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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di maggio (n. 1432) presenta la quarta indagine dell’ispettore Hanaud.

Il romanzo appare originariamente in Italia nel 1936, come numero 147 della storica collana “I Libri Gialli” Mondadori.

La scheda di Uruk:

1432. Le perle malate [Ispettore Hanaud 4] (They Wouldn’t Be Chessmen, 1934), di A.E.W. Mason (Alfred Edward Woodley Mason) [maggio 2020] Traduzione di Alfredo Pitta
Inoltre contiene il racconto:
Il Cacciatore di Mercenari, di Marco Marinoni

La trama:

A Parigi l’erede di un maragià indiano permette incautamente a una ballerina di indossare una sacra collana di perle. Pentendosene non appena scopre che l’inestimabile gioiello ha perso la sua lucentezza ed è cosparso di macchie. Da qui prendono avvio gli eventi che condurranno inesorabilmente al furto della collana e perfino a un omicidio. Tutto sembra rientrare in uno schema prestabilito. Eppure, chi ha inscenato il dramma non ha tenuto conto di un dettaglio. Gli attori che si è scelto come pedine da muovere a suo piacimento sulla scacchiera sono uomini e donne in carne e ossa. Non sono fantocci che un burattinaio possa spostare da una casella all’altra; hanno ciascuno una volontà propria, imprevedibile, e interessi contrastanti. Perciò, se l’alfiere si comporta come una torre e i pezzi più umili pretendono di avere campo libero al pari della regina, anche un piano minuziosamente architettato non può che fallire nell’esecuzione. Ed è su questo punto debole che dovrà fare leva l’ispettore Hanaud della Sûreté. Per dare con abili mosse scacco matto a un assassino.

L’incipit

In cima alla breve scalinata del Cinema Princetown un ometto dal viso raggrinzito stava a guardare le gocce di pioggia che rimbalzavano sul selciato come pallini d acciaio. Era il crepuscolo di uno degli ultimi giorni di gennaio, e il freddo era intenso; tuttavia l’ometto non aveva indosso che un logoro vestito di stoffa dozzinale troppo ampio per lui, e in testa un cappellaccio che gli sarebbe caduto fin sugli occhi se non fosse stato trattenuto dalle sue orecchie a sventola. Rabbrividiva.
Dietro e al di sopra di lui le luci della facciata e della sala si spegnevano, mentre avrebbero dovuto accendersi. Degli omaccioni, alcuni barbuti, altri dai grossi baffi, altri anche compieta- mente sbarbati, ma tutti muscolosi e vestiti con correttezza militare, indossavano l’impermeabile e uscivano, scomparendo poi subito nella foschia; e nessuno pareva badare a quella specie di striminzito spauracchio in cima ai gradini. Quando però l’ultimo di loro, una specie di gigante, si soffermò a sua volta sotto la pensilina ad abbottonarsi il bavero rialzato dell’impermeabile, fu l’ometto che gli rivolse la parola, con un tono piagnucoloso che forse voleva essere propiziatorio.
— Signor Langridge, proprio non so che devo fare, stasera!
Il “signor Langridge”, che pareva piuttosto di buonumore, si
accigliò.
— Che devi fare? E lo domandi a me? Fa’ ciò che ti pare. Ormai sei libero.
— Libero, sì, ma senza un centesimo in tasca — osservò amaramente l’ometto.

L’autore:

A.E.W. Mason (1865-1948), britannico, è stato attore teatrale, agente segreto durante la Prima guerra mondiale, deputato. Dedicatosi con successo alla scrittura, oltre a romanzi di vario genere e commedie pubblica polizieschi destinati a ritagliarsi, con il personaggio dell’ispettore Hanaud, un posto speciale nella storia del giallo classico.

L.

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