Tag

, ,

La collana da libreria Il Giallo Mondadori porta in libreria un giallo di montagna per il capo del Soccorso alpino Nanni Settembrini.

La scheda di Uruk:

Una coperta di neve (2020) di Enrico Camanni [maggio 2020]

La trama:

Molti credono che sia soffice e bianca, ma quando si è sommersi sotto di lei, la neve è nera come la notte. Lo sa bene Nanni Settembrini, guida e capo del Soccorso alpino, che anno dopo anno delle valanghe ha imparato un’unica cosa: sono un capriccio di neve senza spiegazione, ed evitarle è questione di secondi. Sembra confermarlo anche la telefonata che Settembrini riceve il primo giorno d’estate: dal monte Bianco si è staccato un seracco, e gli alpinisti scampati alla morte sostengono che altri non sono stati altrettanto fortunati. Settembrini e la sua squadra trovano effettivamente una donna sepolta e viva per miracolo, ma c’è un dettaglio inquietante: la sopravvissuta ha una corda legata in vita e all’altro capo della fune non c’è nessuno. Che cosa è successo? Quali segreti ha trascinato con sé la slavina? Purtroppo, la donna esce dal coma senza alcun ricordo di sé e di cosa l’ha portata lì: tocca a Settembrini cercare le risposte e svelare il mistero sepolto sotto la muta coperta di neve.
Enrico Camanni, alpinista come il suo protagonista, costruisce un giallo di montagna impeccabile, dove gli elementi irrinunciabili del genere – l’indagine, la suspense, i colpi di scena – acquistano un’inedita forza grazie a un’ambientazione spogliata da facili stereotipi, restituita in tutto il suo fascino irresistibile quanto spietato.

L’incipit:

Gli scarponi sfondano la neve, gli occhi bruciano per il riverbero, il ghiaccio sta cedendo al sole di giugno. Una donna vestita da alpinista è immobile in mezzo alla montagna bianca. In salita ha sentito gemere il seracco che le brilla sulla testa, adesso lo vede gocciolare come un gelato alla crema. “Non scricchiola più” pensa, “forse starà bene così”, e invece il seracco urla e si spacca di colpo schiantandosi sullo scivolo.
Lei guarda in alto e rabbrividisce. Lo schianto solleva la valanga di neve marcia,
vuf vuuff vuuufff, l’onda monta, mangia il pendio e cavalca la gravità. Lei vede arrivare il treno e non può fare niente per schivarlo. Forse percorre due metri prima di arrendersi. Allora gira la schiena e si butta a faccia bassa sulla neve, riparando il viso con le mani aperte e coprendo le orecchie per non sentire il rumore. “Farà male” pensa, “farà un male da morire.” Un respiro e sprofonda.
La valanga la prende sul fianco, le spezza le reni e le strappa lo zaino. La neve le entra nel collo e nella schiena con la mano gelata; il vuoto d’aria la sbatte a valle come un fantoccio di pezza. Per qualche secondo la donna vede baluginare la luce del sole. “Forse resto a galla” dice l’ultima speranza, invece arriva un altro schiaffo e l’onda la mette sotto. Sipario chiuso.
Il treno si ferma, la montagna tace di nuovo. La mente grida e si dimena, ma la donna non si muove, sigillata nella pancia di neve. Per l’occhio destro è notte fonda, il sinistro intravede un ritaglio grigio e lei pensa a un muro enorme, invece è solo una scheggia di ghiaccio posata sulle ciglia. Non riesce a respirare, ha la bocca piena di neve. Vorrebbe tossire ma ai polmoni manca lo spazio per gonfiarsi. Si sente annegare. Si lascia affondare.

L’autore:

Enrico Camanni è nato a Torino nel 1957. Scrittore, giornalista e alpinista, divide la passione per la montagna con quella per la scrittura. Ha diretto alcuni giornali e scritto molti libri. Collabora con “La Stampa” in cronaca e cultura.

L.

– Ultimi post simili: