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Oggi avrebbe compiuto 100 anni Ray Bradbury: per festeggiare, rispolvero questo numero d’annata della collana “Oscar Mondadori“.

L’illustrazione di copertina è firmata da Karel Thole.

La scheda di Uruk:

181. Cronache marziane (The Martian Chronicles, 1950) di Ray Bradbury [22 ottobre 1968] Traduzione di Giorgio Monicelli

La trama:

Questo libro di Ray Bradbury raccoglie una serie di “cronache” fantastiche che favoleggiano della conquista e della successiva colonizzazione di Marte da parte di un’umanità prevalentemente americana, tra il 1999 e il 2026: anno in cui lo scoppio di una guerra atomica richiama i terrestri sul proprio pianeta. L’antichissimo Marte resta allora nuovamente abbandonato e deserto, con le ampie e impetuose correnti dei suoi misteriosi canali millenari, coi suoi immensi mari privi di vita, sulle cui sabbie passano i grandi velieri degli ultimi marziani – creature simili a fantasmi, ombre e larve di una civiltà che i terrestri non hanno saputo né vedere né intendere. Con Cronache marziane è nato un nuovo originalissimo scrittore, per il quale la fantascienza non è che pretesto per dare sfogo all’estrosa fantasia, e, in questo caso, per una protesta contro la vita di oggi che tende, con il troppo facile materialismo e commercialismo, a distruggere l’elemento poetico e fiabesco, ideale dell’uomo e della sua storia.

L’incipit:

Fino a un istante prima era ancora l’inverno dell’Ohio, le porte chiuse, i vetri alle finestre ricoperti di brina, stalattiti di ghiaccio a frangia d’ogni tetto, bimbi che sciavano sui pendii, massaie dondolanti come grandi orsi neri nelle loro pellicce sulle vie gelate.
E a un tratto una lunga onda tiepida era passata sulla cittadina. Una marea d’aria calda, quasi che qualcuno avesse lasciato aperta la porta di una panetteria. Il calore pulsava tra le casette, i cespugli, i ragazzi. Le stalattiti di ghiaccio si distaccavano, rovinose, e, in frantumi, si scioglievano rapidamente. Le porte si spalancavano. I vetri delle finestre si alzavano impetuosi. I ragazzi buttavano via gli indumenti di lana. Le massaie si spogliavano delle loro pelli d’orso. La neve si scioglieva a mostrare la verde antica prateria dell’ultima estate.
L’estate del razzo. Le parole passavano di bocca in bocca nelle case aperte, bene aerate. L’estate del razzo. La calda aria del deserto che mutava i ghirigori di ghiaccio sulle finestre, cancellava l’opera d’arte. Sci e slitte improvvisamente inutili. La neve, nel cadere dal cielo freddo sul villaggio, si trasformava in una pioggia torrida ancor prima di toccare il suolo.
L’estate del razzo. La gente si sporgeva di sotto le verande gocciolanti a spiare il cielo che s’arrossava.
Il razzo stava sul campo di lancio, eruttando rosee nubi di fuoco, esalando scoppi d’aria rovente. Il razzo si levava nella fredda mattina invernale e creava l’estate a ogni respiro dei suoi possenti ugelli di scarico. Il razzo faceva i climi, le stagioni, e l’estate fu per un breve istante sopra la terra…

L’autore:

Ray Bradbury è nato a Waukegan, Illinois, nel 1920. Nel ’34 la sua famiglia si trasferì a Los Angeles, dove egli terminò gli studi quattro anni dopo, iniziando subito la carriera di scrittore. La sua prima novella venne pubblicata nel 1940, e fu seguita da numerosi altri romanzi e racconti fantastici e di fantascienza, tra i quali, oltre a Cronache marziane del 1960, ricordiamo tre raccolte di novelle collegate da un ideale filo conduttore: Dark Carnival, 1947, The Illustrateci Man, 1951, The Golden Apples of the Sun, 1953. A questo stesso anno risale Fahrenheit 451, una fiaba allucinante ed esasperata sulla società americana del futuro. Attualmente Ray Bradbury, stabilitosi con la moglie e i due figli a Los Angeles, continua la propria attività.

L.

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