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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di giugno (n. 1433) presenta la terza avventura del celebre dottor John Thorndyke.

Il romanzo appare originariamente in Italia nel 1934, come numero 30 della collana “I Romanzi Gialli” Mondadori.

La scheda di Uruk:

1433. L’occhio di Osiride [John Thorndyke 3] (The Eye of Osiris, 1911), di R. Austin Freeman [giugno 2020] Traduzione di Marcella Dalla Torre

La trama:

Da ben due anni la scomparsa dell’egittologo John Bellingham resta un enigma irrisolto. Recatosi a casa di un amico, lo studioso non ne è stato visto uscire; dopodiché non lo si è più trovato da nessuna parte, né vivo né morto. Si è nascosto volontariamente? O forse è stato assassinato? Manca tuttavia il cadavere, sicché, conseguenza non marginale per qualcuno, non è possibile dare esecuzione al testamento in assenza di una prova del decesso. D’altronde, un eventuale corpo senza nome sarebbe stato certamente identificato grazie a un tatuaggio sul petto raffigurante il simbolico Occhio di Osiride. Insomma un autentico rebus, complicato dal rinvenimento di un prezioso scarabeo in lapislazzuli che Bellingham portava appeso alla catena dell’orologio. Spetterà a John Thorndyke, docente di Medicina legale, dimostrare che anche le nebbie più fitte non possono che dissolversi alla luce della scienza.

L’incipit:

La scuola di Medicina che aveva sede presso l’ospedale St Margaret poteva considerarsi fortunata per quanto riguardava il docente di Medicina legale, o Medicina forense, come si dice a volte. In alcune scuole il docente di questa materia sembra proprio scelto in base alla sua mancanza di qualifiche per insegnarne altre. Nel nostro caso invece le cose stavano molto diversamente: John Thorndyke non solo era un entusiasta, un uomo di grande cultura e di chiara fama, ma era anche un insegnante eccezionale, dallo stile vivace e affascinante e dalle risorse infinite. Sembrava conoscere a menadito tutti i casi di rilievo di cui avessero parlato i giornali; sapeva sfruttare ogni fatto, della chimica, della fisica, della biologia, e persino della storia, che potesse rivestire qualche interesse, sia pure marginale, per chi si interessava di medicina legale; e le sue varie e curiose esperienze personali sembravano inesauribili. Uno dei suoi stratagemmi preferiti per render vivo e interessante un argomento poco stimolante consisteva nell’analizzare e commentare i casi di attualità di cui parlavano i giornali (sempre, naturalmente, col dovuto rispetto per le norme legali e sociali); e fu proprio così che sono venuto in contatto con una sorprendente serie di avvenimenti che era destinata a esercitare tanta influenza sulla mia vita.
La lezione che si era appena conclusa aveva trattato l’argomento piuttosto insoddisfacente di come si possa stabilire il momento della scomparsa di una persona. La maggior parte degli studenti aveva già lasciato l’aula, e gli altri si erano raccolti attorno alla cattedra per ascoltare i commenti informali che il professor Thorndyke faceva sempre in queste occasioni, nel suo modo disinvolto, colloquiale, stando appoggiato al bordo della cattedra e parlando come se si rivolgesse al pezzetto di gesso che aveva tra le dita.

L’autore:

R. Austin Freeman (1862-1943), giallista britannico, dopo aver lavorato da giovane in una farmacia è diventato chirurgo, ha servito come medico nelle colonie africane ed è stato ufficiale sanitario, per poi prendere parte alla Grande Guerra. Si è dedicato parallelamente alla narrativa poliziesca, introducendo nell’indagine il metodo scientifico. È l’inventore della detective story “rovesciata”, nella quale il colpevole è noto e la suspense si focalizza sulla ricerca della soluzione. Il suo personaggio più popolare è il dottor John Thorndyke, investigatore forense protagonista di una lunga serie di romanzi e racconti.

L.

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