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Sessantunesima avventura del Principe delle Spie Malko Linge.

La scheda di Uruk:

61. Come un colpo di cammello [SAS 61] (Le complot du Caïre, 1981) di Gérard de Villiers [marzo 2020] Traduzione di Mario Morelli

La trama:

Una bomba allo Sheraton del Cairo provoca una strage. Per i servizi segreti egiziani l’attentato, come altri simili avvenuti in precedenza, porta la firma di Gheddafi. Destabilizzare il paese creando un clima d’insicurezza è secondo loro l’obiettivo del dittatore libico. Per la CIA le cose non sono così semplici. Può esserci lo zampino di qualche gruppo integralista? Quando bisogna andare a caccia di risposte muovendosi con abilità e discrezione in uno scenario dove si scontrano le forze d’intelligence di mezzo mondo, nessuno può competere con un agente fuori quadro come Malko Linge. Spetterà a lui individuare l’esecutore materiale per poter risalire ai mandanti. Ma le tracce dell’uomo che ha piazzato l’ordigno esplosivo, probabilmente il sanguinario Abu Sayed, incrociano quelle di una coppia di pericolosi terroristi tedeschi. L’intrigo si rivela ancora più complicato, mentre circolano voci insistenti di un complotto che mira a colpire un bersaglio ai massimi livelli. Farà bene a non lasciarsi distrarre dalle bellezze locali, il Principe delle Spie, se vuole evitare di finire sepolto sotto un metro di sabbia nel deserto.

L’incipit

Fifì Amer batté con violenza un piede a terra, facendo tintinnare i braccialetti carichi di ciondolini verdi che portava alle caviglie. I suoi occhi, ombreggiati da false ciglia lunghe un chilometro, lampeggiavano. Il seno, appena velato dal corsetto di strass del costume di scena, le si sollevava come se volesse balzare addosso al suo interlocutore. Le labbra carnose, aperte in un ghigno, scoprivano i denti bianchissimi, come un cane pronto a mordere.
Con i pugni sui fianchi rotondi, la ragazza urlò: — Fuori dai piedi, cane!
Abu Sayed sopportò l’insulto senza battere ciglio. Quando era necessario, sapeva essere paziente. Col suo vestito attillato, camicia aperta e senza cravatta, le scarpe a punta, e con quel suo aspetto da seduttore, pareva uno di quei cantanti sdolcinati che mandano in visibilio gli egiziani. I suoi lineamenti regolari, incorniciati dai capelli molto lunghi, erano appena un po’ tesi. Solo gli occhi, più scuri del solito, rivelavano la sua esasperazione. Si voltò istintivamente per assicurarsi che la porta del piccolo camerino in cui si cambiavano le danzatrici del locale notturno dello Sheraton fosse ben chiusa. Fifì Amer seguì il suo sguardo e colse l’occasione. Raggiunse con un balzo la porta, la spalancò e, saldamente piantata sui piedi nudi, ripeté: — Fuori!
La collera abbelliva il suo viso sensuale da cortigiana volgare. Abu Sayed la scostò e richiuse la porta. Non poteva andarsene senza aver fatto ciò che doveva. Stringendo sotto il braccio sinistro il pacchetto che aveva portato, allungò la mano destra e sfiorò l’anca nuda della danzatrice, tra la gonna ricamata e il bolero.
— Tesoro! — disse in tono conciliante. — Adesso ti spiego. Fifì Amer fece un salto indietro, come se fosse stata morsa da un cobra.
— Non toccarmi, cane!

L’autore:

Nato a Parigi nel 1929 da una famiglia di militari con ascendenze aristocratiche, Gérard de Villiers inizia la carriera come giornalista, dopo essersi laureato in Scienze politiche. Nel 1965 scrive il primo romanzo con protagonista SAS, Sua Altezza Serenissima Malko Linge: SAS a Istanbul. Seguiranno 200 avventure di SAS, e De Villiers introdurrà nella spy story elementi di sesso e di violenza prima sconosciuti. L’autore è scomparso nel 2013.

L.

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