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La Rizzoli porta in libreria un nuovo caso per Manrico Spinori, magistrato romano e melomane incallito.

La scheda di Uruk:

Io sono il castigo [Manrico Spinori] (2020) di Giancarlo De Cataldo [maggio 2020]

La trama:

Un tipo eccentrico, così viene definito da chi lo conosce, il Pm Manrico Spinori della Rocca, Rick per gli amici, gentiluomo di antiche origini nobiliari, affascinante, un po’ donnaiolo e con una madre ludopatica. Ma anche i più scettici devono fare i conti con la statistica: nel suo mestiere è bravissimo. In più non perde mai la calma, cosa che gli torna utilissima quando si trova a indagare sulla morte di Ciuffo d’oro, famoso cantante pop degli anni Sessanta poi diventato potente guru dell’industria discografica. Subito era parso un incidente stradale, ma non è così: qualcuno lo ha ucciso. Del resto, alla vittima, i nemici non mancavano, per il movente c’è solo da scegliere. Rick, coadiuvato dalla sua squadra investigativa tutta al femminile, si mette dunque al lavoro. E fra serate musicali, vagabondaggi in una Roma barocca e popolana, cene grottesche con aristocratici incartapecoriti, arriverà ancora una volta alla soluzione del mistero.

L’incipit:

Un uomo in redingote, con una penna d’oca in mano, verga righe frettolose su un foglio. Alle sue spalle una donna molto bella, in abito da sera. Sono in un ampio salotto, con un caminetto e una tavola imbandita. Mentre l’uomo scrive, la donna si avvicina alla tavola, prende un bicchiere e lo porta alle labbra. D’improvviso s’accorge del coltello affilato che scintilla accanto a un piatto di ceramica e, accertatasi che l’uomo non possa vederla, ghermisce lesta l’arma. L’uomo posa la penna, appone un sigillo sul foglio, lo ripiega e si dirige verso la donna per abbracciarla.
Ecco.
Il pubblico che affollava la pomeridiana del Teatro Costanzi di Roma in quel mercoledì di novembre trattenne il fiato. Il momento culminante si avvicinava. L’orchestra si preparava all’esplosione del pieno sconvolgente che avrebbe accompagnato il castigo del carnefice. E tutti fremevano nell’attesa dell’affondo di lama che doveva punire di morte crudele l’orribile Scarpia e del grido liberatorio della donna: questo è il bacio di Tosca! Nelle prime file, in uno dei settori riservati agli abbonati, sedeva un uomo alto, dai capelli grigi, il volto di una bellezza classica e senza tempo, dai tratti fini. La postura e l’elegante completo in lana e seta emanavano sicurezza, discrezione, disinvoltura.
Era un grande appassionato di opera lirica. Non ricordava nemmeno più a quante rappresentazioni della Tosca aveva assistito. Ma ogni volta si riscopriva a provare le stesse ineguagliabili emozioni. A Roma, poi, per chi c’era nato, come lui, e per chi aveva scelto di viverci, il capolavoro di Puccini acquistava un senso unico. Non c’è storia più romana della Tosca. Il pittore Cavaradossi, amante della celebre cantante Floria Tosca, nasconde Angelotti, console bonapartista fuggito dalla tetra prigione di Castel Sant’Angelo dopo la restaurazione papalina. Il barone Scarpia, perfido governatore, induce al tradimento la gelosa Tosca. Cavaradossi è condannato a morte. Tosca accetta di concedersi in cambio della libertà dell’innamorato, e invece giustizia Scarpia e gli ruba il salvacondotto. Ma il destino degli amanti è tragico. Scarpia ha ingannato Tosca, la fucilazione di Cavaradossi, che dovrebbe essere simulata, è invece vera, e il pittore muore. Disperata, Tosca si suicida gettandosi dagli spalti di Castel Sant’Angelo. Tosca e Roma, binomio indissolubile: ancora al Teatro Costanzi si replicava con le scene e i costumi disegnati da Adolf Hohenstein per la prima del 14 gennaio 1900.

L’autore

Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto e vive a Roma.

L.

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