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La Longanesi porta in libreria la diciottesima avventura mozzafiato per Nick Stone.

La scheda di Uruk:

Colpo a freddo [Nick Stone 18] (Cold Blood, 2016) di Andy McNab [agosto 2020] Traduzione di Maria Laura Capobianco e Stefano Tettamanti

La trama:

Nelle terre ghiacciate e desolate del Polo Nord, il freddo non è l’unico killer. E Nick Stone sta soffrendo, perché le due persone a lui più care sono scomparse. A centinaia di chilometri di distanza, cinque ex militari rimasti gravemente feriti durante una missione in Afghanistan si stanno preparando per affrontare una spedizione al Polo con l’obiettivo di risanare i loro corpi e le loro menti. Quando Stone viene convocato da un vecchio ufficiale del SAS e gli viene assegnato l’incarico di proteggere il gruppo, accetta senza pensare a possibili rischi pur di distrarsi dal suo dolore. Stone e gli ex militari si incontrano nell’aeroporto più a nord del mondo, dove le persone sono dure come la pietra e viaggiano rigorosamente armate per far fronte alla minaccia degli orsi polari. Ma non ci vuole molto perché Stone e i suoi uomini scoprano che i predatori più pericolosi in quella parte del mondo camminano su due gambe, non su quattro. La guerra più fredda di tutte è appena iniziata e Nick Stone deve scegliere da che parte stare.

L’incipit:

La mano guantata dell’americano afferrò il bracciolo con tanta forza che temetti volesse scardinarlo. «Oh, cazzo!»
Dei respiri affannosi gli sfuggivano tra i denti. Teneva gli occhi serrati e qualche rivolo di sudore gli colava lungo la fronte, anche se la cabina non era riscaldata: l’impianto era rotto, per cui ci eravamo tenuti addosso i cappotti. Io portavo un piumino leggero a collo alto. Là fuori, tra i ghiacci, mi sarebbe servito ben altro, ma non avevo nessuna intenzione di lamentarmi. L’americano aveva un parka imbottito comprato da poco, ma sotto il cappuccio non si era messo il berretto. Doveva essere la sua prima volta nell’Artico: testa, mani e piedi vanno tenuti al caldo, o il gelo ti ammazza. Più o meno come la turbolenza che minacciava di ammazzarci tutti, con buona pace dei piloti.
Sotto l’aereo comparvero le case in legno di Longyearbyen. Sembravano le sgargianti decorazioni di una gigantesca torta di Natale. Ma da lassù le apparenze potevano ingannare. A quelle latitudini, un aeroporto era soltanto una striscia d’asfalto in mezzo alle montagne.
Una sferzata di vento frustò l’ala sinistra mentre davanti a noi si presentava la pista coperta di ghiaccio. La pancia dell’aereo della Scandinavian Airways sprofondò di colpo, poi risalì tentando di riprendere quota.
Dai russi pochi sedili più in là si alzò un urlo euforico. Un attimo dopo si slacciavano le cinture e si voltavano a schiamazzare con i compari seduti dietro. Avevano tracannato vodka per tutto il viaggio e quel volo acrobatico li aveva particolarmente divertiti. I motori dell’aereo stridettero e la punta si sollevò bruscamente: stavamo salendo di nuovo. Le imperturbabili assistenti di volo danesi provarono a convincere i russi a rimettersi la cintura, ma senza successo.
Un secondo vuoto d’aria ci fece sprofondare di venti metri. L’americano mi artigliò l’avambraccio e lo strinse come se me lo volesse strappare. Mi spostai di lato. La pista scomparve oltre una cortina di nuvole e subito ci investì un’altra perturbazione, sballottandoci su e giù come un King Kong invisibile.

L’autore:

Andy McNab, pseudonimo dietro il quale l’autore si nasconde per motivi di sicurezza, è entrato nel SAS nel 1984 e da allora ha partecipato a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993, quando ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze di soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata, poi dedicandosi alla narrativa di azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Longanesi.

L.

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