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Rimane purtroppo inedita in Italia la novelization del film Atto di forza, che nel 1989 viene pubblicata con la firma del britannico Piers Anthony (classe 1934).

La scheda di Uruk:

Total Recall (1989) di Piers Anthony [settembre 1989]

Prima edizione William Morrow, settembre 1989

La trama (in traduzione esclusiva):

Rekall, l’azienda multimilionaria di memorie sintetiche. Nell’ultima parte del ventunesimo secolo i loro impianti mentali possono rendere possibile l’impossibile, aggiungendo un pizzico di pepe alle esistenze dei loro clienti. Ma la vivida fantasia marziana dell’operaio edile Douglas Quaid nasconde un segreto mortale: la sua vera identità. Questo fa sì che si ritrovi inseguito da un assassino proveniente da un passato inventato, che all’improvviso è diventato spaventosamente ed inspiegabilmente reale…

L’incipit (in traduzione esclusiva):

Due lune svettavano nel cielo rosso scuro. Una era piena, l’altra crescente. Una sembrava avere il diametro quattro volte superiore all’altra, e nessuna delle due era esattamente rotonda. In effetti entrambe avrebbero potuto essere descritte come ovali: una come un uovo di gallina e l’altra come uova di pettirosso. Forse anche simili a pomodori, piccoli e larghi.
Quella grande era Phobos, così chiamata in onore della personificazione della paura: quella che pervade gli eserciti e ne causa la sconfitta. Quella piccola era Deimos, la personificazione del terrore. Erano nomi appropriati per quelli che erano compagni dell’antico dio romano della guerra e dell’agricoltura, Marte.
Il panorama di Marte era minaccioso. Così come l’orizzonte, che era più vicino rispetto a quanto sarebbe stato sulla Terra, c’erano formazioni rocciose, dirupi e polvere. Ci sarebbe potuta essere una guerra, qui, ma ovviamente nessuna agricoltura. Era una terra di nessuno nel vero senso della frase.
Douglas Quaid era fermo sulla superficie frastagliata. Indossava una tuta spaziale con respiratore, visto che la pressione atmosferica era solo un centocinquantesimo di quella terrestre, al livello del terreno, e la temperatura era circa cento gradi Fahrenheit sotto lo zero. Ci sarebbe stata la neve artica, se l’aria sottile avesse avuto abbastanza vapore acqueo per formarne. Qualsiasi difetto della tuta, ogni più minuscolo foro provocato da una delle rocce, l’avrebbe ucciso così velocemente come se fosse stato nello spazio profondo. L’unica differenza fra Marte e lo spazio era la gravità: quasi un terzo di quella terrestre. Almeno permetteva di avere coscienza di quale fosse il sopra e quale il sotto, così da poter camminare.
Quaid non aveva quasi bisogno di bassa gravità per camminare. Era un uomo possente, così muscoloso che persino la tuta spaziale non riusciva a mascherare il suo fisico. Sembrava emanare potenza. I tratti scavati del suo volto si potevano vedere anche all’interno del casco, e riflettevano la sua indomabile determinazione. Era ovvio che non si trovava lì per caso. Aveva una missione e neanche quell’inferno di pianeta l’avrebbe fermato.

Edizione Avon Books del giugno 1990

L.

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