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Prima di darlo via schedo questo numero de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca della direzione di Gian Franco Orsi.

L’illustrazione di copertina è firmata, come sempre, da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1278. Gli elefanti hanno buona memoria [Hercule Poirot 37] (Elephants Can Remember, 1972) di Agatha Christie [29 luglio 1973] Traduzione di Diana Fonticoli
Inoltre contiene il racconto:
Il Signore provvederà (The Good Lord Will Provide, da “EQMM“, giugno 1973) di Lawrence Treat e Charles M. Plotz

La trama:

Che cosa vorrà dal suo vecchio amico Hercule Poirot, la romanziera Ariadne Oliver? Se lo domanda lo stesso Poirot mentre riappende il ricevitore del telefono, dopo aver parlato con lei. Il suo tono gli è parso molto reticente, e il grande investigatore, riandando con la mente al passato prossimo e remoto, rievoca le numerose occasioni in cui Ariadne ha messo a dura prova le famose cellule grigie del suo cervello. C’è stata, per esempio, quella volta della “Sagra del delitto”, quando si doveva inscenare un finto assassinio durante una festa benefica… e c’è scappato il morto, per davvero. E poi, c’è stata la faccenda della ragazza che temeva di aver commesso un omicidio, ma non ne era sicura («Sono un’assassina?»). In quell’occasione la stessa Ariadne, impicciandosi degli affari altrui, è stata a un pelo dal rimetterci la pelle… Per quanto si sforzi a far congetture, Poirot non può prevedere che Ariadne gli porterà in omaggio un «caso» vecchio di dodici anni, quello di un duplice suicidio,- già «risolto» e archiviato dalla polizia britannica. Tanto meno, può prevedere che si lascerà irretire non tanto per la sua passione di risolvere ogni sorta di enigmi, quanto perché s’intenerisce per la sorte di due innamorati. Dopo tutto, cosa gli ha detto la Oliver? Che andrà da lui dopo cena, che ha un problemuccio e che deve chiedergli un consiglio. Bah, pensa Poirot, sarà roba da poco, roba da risolvere in poltrona, tra un bicchierino e l’altro. Oh, sì, è un genio, il nostro, per scoprire i fatti del passato, ma come profeta…

L’incipit:

Faceva freddo e soffiava il vento, e Frank si ritirò sotto un androne per accendere una sigaretta. Poi alzò lo sguardo verso una finestra della casa dall’altra parte della strada: la finestra era buia.
Sapeva che nei pochi secondi occorsigli per accendere la sigaretta nessuno aveva potuto percorrere la strada, entrare nel portone della casa, salire nell’appartamento e accendere la luce; ma doveva esserne sicuro. Non doveva lasciarsi sfuggire niente.
Da qualche parte, un orologio batté le dieci e mezzo; Frank non aveva mai sentito battere orologi, in quel quartiere: il suono doveva essere stato portato dal vento dalla città in basso. D vento era forte.
Un’altra mezz’ora, poi poteva tornarsene a casa. Frank tirò su col naso. Erano i primi giorni di dicembre, e Frank aveva il raffreddore. Prese in considerazione la possibilità di andare a sedersi in macchina e di continuare la sorveglianza di là, ma poi pensò che se fosse accaduto qualcosa, e lui fosse stato costretto, all’improvviso a fuggire, a nascondersi, sarebbe stato notato. Meglio rischiare di peggiorare il raffreddore. Una volta a casa, avrebbe bevuto una buona dose di whisky.
Un’altra mezz’ora, poi a casa.
Sarebbe stato tutto più facile se “loro” avessero abitato nella parte vecchia di Roma. Là, nessuno avrebbe notato la sua attesa o, se anche l’avessero notata, non ci avrebbero fatto caso. Nella Roma vecchia, la gente era sempre in attesa: di un amico, di una donna da portarsi a letto, o semplicemente in attesa, con lo sguardo perso nel vuoto. Qua, invece, sulla collina dei Parioli con le sue case immerse nel silenzio, dispendiose e leggermente scrostate, nessuno aspettava mai nelle strade.

L.

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