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Il settantunesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo luglio un caso insidioso per la governante detective.

La scheda di Uruk:

71. Sherlock Holmes. La signora Hudson e i crimini degli invincibili (Mrs. Hudson and the Irish Invincibles, 2010) di Barry S. Brown [luglio 2020] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Quando Moira Keegan chiede aiuto al grande Sherlock Holmes per salvare il padre da una terribile minaccia, riesce difficile prenderla sul serio. Non foss’altro perché l’aspirante cliente, con il suo grembiule bianco immacolato e i nastri annodati intorno alle trecce, è una bambina. E nel suo racconto concitato non è semplice discernere i fatti concreti dalle suggestioni. Ci si limita così, per accontentarla, a raccogliere qualche informazione. Ha perciò un effetto ancora più drammatico, giorni dopo, la notizia del ritrovamento di un cadavere selvaggiamente mutilato, identificato come il padre di Moira, in una locanda vicina al porto. Si impone di rimediare prontamente all’errore commesso. Dalle prime verifiche la vittima risulta legata agli Invincibili, un gruppo di estremisti irlandesi responsabile di azioni sanguinose. Forse l’omicidio è maturato in quegli ambienti, magari per una vendetta. Arduo compito dunque occuparsi della vicenda per l’agenzia investigativa guidata, non ufficialmente, dall’amabile signora Hudson. La quale dovrà orchestrare le indagini senza trascurare le faccende domestiche al 221B di Baker Street.

L’incipit

Ancor meno noto del suo ruolo preminente nell’agenzia investigativa da lei formata con Holmes e Watson è ciò che la signora Hudson aveva fatto prima di intraprendere una così singolare iniziativa. Ora però tutto è cambiato a questo riguardo. Materiali acquisiti di recente dall’ambasciata della Bulgaria permettono finalmente di conoscere qualcosa di più della sua storia passata. Diari appartenuti alla prima datrice di lavoro della signora Hudson, lady Cynthia Stanhope, sono stati scoperti nel corso di una ristrutturazione della dimora della famiglia Stanhope, nel quartiere di Belgravia, un immobile prestigioso che era stato acquistato a suo tempo dal governo bulgaro per fame la sede della propria ambasciata. Con lo spirito che dominava le relazioni diplomatiche durante la Guerra Fredda, quei diari erano stati considerati come vani sproloqui di una tipica esponente della mentalità reazionaria dell’epoca imperialistica, e relegati di conseguenza in una remota soffitta. Quando l’immobile è stato ceduto dalla Bulgaria a privati intenzionati a fame la propria residenza, i funzionari dell’ambasciata hanno donato i diari di lady Stanhope al British Museum, cosa che ne ha permesso la consultazione. Disgraziatamente, molte pagine sono mancanti, e altre danneggiate in modo irreversibile dall’umidità. Per giunta, i cenni riservati da lady Stanhope ai membri del personale di servizio sono piuttosto laconici. Nondimeno, pur con tutti questi limiti, i suoi diari permettono di gettare luce su diverse questioni che erano rimaste per troppo tempo in ombra.

L.

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