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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di settembre (n. 1436) presenta un romanzo che appare originariamente in Italia nel 1991, come numero 2206 della collana “I Libri Gialli” Mondadori.

La scheda di Uruk:

1436. La follia del diplomatico (Diplomat’s Folly, 1951), di Henry Wade [settembre 2020] Traduzione di Marilena Caselli

La trama:

Il diplomatico Aylwin Hundrych ha necessità di trovarsi urgentemente una moglie. Nel suo ambiente è complicato per un uomo fare carriera senza una donna accanto. Non sembra però una buona idea mettere gli occhi sulla fidanzata di un altro. O meglio, sulla ragazza che fin da prima della guerra il maggiore Tabbard considera la sua promessa sposa. Quando poi una follia di gioventù che potrebbe rovinarlo diviene oggetto di un ricatto, Hundrych ha necessità di trovarsi ancor più urgentemente un alleato. Purtroppo la persona adatta è il maggiore stesso, accompagnato dalla fama delle imprese compiute nel periodo bellico, ma anche da qualche storia poco chiara. Farà davvero tutto il possibile per aiutarlo? O coglierà l’occasione per liberarsi del rivale? Domande forse oziose, perché un omicidio trasformerà ben presto una situazione banalmente spiacevole in qualcosa di molto pericoloso.

L’incipit:

Una sera di marzo, nel 1947, otto persone cenavano nella sala da pranzo di Shackley Manor, rivestita di pannelli di quercia. L’argenteria e i cristalli sfavillavano alla luce delle candele posate sul lungo tavolo. Nell’ombra, un vecchio maggiordomo espletava il suo compito silenziosamente, aiutato da una giovane cameriera. Nel grande camino, da alcuni ceppi si innalzavano lingue di fuoco blu e gialle che aggiungevano un tocco di allegria alla scena.
A una prima occhiata, si sarebbe detto di trovarsi nell’Inghilterra del 1937, o più o meno nel periodo antecedente al patto di Monaco. Ma non era così; quella era solo una facciata, la facciata di coraggio che il generale maggiore sir Vane Tabbard voleva mostrare a un mondo sporco e deludente. Il generale era seduto a un’estremità del tavolo. Alla sua destra c’era la moglie, una bella donna la cui folta chioma nera cominciava da poco a tendere al grigio. Il vestito nero, dall’ampia scollatura, metteva in risalto la collana di perle che lei portava. Accanto alla donna sedeva il più vecchio amico del generale, Aylwin Hundrych, un cinquantenne alto e mellifluo, dai capelli biondi e radi che sfoggiava una discreta pomposità, tipica del diplomatico. Sir Vane aveva cinquantasette anni e sua moglie, la sua seconda moglie, quarantatré.
Gli altri seduti al tavolo erano il figlio del generale, il maggiore Gray Tabbard, un uomo robusto, con i capelli castani e uno sguardo inquieto; il suo amico francese Roland Mantenet, alto, magro, il volto pallido e le dita affusolate. Pareva un artista o un musicista di un’età variabile dai quaranta ai quarantacinque anni; tutto, comunque, fuorché quel duro combattente della Resistenza che era stato. C’erano poi due ragazze di circa vent’anni, dall’aspetto normale, Juliet Tabbard e la sua amica Anne Chesney; e, per finire, un ragazzo sui ventidue anni che, avendo terminato il suo periodo di leva, si trovava attualmente a Oxford. Anche lui era stato destinato alla carriera diplomatica, ma si teneva provvisoriamente impegnato più con le corse dei cavalli e con il gioco delle carte che in qualsiasi altra attività.

L’autore:

Henry Wade pseudonimo di Henry Lancelot Aubrey-Fletcher (1887-1969), appartiene a pieno titolo all’età d’oro del giallo inglese. Dopo gli studi a Eton e Oxford e il servizio militare prestato nei due conflitti mondiali, ha ricoperto incarichi istituzionali in quanto membro di un’antica famiglia aristocratica. Maestro del police procedural e sperimentatore della inverted detective story, dove il colpevole è noto fin dall’inizio, è stato tra i fondatori del Detection Club. Il suo personaggio ricorrente è l’ispettore Poole.

L.

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