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La Newton Compton porta in libreria una nuova narrazione del celebre massacro di Teutoburgo del 9 d.C.

La scheda di Uruk:

1061. Le tre legioni (Arminius, 2017) di Robert Fabbri [gennaio 2020] Traduzione di Rosa Prencipe

La trama:

9 d.C. Nella foresta di Teutoburgo, in un paesaggio segnato da burroni, querce centenarie e torrenti che scorrono lungo sentieri scoscesi, Arminio, alla testa di un esercito formato da sei tribù di germani, ha annientato tre legioni romane. Quasi ventimila uomini hanno perso la vita, massacrati senza pietà dai barbari. Il tradimento di Arminio ha sconvolto il Senato e la notizia del furto di tre aquile delle legioni ha raggiunto funesta il cuore dell’impero. Una pugnalata all’onore di Roma, ora costretta a ridimensionare i suoi domini entro il confine del grande fiume Reno. Ma come può un uomo omaggiato della cittadinanza romana arrivare a sfidare così clamorosamente l’impero? Quale sfrenata ambizione può avere spinto un soldato, addestrato dai più valorosi generali romani, a tradire coloro che si erano fidati di lui?

L’incipit:

Ravenna 37 d.C.

«Ad affrontare Synatos, il reziario, vi do il secutor, Lico di Germania!».
Il boato di approvazione della folla soffocò la voce dell’annunciatore; ma per Thumelicatz fu un brusio ovattato che penetrò appena l’elmo di bronzo che gli racchiudeva la testa. Avanzò a grandi passi nell’arena, mostrando la spada corta ai diecimila spettatori che scandivano: «Lico! Lico!», la forma abbreviata del suo nome latinizzato: Tumelico. Sollevando la spada in aria a tempo con il coro e impugnando lo scudo rettangolare semi-cilindrico, decorato con una testa di cinghiale, salutò ogni parte dell’arena ovale.
Thumelicatz aveva imparato molto presto, nei suoi cinque anni sulla sabbia, dal lanista Orosio, suo proprietario nonché allenatore, a ingraziarsi la folla, malgrado i sentimenti che provava per essa: un gladiatore popolare con il sostegno del pubblico aveva una sorta di vantaggio in ogni combattimento e, in caso di sconfitta, poteva aspettarsi la sua misericordia. Orosio aveva una grande esperienza, essendosi guadagnato la spada di legno della libertà quindici anni prima, dopo cinquantatré combattimenti; a Thumelicatz mancava solo una vittoria per eguagliare quel risultato, grazie agli insegnamenti del lanista. Rivolse la spada verso il suo mentore seduto tra la folla; Orosio, un tempo oggetto di paura e disprezzo ma ora di riluttante rispetto, inclinò la testa per accogliere l’omaggio.
Infine, urlando le rituali parole di un gladiatore in procinto di intraprendere un combattimento mortale, Thumelicatz salutò il promotore dei giochi, seduto sotto l’unico baldacchino presente nell’arena. Con un grazioso gesto della mano, il promotore, il recentemente insediato prefetto della piccola città provinciale di Ravenna, indicò di essere pronto a vedere sangue versato; si sistemò la toga bianca bordata da una sottile fascia porpora, simbolo del suo rango equestre, e tese i palmi per accettare il riconoscimento della folla.
Il sudore colò sulla faccia di Thumelicatz dal berretto di feltro che portava sotto l’elmo; sbatté le palpebre e girò la testa, scrutando, attraverso i due piccoli fori per gli occhi nel visore liscio, il suo avversario, il reziario Synatos, senza elmo ma armato di rete e tridente. Individuato il nemico, tenne lo sguardo fisso su di lui, sapendo che il gladiatore più leggero e agile avrebbe cercato di sfruttare la propria velocità per sottrarsi alla sua visuale. Gravato da elmo, scudo e l’ampia cintura di cuoio che gli fissava il perizoma, insieme alle spesse protezioni imbottite sul braccio destro e la parte inferiore della gamba destra, oltre a un gambale di cuoio cotto a quella sinistra, il secutor era lento a paragone. Thumelicatz sapeva per esperienza che era fondamentale concludere alla svelta il combattimento, prima che la stanchezza avesse la meglio su di lui.

L’autore:

  • Autori: Robert Fabbri - è nato a Ginevra e vive tra Londra e Berlino. Per venticinque anni ha lavorato in produzioni televisive e cinematografiche. La passione per la storia, in particolare per quella dell’antica Roma, lo ha spinto a scrivere la serie dedicata all’imperatore Vespasiano. Per saperne di più: http://www.robertfabbri.com

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L.

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