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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di febbraio (n. 1429) presenta il romanzo inedito di un grande maestro.

La scheda di Uruk:

1429. Dov’è Cicley? (Cicely Disappears, 1927) di Anthony Berkeley [febbraio 2020] Traduzione di Mauro Boncompagni
Inoltre contiene il racconto:
Il respiro del diavolo, di Marzia Musneci

La trama:

Stephen Munro, giovane gentiluomo, versa in difficoltà economiche. È talmente squattrinato da essersi procurato un impiego come valletto nell’antica residenza dell’aristocratica lady Susan Carey. A Wintringham Hall lo attendono però non poche sorprese e qualche situazione imbarazzante. Prima le innumerevoli incombenze domestiche a cui di sicuro non è abituato; poi gli incontri indesiderati con persone che era solito frequentare da pari a pari e che ora è tenuto a servire da subordinato. Ma più di tutto una serata fra ospiti della migliore società che culmina nientemeno che in un esperimento di magia. Come sempre, in questi casi, al generale scetticismo si mescola una vaga inquietudine. E al riaccendersi delle luci, qualcosa è accaduto. Cicely Vernon, prediletta dell’anziana lady Susan, non è più nella sala e non può esserne uscita. Al suo posto una sedia vuota, segno plastico di una sparizione inspiegabile che, nonostante la parvenza soprannaturale, avrà conseguenze minacciosamente reali.

L’incipit

Bridger, valletto personale dell’esimio Stephen Munro, del 196 B di Half Moon Street, era un uomo dal carattere singolarmente tranquillo. Persino il fatto che gli fosse stato dato il nome di battesimo di Ebenezer – cosa che sarebbe bastata a turbare chiunque – non sembrava disturbare minimamente i sonni del signor Bridger, che si sobbarcava quel fardello con la stessa calma stoica con la quale aveva svolto il proprio dovere di servitore del signor Munro negli ultimi otto anni, sia come suo attendente in Francia, sia come valletto e segretario privato nei più estenuanti tempi di pace. Bridger aveva quarantadue anni, tanti rispetto ai ventisette del suo datore di lavoro, e la vita non aveva in serbo ulteriori delusioni per lui.
Quella era una fortuna, perché Stephen Munro, mentre divorava gli impareggiabili rognoni e gustava l’ineccepibile caffè che aveva preparato Bridger, iniziò a meditare sulla divulgazione di una notizia che per qualcuno meno tetragono del suo valletto avrebbe rappresentato più un cataclisma che una semplice delusione.
Si strinse la vestaglia color porpora intorno alla figura alta, snella e atletica e si appoggiò comodamente allo schienale della sedia. — C’è una cosa che bisogna riconoscerti, Bridger — osservò con un sospiro soddisfatto. — Sai cucinare i rognoni a meraviglia.
— Sì, signore — ammise Bridger, porgendo al suo datore di lavoro un portasigarette d’argento. — Sigaretta, signore?
— Grazie. — Stephen ne prese una e l’accese.

L’autore:

Anthony Berkeley (1893-1971), pseudonimo del britannico Anthony Berkeley Cox, è tra i grandi autori dell’epoca d’oro del poliziesco. Dopo aver preso parte alla Prima guerra mondiale, ha iniziato a collaborare come giornalista con importanti testate, attività che per tutta la vita ha affiancato a quella di giallista. È stato tra i fondatori del Detection Club, e si è firmato anche Francis Iles e A. Monmouth Platts. Il suo personaggio più famoso è l’investigatore Roger Sheringham, protagonista di una decina di romanzi.

L.

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