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La Sperling & Kupfer porta in libreria un saggio scritto dal pronipote di un membro dei cosiddetti Peaky Blinders.

La scheda di Uruk:

La vera storia dei Peaky Blinders (Peaky Blinders: The Real Story, 2019) di Carl Chinn [marzo 2020] Traduzione di Dade Fasic

La trama:

I Peaky Blinders così come li conosciamo, grazie all’enorme successo dell’omonima serie Netflix, sono un concentrato di violenza e terrore. Thomas Shelby, capofamiglia e boss della gang, si muove nella Birmingham degli anni Venti, in cui si combattono sanguinose guerre tra delinquenti e polizia che coinvolgono terroristi irlandesi e autorità. Ma chi erano i veri Peaky Blinders? Esistevano davvero? Carl Chinn ha trascorso decenni a cercare di ricostruire le loro gesta e a seguire le loro orme oscure. In questo libro rivela la vera storia dei membri della famigerata gang, uno dei quali era il suo bisnonno, raccontando l’Inghilterra di quegli anni e le lotte della classe operaia inglese. Guidati da Billy Kimber, hanno combattuto una sanguinosa guerra con i gangster londinesi. Riunendo una vasta quantità di fonti originali, tra cui rarissime immagini storiche dei veri Peaky Blinders, Chinn aggiunge una nuova dimensione alla storia del mondo sotterraneo di Birmingham e ai fatti dietro la fiction.

L’incipit dell’introduzione:

Nel 2013, la serie televisiva della BBC Peaky Blinders ha tenuto inchiodati gli spettatori fin dalla prima scena, in cui Tommy Shelby entra in città a cavallo come un temibile bandito del Far West. Donne spaventate si scansano dal suo cammino, bambini lo adocchiano furtivamente dai nascondigli, mentre l’unico suono che si ode è il calpestio degli zoccoli del suo purosangue. La strada è deserta, il cavaliere si ferma. Ma non siamo in un paesello del selvaggio West e lui non è un pistolero: è il 1919 e lui è un boss dei vicoli di Birmingham. Con indosso un elegante completo a tre pezzi e una camicia con il colletto inamidato, ma senza cravatta, è una figura imponente e misteriosa, un’impressione accentuata dal berretto ben calcato sugli occhi.
Dopo un breve scambio con una coppia di ossequiosi cinesi vestiti in abiti tradizionali, l’uomo si allontana lentamente sulle note di
Red Right Hand di Nick Cave and the Bad Seeds. È una musica metallica, martellante, con un’atmosfera ultraterrena, quasi sinistra, un ritmo ipnotico un po’ blues e un testo inquietante che pare scritto appositamente per Tommy Shelby: «He’s a man, he’s a ghost, he’s a god, he’s a guru» (È un uomo, è un fantasma, è un dio, è un guru). L’uomo attraversa uno squallido ambiente urbano: vapore fluttuante nell’aria, ciminiere che sbuffano fumo, un clima cupo punteggiato dalle fiammate di una fonderia. Si vedono mutilati di guerra che chiedono l’elemosina, uomini che bevono e scommettono sul lancio di una monetina in aria e due agenti in uniforme che si toccano il bordo del caschetto in segno di deferenza per «Mister Shelby», che prosegue lungo la strada e si inoltra fra due file di tetri stabilimenti.
Questa apertura accattivante è il preludio di una grande epopea criminale raccontata con una splendida fotografia, sottolineata da scenografie impressionanti, una regia intelligente, una produzione di livello, piena di combattimenti al rallentatore e con interpretazioni coinvolgenti da parte di un cast di attori famosi. Soprattutto la sceneggiatura di Steven Knight, un autore originario di Birmingham, coinvolge lo spettatore nelle vicende di una banda di pericolosi delinquenti, i Peaky Blinders, che spadroneggiano nel quartiere di Small Heath nel primo dopoguerra. Il loro nome incute terrore e deriva dall’abitudine di nascondere una lametta da barba nella falda (
peak) del berretto. Durante gli scontri, i copricapo vengono usati come un’arma impropria, per accecare (blinding) gli avversari.
Dalla loro base al
Garrison Pub, i Peaky Blinders gestiscono gli affari, incentrati principalmente sulle scommesse illegali. La banda ruota intorno alla temibile famiglia Shelby, guidata dal secondogenito, Tommy. Violento e minaccioso, Tommy è ossessionato dalla spaventosa esperienza della guerra ed è particolarmente temibile perché non ha paura di morire. Ma non è un bruto ignorante. È scaltro, ingegnoso e motivato non solo dall’avidità ma anche dalla profonda fedeltà per la famiglia e dal desiderio di emanciparla dai quartieri poveri e portarla nella legittimità. La strada per farlo è lunga e tortuosa e, nel corso di diverse, frenetiche stagioni, la sua gang si scontrerà con quelle di altri criminali, come i londinesi Billy Kimber, Darby Sabini e Alfie Solomon; farà affari con l’IRA e un gruppo di aristocratici russi; lotterà con l’ispettore capo Campbell, trasferito dall’Irlanda del Nord per debellare i Peaky Blinders; acquisterà una fabbrica e verrà incalzata dall’intelligente sindacalista Jessie Eden; e sopravvivrà a una vendetta lanciata da un mafioso newyorchese di nome Luca Changretta.
Fin dall’inizio la serie ha conquistato un nutrito seguito nel Regno Unito. La mania per tutto ciò che la riguarda è cresciuta nel corso delle tre stagioni successive, generando abiti, bar, drink e tour dedicati. Oggi è diventata un successo internazionale, vanta diversi fan celebri e ha vinto vari premi, fra cui due prestigiosi BAFTA Award per la miglior serie TV, nel 2015 e nel 2018. Questi riconoscimenti sono stati confermati da numerose recensioni positive e hanno spinto alcuni a dichiararla «la Boardwalk di Birmingham», perché, come la premiata serie americana
Boardwalk Empire – L’impero del crimine, combina una fotografia impeccabile al racconto delle vicende di alcuni personaggi realmente vissuti negli anni Venti del Novecento.
Tanta risonanza ha generato un interesse per le persone, gli eventi e i luoghi estratti dal dimenticatoio della storia. Perché Billy Kimber è davvero esistito, così come Darby Sabini e Alfie Solomon, e nel 1921 furono coinvolti in una feroce guerra fra gang criminali. A Birmingham c’erano davvero una famiglia italiana di nome Changretta e una sindacalista chiamata Jessie Eden. Nei quartieri poveri della città operavano diversi allibratori clandestini, il capo della polizia cittadina proveniva dall’Irlanda del Nord e le strade erano piene di peaky blinders. Non si erano però diffusi dopo la Grande guerra, bensì alcuni anni prima, e non erano riuniti in un’unica banda ma divisi in vari gruppi. Soprattutto, non erano gangster affascinanti e potenti, ma semplici teppistelli di strada. Sebbene alcuni commettessero piccoli reati, quasi tutti avevano un lavoro vero e nessuno viveva con i proventi di grandi operazioni criminali.

L’autore:

Carl Chinn è uno storico, scrittore e insegnante inglese. Autore di diversi libri, è il pronipote di un membro dei cosiddetti Peaky Blinders.

L.

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