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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di luglio (n. 1434) presenta la prima delle avventure di Paul Savoy, l’esordio di un investigatore dell’epoca d’oro.

Il romanzo appare originariamente in Italia nel 1935, come numero 129 della collana “I Libri Gialli” Mondadori.

La scheda di Uruk:

1434. L’opale di Nonio [Paul Savoy 1] (The House of the Opal, 1933), di Jackson Gregory [luglio 2020] Traduzione di Tito N. Sarego

La trama

Il sinistro edificio sorge isolato al limitare della foresta di pini, in un’insenatura del lago Tahoe scavata fra i monti. Nella notte tempestosa, le tenebre sono rotte dal balenare dei lampi. Intorno, gli alberi giganteschi squassati dal vento. Costruita da un folle quarant’anni prima e nota come la Casa dell’Opale, la villa porta in eredità all’attuale proprietario, insieme alle stravaganze architettoniche, il peso di un duplice omicidio. Due uomini trucidati a colpi di pugnale a causa, si racconta, di una gemma infausta appartenuta anticamente a un senatore romano. Con simili premesse, non senza qualche apprensione un’eterogenea compagnia si riunisce sotto questo tetto; il fatto poi che i presenti siano in totale tredici risveglia in qualcuno sciocche superstizioni. Tra i convenuti c’è però anche il detective dilettante Paul Savoy, che non mancherà di scrutare oltre il velo della leggenda per fare luce sui misteri della tetra dimora.

L’incipit

Deforme, quasi mostruoso, il bizzarro edificio sorgeva nero e sinistro nella notte tempestosa. Non un filo di luce filtrava attraverso le imposte. Fuori, le tenebre dense non erano rotte che dal balenare intermittente dei lampi al cui bagliore apparivano a tratti alberi giganteschi selvaggiamente squassati dal vento, grandi onde coronate di spuma e, sullo sfondo, uno scenario indistinto di montagne nereggianti all’orizzonte. Al cupo rumoreggiare dei tuoni seguiva il coro delle innumerevoli voci della foresta e del lago: gemiti di piante torturate, scrosciare di acque flagellate dalla bufera, e scricchiolii e sibili e schianti. Una notte da tregenda.
La casa enorme sorgeva isolata al limitare della foresta di pini, nella più profonda insenatura che il lago Tahoe si era scavato fra i monti; una bianca striscia di lido sabbioso la separava dalle acque cupe del lago. Un pazzoide l’aveva fatta costruire quarant’anni prima, quando ancora non aveva dato fondo a un numero rispettabile di milioni assai male acquistati, e quella costruzione poteva annoverarsi fra le sue molte e strampalate prodigalità. Il proprietario l’aveva abitata per una ventina di anni, seguitando a ingrandirla continuamente, sbizzarrendosi in ogni sorta di stravaganze architettoniche. Finché, un bel giorno, i lavori erano stati interrotti e il pazzo era improvvisamente sparito, non senza lasciare dietro di sé il ricordo di un doppio delitto.

L’autore

Jackson Gregory (1882-1943), statunitense, è stato insegnante e giornalista, prima di dedicarsi alla narrativa di genere come autore di western e polizieschi. Numerosi film sono stati tratti dalla sua produzione di romanzi e racconti. Il protagonista ricorrente delle sue detective stories è l’investigatore privato Paul Savoy.

L.

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