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La TimeCrime (Fanucci) porta in libreria un romanzo con un’inquietante anticipazione del coronavirus…

La scheda di Uruk:

Abisso (The Eyes of Darkness, 1981) di Dean Koontz [marzo 2020] Traduzione di A. Battistella, A. Lini, M. Martina, E. Antonini

La trama:

E se l’incidente che le ha portato via suo figlio non fosse mai avvenuto?
È trascorso un anno da quel giorno fatale in cui Tina Evans ha perso suo figlio Danny e anche se la sua vita è cambiata per sempre, ora sta finalmente iniziando ad accettarlo. Il successo nel lavoro, un incontro di passione e sentimento… tutto sembra rimettersi al posto giusto. Ma le basta confondere il viso di un bambino per quello di suo figlio nell’auto di uno sconosciuto per scatenare in lei un vortice di dubbi ed emozioni incontrollate. E poco dopo, nella camera del suo bambino, sulla lavagna cominciano ad apparire due parole: NON MORTO.
Tina ha motivo di credere che quell’incidente con gli scout non si sia mai verificato, e che forse suo figlio viene tenuto lontano da lei, prigioniero di un uomo in nero, e disperatamente bisognoso del suo aiuto. E così, verso un lento e inesorabile destino, il dolore e il dubbio genereranno in lei un’ossessione da cui le sarà impossibile sottrarsi: il bisogno di rivedere suo figlio a costo di sprofondare nell’abisso.
Organizzazioni militari segrete e misteriose sperimentazioni sono al centro del romanzo di Dean Koontz, che grazie alla sua straordinaria capacità di descrivere l’animo umano già nel 1981 riuscì a profetizzare una minaccia del nostro tempo in un thriller angosciante e sensazionale.
Dall’autore best seller in tutto il mondo, con oltre 450 milioni di copie vendute, un romanzo definito dalla critica e dai lettori con queste parole: “costruito sapientemente, originale e decisamente inquietante. Una lettura imperdibile, suspense ai massimi livelli e un finale assolutamente inatteso.”
Finora inedito in Italia, questo romanzo ha già venduto 4 milioni di copie.

L’incipit:

A mezzanotte e sei minuti, martedì mattina, tornando a casa dopo le prove del suo nuovo spettacolo, Tina Evans vide suo figlio, Danny, nell’auto di uno sconosciuto. Ma Danny era morto da più di un anno.
A due isolati dalla sua casa, con l’intenzione di comprare un litro di latte e un filone di pane integrale, Tina si era fermata a un negozio aperto ventiquattro ore, parcheggiando sotto la pioggerellina gialla di un lampione a vapore di sodio, accanto a una Chevrolet station wagon color crema brillante. Il ragazzo era nel sedile anteriore della macchina, mentre aspettava qualcuno nel negozio. Tina riuscì a vedere solo il lato del suo viso, ma sussultò dolorosamente riconoscendolo.
Danny.
Il ragazzo aveva dodici anni, l’età di Danny. Aveva dei folti capelli scuri come i suoi, un naso che somigliava al suo, e anche una mascella abbastanza delicata come quella di Danny.
Sussurrò il nome di suo figlio, come se avesse potuto far scomparire questa amata apparizione parlando più forte.
Ignaro che lo stesse fissando, il ragazzo portò una mano alla bocca e si morse delicatamente la nocca del pollice, cosa che Danny aveva iniziato a fare un anno o poco più prima di morire. Senza successo, Tina aveva cercato di correggergli quel cattivo vizio.
In quel momento, mentre guardava quel ragazzo, la sua somiglianza con Danny sembrava ancora più che una semplice coincidenza. Improvvisamente la bocca di Tina divenne secca e amara, e il suo cuore iniziò a fare un rumore sordo. Non si era ancora abituata alla perdita del suo unico figlio, perché non aveva mai voluto – o provato – ad accettarla. Osservando la somiglianza con il suo Danny, era troppo facile fantasticare che non ci fosse stata alcuna perdita.

L.

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