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Prima di darlo via schedo questo numero de “Il Giallo Mondadori“, quando ancora era diretto da Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata, come sempre, da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

823. Buona caccia, Mister Gideon! [Gideon 2] (Gideon’s Week, 1963) di J.J. Marric (John Creasey) [8 novembre 1964] Traduzione di Bruno Just Lazzari
Inoltre contiene il racconto:
Non mi credete mai (You Never Believe Me, “EQMM“, febbraio 1964) di Davis Grubb

La trama:

La macchina di Scotland Yard è in perpetuo movimento e non passa giorno senza che George Gideon, comandante del Criminal Investigation Department, debba occuparsi dei più svariati delitti. Furti, frodi, assassinii, rapine, episodi di violenza, incendi dolosi, e così via. Questa settimana, due «casi» emergono sugli altri per gravità e urgenza: quello della ragazza trucidata in un bosco del Kent, mentre coglieva le primule e quello di un’evasione in massa, verificatasi nel Penitenziario di Millways. Ben presto, il secondo caso prende il sopravvento, poiché tra gli evasi c’è Benson il terribile bandito, e Benson, come Gideon sa, medita una sanguinosa vendetta. D’altra parte, l’indiziato numero uno per l’assassinio della «ragazza delle primule» è un giovane sulla cui colpevolezza George Gideon ha i propri dubbi. I giornali sono quasi tutti «colpevolisti», e il comandante conosce, per esperienza, il peso dell’opinione pubblica. Bisogna stringere i tempi, bisogna subito scoprire la verità prima che la pista si confonda. Ma bisogna anche fermare Benson, ad ogni costo!

L’incipit:

Lunedì mattina, quando George Gideon, del Dipartimento Investigativo Criminale, uscf di casa per recarsi a Scotland Yard, sapeva perfettamente che laggiù stavano preparando il rapporto che gli sarebbe stato presentato al suo arrivo. E Gideon non aveva difficoltà a immaginare le smorfie scherzose del suo aiutante Lemaitre e di quelli che lo aiutavano a buttar giù il rapporto. Anche lui aveva abbozzato le stesse smorfie a lungo, prima di essere nominato Comandante. Quella carica, conferitagli di recente, lo infastidiva un po’ e Gideon preferiva ad essa, per molte ragioni, il suo vecchio titolo di Sovrintendente capo. Ma l’essere Comandante comportava alcuni vantaggi: era un titolo veramente serio e Gideon, che aveva anche lui le sue debolezze umane, quasi poteva finalmente riscaldarsi al sole della gloria, dopo essere arrivato in cima alla scala.
Dopo lunghe settimane di un freddo tremendo, durante le quali la neve aveva coperto la maggior parte dell’Inghilterra e paralizzato, per ben due volte, la circolazione di Londra, quella tiepida mattina primaverile era una cosa deliziosa. Tranne per Gideon che, da buon poliziotto, preferiva il freddo, perché l’immenso gregge dei teppisti che lavorava nell’ombra detestava gli angoli di strada dove si batte i denti, le vie scivolose e il vento aspro che raggela le mani, insomma, tutto ciò che intralciava un’azione rapida e sicura. Non era strano quindi che le ondate di freddo avessero provocato un rallentamento dell’attività criminale e se l’ultimo periodo era stato uno dei più freddi, era stato anche uno dei più calmi.
Gideon svoltò nella piazza del Parlamento, si fermò a un semaforo rosso, rispose al saluto di un poliziotto che l’aveva riconosciuto e costeggiò distrattamente i lungo-Tamigi. Il fiume scorreva cupo sotto la pallida nebbia del mattino. Stava per arrivare a Scotland Yard quando vide una macchina della Squadra. Omicidi spuntare dal porticato e scomparire, a gran velocità, in direzione del quartiere di Blackfriars e della City.
“Che cosa sarà successo?” si chiese Gideon guardando l’autista intrufolarsi fra le macchine con un virtuosisismo eccezionale persino per uno della polizia. Poi, Gideon entrò nel cortile di Scotland Yard dove c’era un posto riservato per la sua macchina. Era anche quello uno dei vantaggi della sua nuova carica: nessuno avrebbe osato portargli via quel posto.
Salì quindi la scala che portava agli uffici, perfettamente conscio dell’attenzione di cui era oggetto. Tutti, infatti, lo notavano, tanto gli agenti e gli ispettori che passavano nei corridoi, quanto i curiosi nascosti dietro le porte.
e certamente anche quel sergente che stava andando velocissimo verso l’ufficio dell’ispettore capo Lemaitre per annunciargli l’arrivo del “Capo”.
Ma Gideon non sapeva ancora che anche quelli che non avevano motivo di aver soggezione di lui, erano avvertiti della sua presenza da uno strano fenomeno di telepatia. Perché, lui, non si rendeva esattamente conto del suo aspetto fisico. Sapeva di essere massiccio, come molti suoi col- laboratori, ma non gli era mai passato per la mente che era l’unico ad avere una simile mole e un simile paio di spalle. Era alto un metro e novanta e i vestiti ampi accentuavano il suo aspetto robusto. Camminava con disinvoltura affettata, ma con un ritmo preciso, che diventava minaccioso quando le circostanze lo esigevano. Gideon camminava sempre come un uomo che sa esattamente dove va e che nessun ostacolo potrebbe scostare dalla meta.

L.

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