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La Rizzoli porta in libreria un brutto caso per il tenente Perceval Benoit della gendarmeria di Crest.

La scheda di Uruk:

Nel monastero di Crest (Le prieuré de Crest, 2018) di Sandrine Destombes [maggio 2020] Traduzione di Maurizio Ferrara

La trama:

«Signora, scenda dall’auto.» Sono due ore che il tenente Perceval Benoit della gendarmeria di Crest, villaggio storico nel cuore della Drôme, aspetta seminascosto nella boscaglia che qualcuno superi i limiti di velocità. Adesso la Peugeot 205 è ferma davanti a lui, finalmente, e questa scena esatta, unita agli istanti immediatamente successivi, rimarrà per sempre impressa nella mente di Benoit.
La conducente, infatti, invece di ubbidire all’ordine, ingrana la marcia e si dà alla fuga, ma al primo tornante sfonda il guardrail e precipita in un fossato. Per lei, la morte è istantanea, ma l’altra passeggera, una bambina di otto anni di nome Léa, è ferita gravemente e portata all’ospedale. Di lì a poco, nello stesso bosco, a poche centinaia di metri, il corpo di un uomo viene rinvenuto sulla sponda del fiume Drôme.
Una vittima sconosciuta, una bambina in coma, un cadavere privato degli occhi: è questo il macabro elenco del rapporto che Benoit consegna alla squadra di esperti della gendarmeria nazionale, arrivati nella cittadina per fare luce sul caso – anzi, su quei casi apparentemente scollegati tra loro, che in comune sembrano avere soltanto un luogo: il monastero di Crest, sorta di eremo staccato dal mondo, dove da anni la sessantenne Joséphine Ballard offre riparo e conforto alle sue ospiti, tutte donne spezzate, gravate da un passato doloroso, vegliando su di loro al pari di un’agguerrita mamma aquila.
La scrittrice lanciata nell’universo del nero francese da Michel Bussi conferma le sue abilità narrative dando forma a un’indagine dall’architettura complessa in cui l’assolata campagna francese si tinge ancora una volta di sangue.

L’incipit:

Erano ormai due ore che il tenente Benoit se ne stava a brontolare tra sé nella boscaglia mentre il collega pazientava nella Renault Mégane parcheggiata un po’ indietro rispetto alla strada. Quando era entrato a far parte della gendarmeria di Crest, Benoit aveva ambizioni diverse dal rintanarsi dietro un cespuglio, con un telelaser al posto del binocolo. Era la terza volta in una settimana che lo assegnavano ai controlli stradali. La D538 non aveva più segreti per lui, ma non era certamente un’impresa di cui aveva voglia di vantarsi.
Di eccessi di velocità, il tenente ne aveva già riscontrati quattro in quel rettilineo in discesa. C’era da dire che i nuovi limiti non avevano riscosso un consenso unanime tra gli abitanti della regione. A titolo personale, Benoit era quasi disposto a condividere il parere di chi protestava, ma in quanto membro delle forze dell’ordine il suo parere non era richiesto.
Una Peugeot 205 comparve all’orizzonte e un lieve sorriso gli si disegnò sulle labbra. Il padre gli parlava spesso di quell’anticaglia che aveva avuto in regalo per i suoi diciotto anni e di come se ne fosse servito per rimorchiare la madre. Benoit senior si era preso cura della sua 205 con la stessa tenerezza che avrebbe avuto con un animale da compagnia, e alla fine la Peugeot era diventata a tutti gli effetti un membro della famiglia. E quando un bel mattino li aveva piantati in asso, in una stradina di campagna, i Benoit avevano rispettato una settimana di lutto prima di ammettere che dovevano sostituirla.
Anche la Peugeot 205 che imboccava la discesa della D538 non avrebbe tardato a rendere l’ultimo respiro, il tenente ne era convinto, perciò non lo stupiva vederla viaggiare a una velocità così ridotta. Stava per abbassare il telelaser e concedersi una pausa quando si accorse che l’auto faceva una sbandata. Il conducente raddrizzò alla svelta la traiettoria prima di perdere di nuovo il controllo. La macchina procedeva a zigzag da una parte all’altra della strada come in una coreografia su quattro ruote.
Benoit si affrettò ad avvertire il collega perché spostasse la Renault blu, per renderla visibile dalla strada, poi prese posizione sull’asfalto. Una mano tesa in avanti, l’altra che impugnava un fischietto, muto da parecchio tempo.

L’autrice:

Sandrine Destombes, parigina, è nata nel 1971. È autrice di romanzi polizieschi e con I gemelli di Piolenc, suo quinto romanzo, si è guadagnata il prestigioso premio VSD RTL 2018 per il miglior thriller francese, presieduto da Michel Bussi.

L.

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