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Ventottesimo appuntamento con il ciclo di antologie di “Segretissimo Special” (Mondadori) che presentano, in ordine cronologico, tutte le avventure di Chance Renard, il Professionista, nato dalla penna di Stephen Gunn (Stefano Di Marino).

La trama:

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

Il picco delle aquile

Nel Burkina Faso infuria la guerra civile. Chance Renard deve aiutare un vecchio compagno d’armi della Legione, il generale Seku Bobi, detto Mangiauomini, a trovare rifugio fuori dal paese. Il generale vuole scambiare la sua libertà con scottanti informazioni riguardanti ingerenze straniere nel conflitto locale. Una missione difficile per il Professionista, perché tutti sembrano volere la testa di Mangiauomini: i governativi, le milizie di Boko Haram e perfino i russi…

Colori di guerra

Tra malavita locale e dell’Est europeo e terroristi islamici, Milano è diventata pericolosa come Bangkok. Chance Renard l’ha soprannominata Gangland e adesso è qui per una missione congiunta fra CIA e servizi italiani. Il bersaglio è un presunto agente di Al Qaeda che bisogna prelevare e trasferire in una prigione sicura dove sarà interrogato. Un sequestro in piena regola. In ballo c’è l’avvenire del Medio Oriente. Una polveriera che molti hanno interesse a veder deflagrare.

L’incipit de “Il picco delle aquile”

Burkina Faso
Di nuovo in Africa. Un tempo, pensava Chance Renard mettendosi lo zaino sulle spalle, si viaggiava lentamente, si aveva l’opportunità di abituarsi gradualmente al cambiamento e, tornando dall’Europa fredda e piovosa in quel continente caldo e soffocante, il brusco passaggio era attenuato dal lungo spazio fra i ricordi e la realtà. Quest’ultima oggi, invece, dopo appena qualche ora d’aereo ti aggrediva subito, non solo con odori e suoni frastornanti, ma anche con una valanga di pensieri che mescolavano il passato e il presente senza lasciarti respiro.
Era un po’ il senso di quella nuova missione, che richiamava i tempi della Legione, ma si svolgeva in un territorio che affrontava con rabbia quel momento storico e si poteva rivelare pericoloso e implacabile se non si conservava la mente fredda.
Superati i controlli doganali e una fila di baracchette di legno che vendevano un po’ di tutto nell’atrio squallido dell’aeroporto, Chance e la sua compagna si fecero largo tra i viaggiatori notturni appena arrivati da Tangeri con un volo Air France e si affacciarono alla notte tropicale. Questa li accolse con una zaffata che mescolava odori di cibo cotto per strada, vegetazione umida, scarichi di gas dei veicoli e rifiuti. In lontananza si scorgevano bagliori di incendi che rischiaravano un disordinato ammasso di palazzi e abitazioni più piccole che emergeva come un fortino fantasma. Aveva smesso di piovere da poco e l’acqua sollevava da asfalto e cemento un tendaggio di vapore malsano.

L’incipit di “Colori di guerra”

Beirut
La musica stagnava nell’aria come una litania di morte.
A notte fonda, il tetto del Forum 018, a dieci chilometri dal centro di Beirut verso La Quarantaine, si apriva a spicchio. Ma dal cielo calavano solo distanti riflessi di luna e un calore greve.
L’atmosfera all’interno del locale più trasgressivo della capitale libanese sapeva di malattia, di morte lenta, di disperata volontà di esorcizzare la paura con il divertimento a ogni costo.
Era stata una brutta giornata. Una postazione della forza di interposizione multinazionale era stata bersagliata da missili Kassam sparati da un gruppo di Hezbollah affiliati all’imam Nasrallah. Le truppe di pace avevano reagito in maniera confusa. Un colpo di mortaio era finito su una scuola. Si era scatenata una rapida, feroce battaglia che aveva raso al suolo un quartiere. A peggiorare le cose, ci si era messa una reazione, non richiesta ma estremamente cruenta, degli israeliani, che avevano “preventivamente” bombardato un villaggio sulla strada del confine siriano.
Risultato: due ore di fuoco demente da tutte le parti, seguite da un’isterica fase diplomatica per rabberciare la caricatura di tregua in vigore da qualche mese.
Dopo vent’anni il Libano era ancora zona di guerra.

L’autore:

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di Drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, venti anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercatelo su Facebook, la fan page di Chance Renard-Il Professionista ed ecco il blog.

L.

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