Tag

, ,

La Rizzoli porta in libreria una nuova indagine per l’antropologa forense Temperance Brennan, alla sua diciannovesima avventura.

La scheda di Uruk:

Predatori e prede [Temperance Brennan 19] (A Conspiracy of Bones, 2020) di Kathy Reichs [maggio 2020] Traduzione di Luisa Piussi

La trama:

Charlotte, North Carolina, è stretta nella morsa del caldo. In quest’atmosfera soffocante, l’antropologa forense Temperance Brennan sta facendo i conti con i postumi di un pesante intervento chirurgico, sballottata tra continui attacchi di emicrania, sogni ossessivi, visioni. Quando riceve quelle foto sconvolgenti da un mittente sconosciuto, per un attimo crede di essere piombata in un’altra allucinazione, di essere dentro l’ennesimo scherzo giocato dal suo cervello sfinito: le immagini mostrano un uomo in una sacca mortuaria, uno scempio di carne e ossa, il volto deturpato, mani e piedi amputati. Tempe non sa a chi appartengano quei brandelli umani, né perché quegli scatti siano stati inviati proprio a lei. Ma qualche giorno dopo, il ritrovamento in aperta campagna di un cadavere martoriato apre la pista a una serie di indizi, da cui emergono dei collegamenti con vecchi casi di bambini scomparsi: un mosaico dell’orrore che Brennan deve e vuole ricomporre, nonostante sia costretta a muoversi ai margini della scena per espresso volere del suo nuovo capo. Determinata a risalire all’identità dell’uomo senza faccia, Temperance si avventura così in una solitaria, azzardata indagine. Fino a toccare con mano quanto pericolosamente possa assottigliarsi il confine che separa la vita reale dalla realtà tumultuosa degli incubi.

L’incipit:

Le reazioni allo stress variano. C’è gente flessibile, capace di adeguarsi. Poi ci sono quelli fragili, impossibilitati a piegarsi. In fisica si parla di curve sforzo-deformazione. Una cosa è certa: se il peso è eccessivo, o l’incremento di carico troppo rapido, chiunque può spezzarsi.
Io lo so bene. L’estate dopo che avevano ucciso il mio capo ero arrivata al punto di rottura. Sì,
moi. Quella granitica, quanto a emozioni. E non parlo solo degli incubi.
A dire il vero, la morte di Larabee non era stata né il primo né l’unico evento a innescare il crollo. C’era stato Andrew Ryan, da anni mio compagno di vita e partner nelle indagini per omicidio nel Québec. Cedendo alle insistenze, avevo accettato la convivenza nelle due città che segnavano gli estremi della nostra relazione geograficamente complessa: a Montréal e a Charlotte, nel North Carolina. C’era stata Katy, spedita in missione in Afghanistan. Il tumore della mamma. Le notizie di Pete su Boyd. La mia diagnosi, poi l’intervento. Le emicranie. La mia curva era stata sottoposta a un’infinità di sforzi.
Ripensandoci, ammetto di essere schizzata fuori dall’orbita. Forse la mia ribellione era un tentativo di gestire forze ingestibili: un vaffanculo all’età che avanzava, al vaso sanguigno che minacciava di devastarmi il cervello. Forse era un grido d’aiuto rivolto a Ryan. O un tentativo inconscio di allontanarlo? O forse era solo lo stramaledetto caldo del North Carolina.
Chi può dirlo? Avevo retto finché l’uomo senza faccia mi aveva fatto crollare. I suoi resti e l’indagine che era seguita avevano aperto un buco nero nella mia tranquilla esistenza.
Mia madre aveva notato i cambiamenti ben prima del rinvenimento del misterioso cadavere. I momenti di assenza. L’agitazione. L’irritabilità. Lei attribuiva tutto all’aneurisma. Da quando mi avevano scoperto quella bollicina, la mamma era convinta che sarebbe esplosa e che il mio stesso sangue mi avrebbe fatta fuori. Io liquidavo in fretta le sue critiche al mio comportamento, ma sapevo che aveva ragione. Ignoravo le mail, il telefono; rifiutavo gli inviti a uscire per potermene stare da sola a vedere un vecchio film dietro l’altro. Porca miseria, il mio preferito,
Io e Annie, l’avevo visto quattro volte.
Non raccontavo alla mamma delle visioni notturne: contorte sequenze cinematografiche popolate da sagome malvagie e pericoli indistinti, o compiti frustranti che non riuscivo a portare a termine. Ansia? Scompensi ormonali? I farmaci per il mal di testa che ero obbligata a mandare giù? Irrilevante la causa della mia suscettibilità. Dormivo poco, ero perennemente inquieta ed esausta.
Non serviva scomodare Freud per capire che ero messa male.

L’autrice:

Kathy Reichs è nata a Chicago, lavora come antropologa forense in Québec e insegna all’Università di Charlotte, North Carolina. È tra le più affermate autrici di thriller a livello mondiale grazie al personaggio della dottoressa Temperance Brennan, protagonista anche della serie televisiva Bones prodotta da Fox. Tutti i suoi romanzi sono stati pubblicati in Italia da Rizzoli e sono in gran parte disponibili nel catalogo BUR.

L.

– Ultimi post simili: