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La Adelphi porta in libreria Il signor Cardinaud di Georges Simenon.

Il romanzo era già arrivato in Italia nel 1957, come numero 75 della collana “Il Girasole” (Mondadori) e con il titolo Sangue alla testa, per far capire il collegamento con il film di Gilles Grangier tratto dall’opera di Simenon: Sangue alla testa (1956), con protagonista Jean Gabin.

La scheda di Uruk:

707. Il signor Cardinaud (Le fils Cardinaud, 1942) di Georges Simenon [febbraio 2020] Traduzione di Sergio Arecco

La trama:

«Lui non aveva ancora quindici anni e già l’amava. Non come si ama una donna ma come si ama un essere inaccessibile. Come, al tempo della prima comunione, aveva amato la Madonna». Alla fine Hubert Cardinaud è riuscito a sposarla, quella Marthe «di cui tutti dicevano che si dava delle arie». Così com’è riuscito, lui, il figlio del cestaio, a diventare un distinto impiegato: uno che la domenica, all’uscita della messa, scambia saluti compunti e soddisfatti con i conoscenti e poi, dopo essersi fermato in pasticceria a comprare un dolce, torna a casa dove la moglie sta cuocendo l’arrosto con le patate. Una domenica, però, trova l’arrosto bruciato e la casa vuota – e gli crolla il mondo addosso. Non gli ci vorrà molto per scoprire che Marthe se n’è andata con un poco di buono, e che tutti in città lo sanno, e lo compatiscono, e pensano che sia un uomo «finito, annientato». E invece no. Hubert decide di ritrovare Marthe, a ogni costo, di bere «il calice fino alla feccia». Simile a «una formica ostinata che segue ostinatamente la sua strada, il suo destino, e che, ogni volta che il carico le sfugge, lo afferra di nuovo, pur essendo quel carico più grosso di lei», andrà a cercare Marthe, perché il suo posto è lì, «accanto a lui e ai bambini», e perché confida «nel trionfo del bene sul male, nella supremazia dell’ordine sul disordine» – «nell’inevitabile, fatale armonia». Con la consueta acutezza psicologica, e una sorta di ammirata partecipazione, Simenon ci racconta di un amore eroico, capace di non indietreggiare di fronte al tradimento e alla vergogna.

L’incipit:

Era come un tappo di sughero in balìa della corrente. A testa alta, con il busto eretto, guardava fisso davanti a sé e ciò che vedeva si armonizzava intimamente con ciò che udiva e con ciò che provava: ricordi, pensieri, progetti.
Era contento, contento di essere la persona che era, di trovarsi lì, di quanto aveva fatto dal giorno della prima comunione, ricevuta in quella stessa chiesa, contento di quanto aveva fatto dal giorno del suo matrimonio – era un sabato, e quel sabato nella sola Notre-Dame-de-Bon-Port ne erano stati celebrati sette…
Pur senza chinare il capo o abbassare gli occhi, sapeva che suo figlio era accanto a lui, un ometto di tre anni, vestito alla marinara, che guardava fisso davanti a sé con lo stesso atteggiamento composto del padre.
Anche la gioia di Cardinaud era una gioia composta, così come lo erano il suono dell’organo, il profumo dell’incenso e il silenzio delle tantissime persone accalcate nella chiesa per assistere alla messa solenne della domenica.
Si segnavano, s’inginocchiavano, si rialzavano tutte
insieme, oppure, chinando un po’ il capo, si battevano il petto. Alcuni, come Cardinaud, cantavano, confondendo la propria voce con le altre… Una voce che si scioglieva nell’onda sonora supportata dal basso continuo dell’organo.
«
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi…».
Venti, trenta bambini, lassù, schierati, lo sguardo fisso sul messale, intonavano con un timbro di voce acutissimo:
«
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi…».
Anche Cardinaud, un tempo, era stato uno di quei bambini, in quella medesima chiesa. Adesso era vestito di nero, come tutti gli uomini che conosceva, i parrocchiani che occupavano le prime file di banchi. Dietro si stipava la folla di quelli che venivano a Les Sables-d’Olonne solo d’estate, quelli per i quali la messa è un diversivo: donne con abiti fantasia, le unghie laccate e i piedi nudi infilati nei sandali, o giovani in maniche di camicia…
Lui vedeva tutto quanto senza voltarsi, vedeva e viveva in prima persona tutto quanto, gli andirivieni del decano e dei due diaconi davanti all’altare, i passettini precipitosi dei chierichetti vestiti di bianco e rosso, il tintinnio delle ampolle. Anche lui, da piccolo, aveva servito messa.

L.

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