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La Einaudi porta in libreria una nuova indagine del commissario De Luca.

La scheda di Uruk:

L’inverno più nero (2020) di Carlo Lucarelli [marzo 2020]

La trama:

1944, Bologna sta vivendo il suo «inverno più nero». La città è occupata, stretta nella morsa del freddo, ferita dai bombardamenti. Ai continui episodi di guerriglia partigiana le Brigate Nere rispondono con tale ferocia da mettere in difficoltà lo stesso comando germanico. Anche per De Luca, ormai inquadrato nella polizia politica di Salò, quei mesi maledetti sono un progressivo sprofondare all’inferno. Poi succede una cosa. Nella Sperrzone, il centro di Bologna sorvegliato dai soldati della Feldgendarmerie, pieno di sfollati, con i portici che risuonano dei versi degli animali ammassati dalle campagne, vengono ritrovati tre cadaveri. Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.
«Alle 17:10, al primo calare del sole, il coprifuoco avrebbe trasformato il suk dentro le mura di Bologna in una città fantasma, accecata dall’oscuramento e muta, a parte gli scarponi delle pattuglie o quelli dei partigiani. Ma fino a quel momento, quella casbah fradicia e sporca, che scoppiava di voci rombando sorda come un treno in una galleria, brulicava di gente che cercava qualcosa, la neve, il burro, una sigaretta, un attimo in più per superare quello che per tutti, dall’inizio della guerra, forse da sempre, era l’inverno più ruvido e freddo. L’inverno più nero».

L’incipit:

Il tedesco spalancò la portiera e infilò la testa nella macchina, attento a non sbattere l’elmetto contro il montante. Si era tolto un guanto che teneva in bocca, tra i denti, come un cane, perché l’altra mano la stringeva sull’impugnatura del mitra, l’indice gonfio di lana ruvida che riempiva il ponticello, sul grilletto. Prese i documenti che Franchina gli porgeva, già pronti, e restò a lungo a guardarli in faccia tutti e due, impassibile, il ragazzino con ancora i brufoli e i capelli ondulati di brillantina al volante e De Luca a fianco, infossato nel sedile della 1100, avviluppato nel soprabito chiaro, troppo leggero per quell’inverno già così freddo.
Franchina accennò un sorriso, ma il tedesco non lo raccolse. Allungò il collo per vedere dietro, sotto il sedile vuoto, la mezzaluna di metallo della Feldgendarmerie che gli penzolava sulla stoffa pesante del pastrano, attaccata alla catena, come un collare, poi spalancò ancora di più la portiera mentre si tirava fuori, non tanto perché non ci passasse, anche se era un cristone alto e grosso, quanto per rimarcare che non la chiudessero, e si allontanò.
Il vicebrigadiere Aurelio Franchina lo seguì con lo sguardo mentre raggiungeva un collega altrettanto imponente, appoggiato col sedere alla scocca del carrozzino di un sidecar, i polsi appesi alle estremità della
Maschinenpistole portata a tracolla, una sigaretta fumante persa tra le dita guantate.
– Ammazza ’sti tedeschi, comandante! – disse. – So’ proprio tosti! – E soffiò anche un sibilo sottile, di ammirazione, che gli uscì tra le labbra in un pennacchio di vapore.
De Luca guardava da un’altra parte. Seduti su un cumulo di macerie accanto a uno degli archi più piccoli di Porta Saragozza, proprio sotto il cartello che indicava l’ingresso nella Sperrzone del centro di Bologna, con quell’altro, più piccolo,
verboten, proibito, mezzo strappato da una scheggia dell’ultimo bombardamento, c’erano due militi della Brigata Nera. Fumavano anche loro tranquilli, i fucili mitragliatori di traverso sulle ginocchia.
De Luca girò la manovella per abbassare il vetro del finestrino, batté le nocche del pugno sulla portiera per attirare la loro attenzione e con un cenno della testa indicò la donna che stava ferma davanti a loro, con i documenti in mano e una sporta stretta sotto braccio, a pestare i piedi su un mucchietto di neve sporca. Era ancora mattina presto, appena finito il coprifuoco, e c’era soltanto lei.
I militi lo fissarono, poi quello con la barbetta quadrata alla Balbo fermò quell’altro che stava per scattare, gli occhi fiammeggianti su De Luca, spense la sigaretta picchiettandola delicatamente contro un mattone, la mise nel taschino della giubba e si alzò a controllare i documenti della signora. Solo un’occhiata, distratta, senza neppure farle aprire la sporta che su un lato aveva una striscia di farina biancastra, farina di contrabbando, comprata a borsa nera da uno dei mulini fuori porta, sicuramente, De Luca la vedeva anche da là, in mezzo alla strada.

L’autore

Carlo Lucarelli (Parma, 1960) è autore di romanzi, saggi e sceneggiature. Per molti anni ha condotto trasmissioni televisive in cui ripercorreva celebri casi criminali esaminandone gli aspetti rimasti oscuri.

L.

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