Tag

, ,

La Piemme porta in libreria un’indagine a New York per la detective Ellie Hatcher, nella sua quarta avventura firmata da Alafair Burke.

La scheda di Uruk:

Predatori e prede [Ellie Hatcher 4] (Never Tell, 2012) di Alafair Burke [maggio 2020] Traduzione di Rachele Salerno

La trama:

Ellie Hatcher si è trasferita a New York da poco, e da poco lavora come detective al NYPD. Non ha ancora molta esperienza sul campo, ma il passato le ha già insegnato molto: a Wichita, nel Kansas, è cresciuta con un padre poliziotto che ha dedicato tutta la vita alla caccia di un serial killer, fino a morire in circostanze mai chiarite. Forse assassinato. O, forse, suicida. Anche se Ellie per molti anni si è rifiutata di crederlo.
Un suicidio accertato sembrerebbe invece il caso a cui sta lavorando adesso. Julia, una ragazza di sedici anni, figlia di una ricchissima famiglia dell’élite newyorchese, viene ritrovata nella vasca da bagno con le vene tagliate, nella splendida casa dei suoi genitori nell’Upper East Side. Nonostante il biglietto di addio, alcuni elementi – prime fra tutti le testimonianze di chi la conosceva bene – fanno pensare che non si tratti di un atto volontario. In questi casi Ellie sa di dover seguire il suo istinto, che le farà scoprire ben presto che Julia non era affatto la persona che sembrava. La detective sarà costretta ad ammettere che dietro il suicidio di una ricca adolescente annoiata c’è una storia più complessa e oscura. Perché, a volte, basta una semplice bugia per allontanarci da quelli che ci vogliono bene, e da noi stessi. E Julia, di bugie, ne aveva dette parecchie.

L’incipit:

Ellie Hatcher era approdata a New York City con delle aspettative molto precise. Fuorviata dalle classiche immagini di Times Square, del Plaza Hotel e dell’Empire State Building, si aspettava luci abbaglianti, file di grattacieli altissimi, ampi marciapiedi brulicanti di uomini d’affari in completo scuro e ventiquattrore, e un sottofondo costante di clacson, sirene e martelli pneumatici.
Dopo averci vissuto per dieci anni, però, Ellie sapeva che quelle immagini erano solo uno stereotipo. Al di là della versione cinematografica della città, molti newyorkesi conducevano vite tranquille in strade silenziose, avventurandosi fra luci e rumori solo quando era strettamente necessario.
Quella mattina Ellie si trovava in Barrow Street, fra le vie alberate del West Village. Incastonato fra Washington Square Park e il fiume Hudson, il West Village era il quartiere dei sogni di Ellie, lontano anni luce dagli universi commerciali del Financial District e di Midtown, e protetto dai fumi di scarico e dal rombo dei motori dei pendolari frustrati in coda sui ponti o nei tunnel.
Ma quel giorno un diverso tipo di caos aveva trovato il modo di insinuarsi in quell’affascinante quartiere. Una forma di caos a cui Ellie si era abituata nel corso degli anni: macchine della polizia, furgoni, gente in uniforme che gridava nelle ricetrasmittenti, agenti in borghese e addetti della Scientifica impegnati a raccogliere prove materiali, persino un camion dei pompieri e un’ambulanza. La confusione e l’energia tipiche di una scena del crimine, completa di nastro giallo per separare la normalità dall’aberrazione.

L’autrice

Alafair Burke, autrice de La ragazza nel parco, bestseller pubblicato in Italia da Piemme, è un avvocato penalista, con una grande esperienza di processi. I suoi romanzi, sia crime che thriller psicologici, sono bestseller del “New York Times”, elogiati da autori come Michael Connelly e Dennis Lehane.

L.

– Ultimi post simili: