Tag

, ,

La Marsilio porta in libreria «un thriller psicologico ad altissima tensione, tra Friedrich Dürrenmatt e Patricia Highsmith».

La scheda di Uruk:

Una giornata nera (2020) di Aldo Costa [maggio 2020]

La trama:

Una brutta costruzione di cemento in equilibrio su un precipizio appare tra le curve della strada costiera. Sarà un bar? Una trattoria per camionisti? È comunque il primo locale pubblico dopo chilometri di curve percorse sotto il peso di un’afa opprimente. L’uomo e la donna viaggiano da ore sotto il sole implacabile, e sono di pessimo umore per qualcosa che è successo la sera prima. Quella breve vacanza avrebbe dovuto riavvicinarli, ma niente sta andando per il verso giusto.
Hanno proprio bisogno di un caffè, così decidono di fermarsi. La breve pausa distensiva si prolunga però oltre ogni possibile previsione, caricandosi di una tensione crescente. L’oste, un personaggio sgradevole e untuoso, li stordisce di chiacchiere e continua a servirgli piatti che loro non hanno ordinato. All’arrivo del conto, esorbitante, l’irritazione dell’uomo raggiunge il culmine. È una catena di eventi che sarebbe possibile spezzare in qualsiasi momento, e che invece si dipana inesorabilmente fino all’attimo in cui tutto collassa, così che una giornata storta come ne possono capitare a chiunque si trasforma in un incubo senza ritorno.
Tra Friedrich Dürrenmatt e Patricia Highsmith, un thriller psicologico ad altissima tensione e di grande livello letterario. Con una magistrale abilità nel dosare la tensione drammatica e scandagliare le pieghe più riposte dell’animo dei suoi personaggi, Aldo Costa cesella un piccolo grande gioiello narrativo che avviluppa il lettore nelle spire di una suspense sottile e implacabile.

L’incipit:

Con il sole sarebbe anche peggio.
Chilometri di curve: curve cieche, rubate alla roccia, ritorte sopra la scogliera. Curve disegnate da muretti sbrecciati. Asfalto che si avvita nella pietra. Tornanti aspri, spirali che aggrediscono lo stomaco come cattiva nostalgia.
Ma col sole sarebbe peggio.
L’asfalto sembra bagnato, ma è soltanto unto. Decenni di attrito di gomme e bitume, afa e salsedine, hanno reso il fondo nero, vischioso e vulnerabile. Le riparazioni non attecchiscono e gli pneumatici fischiano per un niente.
Dove la strada non trova il modo per appendersi alla roccia la perfora, ma le gallerie, dalla volta altissima e mai rettilinee, regalano un sollievo breve: la luce al latte che si lascia all’entrata si ritrova tale e quale all’uscita. Le pupille fanno esercizio. Fanno anche male.
Un sudario sterilizza il mattino. Non è possibile capire da che parte si nasconda il sole e nemmeno fin dove arrivi il mare.
«Ti prego, fermati!» Non occorre aggiungere che è urgente.
È un messaggio universale. Giusto un’occhiata allo specchietto e l’auto s’arresta a bordo strada.
Scendono entrambi. Lei è la prima a raggiungere il muretto di pietra che sostituisce inutili mozziconi di paracarri. Punta le mani, le braccia tese, ma non riesce a sporgersi oltre.
Lui arriva a sorreggerle la testa. Uno sguardo appena oltre il muretto precede il nuovo conato. Non riesce a trattenersi. «Ma quanto è alto qui?»
«Non guardare giù.»

L’autore:

Aldo Costa, torinese, copywriter freelance, ha pubblicato diversi racconti e romanzi. È prematuramente scomparso, all’età di cinquantanove anni, nel febbraio del 2019.

L.

– Ultimi post simili: