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La Newton Compton rimanda a maggio l’uscita in cartaceo di un thriller già disponibile in eBook.

La scheda di Uruk:

1080. La famiglia al numero 13 (The Family at Number 13, 2018) di S.D. Monaghan [aprile 2020] Traduzione di Beatrice Messineo

La trama:

Mary è bella, ricca e incarna alla perfezione il ritratto di una donna felice. La sua splendida casa gode di una vista mozzafiato e il giardino è sempre in ordine. La sua vita sembra proprio perfetta. Ma dietro la porta di ingresso si nasconde una realtà molto diversa. Il marito, Andrew, le rivolge a stento la parola e trascorre le sue giornate da solo nel seminterrato, mentre suo nipote combatte con gravi disturbi del comportamento, che spesso provocano scatti d’ira imprevedibili. L’illusione di perfezione che Mary ha faticosamente costruito sta cominciando a sgretolarsi. Come se non bastasse qualcuno ha iniziato a inviarle messaggi anonimi, minacciando lei e la sua famiglia. E sembra conoscere i lati più nascosti della vita di Mary, quelli che lei si sforza di celare. Possibile che uno dei segreti dell’appartamento numero 13 sia in grado di mettere in serio pericolo lei e i suoi cari?

L’incipit:

Il sangue continuava a uscire mentre un freddo vuoto e crudo s’insinuava nella ferita come un fantasma. Connor fissava il cadavere. Riconobbe quel viso, un viso che aveva imparato a conoscere anche troppo bene. Poi annuì, il corpo sotto shock e la mente rimasta lucida dicevano la stessa cosa: Sì, questo è ciò che un coltello fa alla carne. Afferrò il manico verde mimetico e osservò l’acciaio, poi abbassò lo sguardo sulla ferita, come se non riuscisse a credere che, nel giro di pochi istanti, un vecchio arnese come quello fosse riuscito a sfondare la gabbia toracica e raggiungere la colonna vertebrale. La lama scintillò per un attimo sotto il bagliore dei lampioni di St. Catherine’s Hill, prima di finire inghiottita dall’ombra degli alberi dove la macchia di sangue sembrava una pozza oleosa.
Connor sollevò delicatamente la testa, nella speranza di trovare un barlume di vita da confortare. E poi voleva guardare ancora un’ultima volta quel volto che gli era diventato così familiare. Doveva mantenere il peso in equilibrio, senza scuotere troppo il corpo, quasi si aspettasse davvero di riscontrare un lamento, un piagnucolio che gli desse speranza. Ma era consapevole anche che quello fosse il fardello più pesante che un uomo potesse sostenere. Una pozza di sangue denso come vernice aveva già invaso il vialetto, mentre più in là era schizzato ovunque, come un furioso quadro di Jackson Pollock.
Al piano superiore di una casa del vicinato, si aprì la finestra di una camera da letto e una donna si affacciò nella solita quiete di St Catherine’s Hill. Ci fu un momento di silenzio, nel quale il suo cervello processò con esattezza ciò che vedevano gli occhi: e poi iniziò a gridare, la penetrante e sgomenta consapevolezza di ciò che giaceva, crudelmente mutilato, sul vialetto del numero 13.
Connor sollevò lo sguardo e fece per urlare, ma ne emerse soltanto un bisbiglio: «No. Non sono stato io. Non so cos’è successo. Non c’ero». Nel panico crescente, un lampo gli attraversò i pensieri come un proiettile:
Mi hanno incastrato. Fin dall’inizio. Adesso non mi crederà mai nessuno. Sono fottuto, completamente fottuto.
La donna gridò ancora per tutta St. Catherine’s Hill, stavolta formulando delle parole: «O mio Dio! Polizia. Chiamate la polizia!».
Connor guardò la strada oltre le due colonnine all’inizio del vialetto, sormontate dai pacchiani grifoni in pietra. Era questione di minuti, poi avrebbero sguinzagliato ogni pattuglia, ogni agente per trovarlo il prima possibile. Per forza. Si sa che quando qualcuno uccide e si sporca le mani di sangue, sprofonda in un baratro dell’esistenza in cui la vita non vale granché. A quel punto strapparne qualche altra non fa più tanta differenza. Nei portici di qualche casa vicina si accese la luce. Il tempo era ormai agli sgoccioli.

L’autore:

S.D. Monaghan è cresciuto a Dublino, ma ha sempre viaggiato per il mondo. Dopo due anni trascorsi in Thailandia a insegnare inglese, è tornato in Irlanda e si è laureato in psicologia. Ha vissuto in Canada per quattro anni e ha studiato sceneggiatura a Toronto, per poi conseguire un master in scrittura creativa a Dublino. La famiglia al numero 13 è il suo primo libro pubblicato dalla Newton Compton.

L.

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