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Prima di darlo via schedo questo numero de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca della direzione di Gian Franco Orsi.

L’illustrazione di copertina è firmata, come sempre, da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1284. E loro sono la notte (A Painter of Flowers, 1972) di Hugh Fleetwood [9 settembre 1973] Traduzione di Laura Grimaldi
Inoltre contiene il racconto:
Tutto era andato secondo i piani (All According to Plan, da “EQMM“, maggio 1972) di Robert B. Sinclair

La trama:

Frank è un americano che vive a Roma. La sua vita è divisa tra il giorno e la notte: di giorno dipinge, frequenta gli amici, beve e ride; di notte veglia e aspetta. Ma la notte – e tutto ciò che nella notte Frank nasconde: il suo amore e il suo odio, il passato, i ricordi e la vecchia – comincia a sovrapporsi al giorno. E tutto ciò per cui Frank vive di giorno – soprattutto i fiori che dipinge – rischia di trasformarsi in notte. Ma Frank è disposto a tutto pur di evitare che questo avvenga: sa che solo la netta divisione tra luce e tenebre gli permetterà di sopravvivere e di mantenere l’equilibrio all’interno di se stesso. Tre sono le persone che appartengono alla notte: Margaret, la vecchia e Giancarlo. Frank sa di doverne uccidere una, se vuole che i suoi fiori assumano colori brillanti, vivi, smaltati, diversi dalle scure ombre angosciose che li hanno caratterizzati finora. E come vittima al suo sacrificio sceglie Giancarlo. Ucciderlo non è difficile: un’accelerata giù per il viale in discesa, e Giancarlo è schiacciato dalle ruote della macchina. Ma proprio dove Frank pensava che dovesse cominciare lo splendore del suo nuovo giorno, scaturisce una notte ancor più minacciosa, ancor più insinuante, ancor più cupa di quella di sempre. E Frank si trasformerà da carnefice in vittima, e il nuovo carnefice avrà una faccia paffuta, rosea, sorridente, che Frank conosce bene.

L’incipit:

Faceva freddo e soffiava il vento, e Frank si ritirò sotto un androne per accendere una sigaretta. Poi alzò lo sguardo verso una finestra della casa dall’altra parte della strada: la finestra era buia.
Sapeva che nei pochi secondi occorsigli per accendere la sigaretta nessuno aveva potuto percorrere la strada, entrare nel portone della casa, salire nell’appartamento e accendere la luce; ma doveva esserne sicuro. Non doveva lasciarsi sfuggire niente.
Da qualche parte, un orologio batté le dieci e mezzo; Frank non aveva mai sentito battere orologi, in quel quartiere: il suono doveva essere stato portato dal vento dalla città in basso. D vento era forte.
Un’altra mezz’ora, poi poteva tornarsene a casa. Frank tirò su col naso. Erano i primi giorni di dicembre, e Frank aveva il raffreddore. Prese in considerazione la possibilità di andare a sedersi in macchina e di continuare la sorveglianza di là, ma poi pensò che se fosse accaduto qualcosa, e lui fosse stato costretto, all’improvviso a fuggire, a nascondersi, sarebbe stato notato. Meglio rischiare di peggiorare il raffreddore. Una volta a casa, avrebbe bevuto una buona dose di whisky.
Un’altra mezz’ora, poi a casa.
Sarebbe stato tutto più facile se “loro” avessero abitato nella parte vecchia di Roma. Là, nessuno avrebbe notato la sua attesa o, se anche l’avessero notata, non ci avrebbero fatto caso. Nella Roma vecchia, la gente era sempre in attesa: di un amico, di una donna da portarsi a letto, o semplicemente in attesa, con lo sguardo perso nel vuoto. Qua, invece, sulla collina dei Parioli con le sue case immerse nel silenzio, dispendiose e leggermente scrostate, nessuno aspettava mai nelle strade.

L.

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