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Il settantesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo giugno il re dei detective e il mistero degli antichi druidi.

La scheda di Uruk:

70. Sherlock Holmes. Il culto che uccide (The Druid of Death, 2018) di Richard T. Ryan [giugno 2020] Traduzione di Marilena Caselli

La trama:

Al 221B di Baker Street non vige l’abitudine di ricevere visite all’alba. Soltanto una ragione di straordinaria gravità può dunque aver indotto l’ispettore Lestrade a svegliare bruscamente Sherlock Holmes, poco dopo il sorgere del sole, per condurlo senza indugi sulla scena di un crimine. E in effetti il macabro spettacolo che li attende a Stonehenge, il celebre sito archeologico, giustifica ampiamente una tale urgenza. Sopra una delle pietre millenarie, simile a un altare, giace il corpo senza vita di una giovane donna, uccisa con una coltellata al cuore e poi eviscerata. Il sangue è stato usato per vergare simboli arcani su parti del cadavere, gli organi interni disposti tutt’intorno. Manifestazioni di una malvagità raramente incontrata da Holmes durante la sua carriera. L’omicidio è stato commesso nell’equinozio di primavera, il che suggerisce l’ipotesi quasi inconcepibile di un sacrificio umano. Indagare sugli aberranti rituali di una setta assassina sembra perciò con ogni evidenza la linea investigativa da privilegiare. Ma per il grande segugio la pista da seguire non è mai la più ovvia.

L’incipit:

È passato più di un decennio dagli strani e tragici eventi che hanno attanagliato la nazione nel 1899. Nella sua lunga e gloriosa carriera, ho idea che tali eventi costituiscano, senza alcun dubbio, uno dei casi più insoliti di cui Sherlock Holmes si sia mai occupato.
Gran parte di questa storia è rimasta segreta per via di un certo senso di decoro e repulsione che sia Holmes che io condividiamo nei confronti degli scandali.
In ogni modo, la vera ragione per cui la nostra indagine non è mai stata pubblicata è semplicemente perché lui ha impedito che ciò accadesse. Ho spesso scritto della vanità del mio amico, forse il suo principale punto debole.
Questa indagine è stata quella in cui Holmes ha infuso al massimo tutte le capacità di cui è stato dotato ma, avendo ben pochi indizi a disposizione, si è trovato davanti a un caso di cui alla fine ha creduto di non poter andare fiero. E in effetti i suoi sforzi sono stati tali che, a un certo punto, sono perfino arrivato a trastullarmi con l’idea di sottotitolare il lavoro
Le fatiche di Holmes.
Sebbene a quel tempo mi fossi dichiarato in totale disaccordo con lui, e lo sono ancora, non intendevo certo permettere che la mancata divulgazione di quegli eventi scavasse un solco tra di noi. Apprezzavo l’amicizia di Holmes ben più delle poche sterline che avrei potuto guadagnare dalla pubblicazione della storia.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes tra riti pagani e sapienza druidica di Luigi Pachì:

Il 6 ottobre 1930 Antonio Gramsci, nelle sue Lettere dal carcere alla cognata Tania, scrive che “Sherlock Holmes è il poliziotto ‘protestante’ che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall’esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull’induzione” (ed è ben per questo che ci piace molto), ma secondo lui Padre Brown lo supera. Gramsci infatti scrive: “Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l’esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull’introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l’angustia e la meschinità”.

L.

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