Tag

, , ,

La Nero Rizzoli porta in libreria un suo nuovo noir.

La scheda di Uruk:

Dove crollano i sogni (2020) di Bruno Morchio [maggio 2020]

La trama:

Dalla periferia della Certosa il mare non si vede. Lì la gente tira a campare tra i capannoni dismessi della vecchia Genova operaia che ora non c’è più, all’ombra del grande ponte autostradale su cui s’infrange ogni occasione di riscatto. A Certosa non c’è nessun posto al sole per la diciassettenne Blondi che abita in un buco d’appartamento insieme alla madre, single trasandata che quando non lavora come infermiera in un ospizio, trascorre le serate a bere. L’esistenza della ragazza è tutta lì, inchiodata all’asfalto, tra le panchine dei giardinetti e il bar di Carmine, ritrovo degli ultras della Sampdoria, a bere e fumare con improbabili amici. Blondi ha una storia con il bello e inconcludente Cris, che sogna di comprarsi una moto e intanto passa da una canna a un “tirello” di ero. Lei, di sogni, ne ha altri. Vuole fuggire in Costa Rica per ricominciare. Servono i soldi, però. E l’occasione giusta. Gli scrupoli, invece, si dimenticano in fretta quando si è disposti a tutto – ma proprio a tutto – pur di scappare.
Bruno Morchio riporta il noir nei sobborghi del Nord Italia, nelle strade dannate di quel Sud del Nord di cui Genova è la capitale. Con una lingua cruda e nuda stila la confessione in prima persona di un’umanità senza innocenza e senza speranza, per la quale nessun assalto al cielo è più possibile, e il vivere è come terra che trema, e frana, sotto i piedi.

L’incipit:

Tutti nel quartiere mi chiamano Blondi, ma il mio vero nome è Ramona. La mamma ripete di averlo scelto perché le ricordava una bella collega dell’Ecuador a cui era molto affezionata, ma io non l’ho mai bevuta. Le ecuadoriane hanno la pelle scura e i capelli neri e di somigliare a una come me se lo sognano di notte.
La mamma lavora in una casa di riposo con la qualifica di OSS, che sta per operatrice socio-sanitaria, una specie di infermiera a cui sono rifilati i compiti più sfigati, tipo portare la padella ai vecchi, lavarli e cambiargli le lenzuola. Glielo ripeto sempre: «Il tuo lavoro non vuole farlo nessuno e dovrebbero darti il doppio degli altri». Invece la sua paga è la più bassa di tutte.
Sul mio nome ho due teorie: la prima è che l’ha sentito in una telenovela. Quando sono nata io le soap opera andavano di moda ed erano piene di Ramone, Consuelo, Dolores e Conchite; la seconda, un po’ più contorta, è la mia preferita, specie nei giorni quando sono giù di corda.
Il fatto è che non ho mai conosciuto mio padre. La mamma giura che era un marinaio e lo racconta come il grande amore della sua vita. La loro storia è durata poco, giusto il tempo di metterla incinta e imbarcarsi e non si è più fatto sentire. A me piace pensare che era un bell’uomo, si chiamava Ramon e proveniva da una di quelle isole dei Tropici con le palme, le spiagge bianche e uno sconfinato mare azzurro da sballo. In dote mi ha lasciato due cose: la bellezza e il suo nome. Nelle fotografie di quando ero piccola si vede una bambola con gli occhi azzurri e una cascata di boccoli d’oro; ora che sono cresciuta, i ragazzi del quartiere mi lumano e si trattengono dal fischiarmi dietro solo per paura di Cris, il mio ragazzo, che è un tipo geloso e basta niente per farlo incazzare. Non è mica facile rassegnarsi all’idea di non avere avuto un padre. Un conto è rimanere orfani, come è successo a Cris, che ha perso la madre da bambino: sarà pure doloroso, ma i ricordi e l’odore ti restano dentro e diventano parte di te; un altro è sapere che sei stata un incidente, uno scherzo del destino. È come essere monchi, ti manca un pezzo e questo ti fa sentire che vali meno di zero. Ogni volta che penso a mio padre mi prende una rabbia… Anche perché la vecchia − che poi ha appena trentotto anni − non ha mai voluto dirmi come si chiamava. La cosa è strana, ma lei sostiene di farlo per il mio bene: non vuole che mi metta a cercarlo, lui non sa nemmeno che io esisto e, se mai lo trovassi, andrei incontro a una seconda delusione.

L’autore:

Bruno Morchio è nato nel 1954 a Genova, dove vive e ha lavorato come psicologo e psicoterapeuta. È autore, tra l’altro, di una fortunata serie gialla che ha per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano. Per Rizzoli ha pubblicato Il testamento del Greco (2015) e Un piede in due scarpe (2017).

L.

– Ultimi post simili: