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Nell’agosto del 1890 nasceva Howard Phillips Lovecraft, destinato ad una vita non facile e ad un successo che definire postumo è riduttivo: per festeggiare i 130 anni dello scrittore di Providence, questo agosto – a blog unificati – cercherò di lasciarmi contaminare il più possibile dai media che hanno usato temi lovecraftiani.

Le illustrazioni del volume sono firmate da Greta Grendel.

La scheda di Uruk:

I miti di Cthulhu (2019) di Howard Phillips Lovecraft [maggio 2019] a cura di Giuseppe Lippi, Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco
Lovecraft tra razionalismo e magia, di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco
I Miti di Lovecraft, di Giuseppe Lippi
Genesi e struttura dei Miti di Cthulhu, di August Derleth
Lovecraft mitografo, di Dirk W. Mosig

*PROLOGO
– Howard Phillips Lovecraft, I magri-notturni
– Howard Phillips Lovecraft, Storia del «Necronomicon»

*I PRECURSORI
– Edgar Allan Poe, La rovina della casa degli Usher
– Ambrose Bierce, Quella cosa maledetta
– Robert W. Chambers, Il segno giallo
– Algernon Blackwood, I salici
– William Hope Hodgson, La casa sull’abisso
– Lord Dunsany, Storia terribile di Thangobrind il gioielliere
– Arthur Machen, Il terrore
– Abraham Merritt, Il popolo dell’abisso

*LOVECRAFT E I SUOI CONTEMPORANEI
– Howard Phillips Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu
– Frank Belknap Long, I divoratori dello spazio
– Frank Belknap Long, I segugi di Tindalos
– Clark Ashton Smith, La vendetta dello stregone
– Robert E. Howard, La Pietra Nera
– Clark Ashton Smith, Ubbo-Sathla
– Robert Bloch, L’orrore dalle stelle
– Howard Phillips Lovecraft, L’abitatore del buio
– Robert Bloch, L’ombra dal campanile
– Henry Kuttner, La stanza della strega
– August Derleth, Oltre la soglia
– August Derleth, L’abitatore delle tenebre
– Robert Bloch, Quaderno trovato in una casa deserta

*I CONTINUATORI
– J. Ramsey Campbell, Il pornografo sfortunato
– Brian Lumley, Cemento
– Brian Lumley, La città sorella
– J. Vernon Shea, Lo scettico nel cimitero
– James Wade, Gli esseri del profondo
– Colin Wilson, Il ritorno dei Lloigor
– Riccardo Leveghi, Le Montagne della Luna
– Marco De Franchi, La vera storia di Francesco Giuseppe Borri alchimista
– Giulio Leoni, Nihil boni ex Africa
– Errico Passaro, Voragini

*EPILOGO
– Howard Phillips Lovecraft, L’abitatore
– Howard Phillips Lovecraft, L’immagine senza nome

*APPENDICE
Vita, sviluppo e trionfo dei Miti di Cthulhu, di Andrea Vaccaro

La trama:

Cthulhu, il morto che «nella sua dimora di R’lyeh attende sognando»; Azathot, il «dio cieco e idiota»; Yog-Sothoth, il «tutto-in-uno e uno-in-tutto»… Tra le creature più orrorifiche e affascinanti della letteratura ci sono gli Antichi, coloro che erano, sono e saranno: esseri mostruosi scaturiti dagli abissi insondati dello spazio e del tempo, dalle sfere ignote di dimensioni aliene – ma anche dalle tortuose profondità della psiche -, attorno ai quali Lovecraft ha creato un’intera mitologia oscura, un olimpo degenere quanto mai fecondo nella storia della letteratura. In questo volume sono raccolti i racconti del nucleo originario lovecraftiano, insieme alle opere di importanti precursori e a quelle di epigoni e seguaci. Storie che illuminano un reame immaginario e spaventoso esteso oltre i confini dell’umano e della conoscenza, che continuerà ad ammaliare generazioni di lettori.

L’incipit dell’Introduzione di de Turris e Fusco:

Il mito, secondo Otto Rank, uno dei creatori della psicanalisi moderna, è il sogno di un intero popolo: concetto cui Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia e anello conclusivo di una lunga catena di occultisti, cercò di conferire evidenza sperimentale. Parallelamente, il sogno è la versione individuale del mito, il suo risvolto intimo e segreto che si manifesta nel momento in cui siamo totalmente indifesi e le barriere mentali sono abbassate: durante il sonno.
Oggi, affermano concordi gli psichiatri, si sogna di meno: o meglio, presso l’uomo comune è assai meno frequente di una volta che al risvegliarsi persista il ricordo della sua notturna escursione (che, comunque, avviene sempre: prove sperimentali lo confermano) nei domini «al di là del muro del sonno», per dirla alla Lovecraft: contemporaneamente questi specialisti prendono atto del pauroso aumento delle malattie mentali e delle patologie psichiche che esplodono in atti inconsulti. E, proprio come il sogno, anche il mito scompare. I simboli d’un tempo si appannano rapidamente, sempre più tenui si fanno i legami tra quod est superius e quod est inferius, secondo il detto di uno dei più antichi testi ermetici conosciuti, la Tabula Smaragdina. Tramonta il sole, e si avvicina quella che tutte le antiche tradizioni d’Oriente e d’Occidente chiamano l’Era Oscura: l’umanità conquista faticosamente porzioni sempre più esigue di benessere materiale e lo chiama “progresso”, ritenendo che la tecnologia, soprattutto oggi quella digitale, che gli facilita la vita – ma in realtà, come ci stiamo accorgendo, gliela complica –, sia il suo nuovo orizzonte. Qualcuno comincia a domandarsi (vergognandosi subito del dubbio) se, per caso, al di là della storia non vi sia qualcosa d’altro. Intanto, sconta le vittorie della “società dei consumi” e degli always connected con quel diffuso malessere spirituale che ogni giorno esplode nelle forme più assurde e allucinanti.

L’incipit dell’Introduzione di Lippi:

In una delle straordinarie – e a volte ironiche – epigrafi poste all’inizio dei racconti di Poe (quella della spaventevole Rovina della casa degli Usher) leggiamo due versi di De Béranger: «Son cœur est un luth suspendu; / Sitôt qu’on le touche, il résonne». In altre parole: “Il suo cuore è un liuto ben accordato / che risuona appena lo sfiori”. Il poeta francese, vissuto tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX, era popolare ai tempi di Poe e allude al più sensibile dei cuori; ma il bostoniano, che racconterà una storia di amore, morte e insopportabile tensione, vuol riferirsi anche ai nervi, che al pari del cuore sono i signori dei patemi nel nuovo secolo. Poe rimane dunque l’inventore dei sensi tesi al massimo, di sentimenti drammatici ed esasperati nelle forme più bizzarre. Ora, se dovessimo trasferire l’epigrafe qui sopra a un racconto di Lovecraft, per quale potremmo adoperarla? Forse I topi nel muro o La casa delle streghe? Magari per L’estraneo? Si sarebbe comunque imbarazzati. Inoltre, il cuore in senso metaforico non c’entra affatto: a eccezione di un paio di casi, la mancanza di passione nei racconti di Lovecraft è proverbiale. Dunque Lovecraft non appartiene solo a un altro tempo, a un’altra America rispetto a Poe, ma anche a un altro e successivo stampo psicologico. Se l’uno, pur nel suo nascente “cosmicismo”, è l’uomo che esplora gli arabeschi dell’animo, l’altro è l’indifferente in generale, visto che i sentimenti e le emozioni dell’umanità gli sembrano trascurabili su scala galattica e universale.

L.

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