l’articolo di testa riguardante un processo per omicidio e quello sulla corsa governatoriale, nel quale trovò due refusi. Notò che il museo d’arte non era riuscito a ottenere la sovvenzione di un milione di dollari, ma sorvolò sui particolari. Saltò l’articolo su un gatto rimasto intrappolato in una grondaia, ma lesse tutto il resto: “Poliziotto arresta malvivente in un conflitto a fuoco”; “Inchiesta su guerra tra spogliarelliste nel Loop”; “Parlare di tasse irrita i democratici e intanto le azioni salgono”.
Qwilleran udiva i familiari rumori al di là della porta a vetri: macchine per scrivere che ticchettavano, telescriventi che pulsavano, telefoni che squillavano. A quei suoni i suoi grandi baffi sale e pepe si rizzarono e lui se li allisciò con le nocche. Era ansioso di dare un’occhiata all’ambiente rumoroso e frenetico della redazione finanziaria prima della chiusura del giornale. Raggiunse la porta e sbirciò attraverso il vetro.
I rumori erano autentici, ma la scena, scoprì, era tutta sbagliata. Le veneziane erano diritte, le scrivanie in ordine e senza sfregi. Le minute appallottolate e i ritagli di giornale, che avrebbero dovuto essere sparpagliati sul pavimento, erano invece raccolti nei cestini metallici. Mentre contemplava sconcertato quella scena gli giunse alle orecchie un rumore sconosciuto: un rumore che non armonizzava con la musica di fondo di tutte le redazioni finanziarie che aveva visto in vita sua. Poi notò un fattorino che stava infilando una matita gialla in un minuscolo aggeggio miagolante. Qwilleran fissò l’oggetto. Un temperamatite elettrico! Mai avrebbe immaginato che si sarebbe arrivati a questo. E ciò gli ricordò da quanto tempo aveva perso i contatti con quel mondo.

L’autrice

Lilian Jackson Braun (1913-2011), giallista americana, inizia la sua carriera professionale collaborando con alcuni quotidiani di Detroit. Dedicatasi alla narrativa, firma a partire dagli anni Sessanta una fortunata serie di storie poliziesche che hanno come protagonisti il giornalista Jim Qwilleran e una coppia di gatti siamesi.

L.

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