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Mauro Boncompagni, colonna portante del Giallo Mondadori, presenta questo settembre la sua nuova opera di raccolta: il numero 95 de “Gli Speciali del Giallo Mondadori”.

La scheda di Uruk:

95. Il lungo braccio della legge, a cura di Mauro Boncompagni [settembre 2020] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
Delitto a Villa Rose [Ispettore Hanaud 1] (At the Villa Rose, 1910), di A.E.W. Mason – Traduzione di Maria Luisa Vesentini Ottolenghi
• TRAMA: Una ricca vedova è stata strangolata nella sua residenza estiva e i suoi gioielli non si trovano. La polizia dà la caccia alla giovane dama di compagnia, svanita nel nulla. È lei l’indiziata più ovvia, ma un innamorato convinto della sua innocenza prega l’ispettore Hanaud della Sûreté di occuparsi del caso. Se la ragazza è vittima delle circostanze dev’essere davvero sfortunata, perché tutto sembra accusarla. Hanaud, tuttavia, saprà guardare oltre le apparenze…
Cockrill perde la testa [Ispettore Cockrill 1] (Heads You Lose, 1941), di Christianna Brand – Traduzione di Marilena Caselli
• TRAMA: Un gruppo di amici si riunisce. A turbare l’atmosfera festosa, dimostrando che sotto la superficie covano gelosie e risentimenti, è Grace Morland. Fuori di sé a causa di un amore non corrisposto, si lascia andare a una battuta velenosa sul cappellino di un’avvenente rivale. La notte seguente, il suo cadavere viene rinvenuto in un fosso con quello stesso cappellino sulla testa mozzata. Spetterà all’ispettore Cockrill smascherare l’assassino…
La stanza della morte (The Death Room, o The Haunted Room, da “Cassell’s Magazine of Fiction”, marzo 1923), di Edgar Wallace – Traduzione di Mauro Boncompagni
• TRAMA: Un uomo d’affari russo viene trovato senza vita nella cosiddetta “stanza infestata” di una grande casa appartenente a un facoltoso collega. Quest’ultimo, appassionato di spiritismo, sostiene di aver visto sagome oscure passare attraverso la porta chiusa. L’ispettore investigativo John Gillette di Scotland Yard, libero da preconcetti verso il mondo dell’irrazionale, si interessa della vicenda. Ma ciò che scoprirà supera ogni possibile immaginazione.

L’incipit dell’Introduzione

Chi ama il giallo classico, specie quello legato alle sue incarnazioni più famose, difficilmente penserà al detective protagonista come a un prosaico esponente delle forze dell’ordine, un investigatore magari tenace, ma dotato di un’immaginazione cosi scarsa da far vergognare persino “spalle” come il dottor John Watson o il capitano Hastings nei loro momenti di minore lucidità. No, il lettore in questione penserà a detective dilettanti come Hercule Poirot ed Ellery Queen, che risolvono casi e misteri complicatissimi con metodi tanto brillanti quanto poco ortodossi, disdegnando la banale routine poliziesca in favore di un’immaginazione sfrenata e di un’intelligenza al limite, e a volte oltre il limite, della comune ragionevolezza umana.

L’incipit de “Delitto a Villa Rose”

Era consuetudine del signor Ricardo, verso la seconda metà di agosto, recarsi in Savoia, a Aix-les-Bains, e passarvi serenamente cinque o sei settimane. Dedicava la mattinata alle cure termali, poi faceva un giro in macchina nei dintorni, alla sera cenava al Cercle e poi passava un paio d ore attorno ai tavoli del baccarat alla Villa des Fleurs. Una vita invidiabile e senza preoccupazioni, certamente; infatti erano in molti, tra le sue conoscenze, a invidiarlo, ma anche a ridere di lui, e non senza motivo, poiché era una persona che eccedeva in tutto. Nella sua vita ogni cosa era un tantino esagerata: l’eccessiva meticolosità con cui si annodava la cravatta, il modo quasi femminile in cui organizzava le cenette con gli amici. Era un vedovo cinquantenne, condizione di cui era estremamente soddisfatto perché gli evitava le noie del matrimonio e al tempo stesso i rimproveri e le esortazioni che affliggono uno scapolo. Inoltre era ricco, avendo ammassato durante la vita una fortuna che aveva investito con successo.

L’incipit de “Cockrill perde la testa”

Grace Morland era seduta nella terrazza della casa di Stephen Pendock e stava dando gli ultimi ritocchi a un insulso schizzo del vecchio campanile coperto di neve. Sulla sinistra, le rotaie del treno creavano un disegno interessante che terminava all’improvviso dietro le colline arrotondate; sulla destra, il fumaiolo di una fabbrica innalzava il suo dito fuligginoso e una colonna di fumo grigio-nerastro si levava in grandi volute contro un cielo gelido; ma lo sguardo di Grace Morland era sistematicamente cieco verso le atrocità compiute dall’uomo. Ignorò il fumaiolo, immaginò le colline senza i binari e si concentrò sul campanile, che, essendo stato eretto per la gloria di Dio, era senz’altro pittoresco.
Ma la cosa presentava altri vantaggi, oltre a quello: infatti, occorreva chiedere il permesso per potersi sedere, silenziosa come un topolino, sulla terrazza di Stephen Pendock, perché soltanto da quel punto si poteva godere della prospettiva migliore senza essere disturbati da anima viva. “Non sarò di intralcio a nessuno” aveva promesso, guardando Pendock con quei suoi occhi avidi di un azzurro slavato. “Me ne starò seduta in silenzio come un topolino, senza dare il minimo fastidio…”

L’incipit de “La stanza della morte”

— Lei crede allo spiritismo, signor Gillette?
L’ispettore investigativo John Gillette aggrottò le sopracciglia con un’espressione un po’ preoccupata, guardando la ragazza che sedeva dal lato opposto della scrivania. Quando un ufficiale di Scotland Yard riceve una giornalista, non si aspetta di essere controinterrogato sui suoi hobby. E lo spiritismo era proprio un hobby di quell’uomo austero.
— Vede — disse Ella Martin in tono ansioso — io ho accettato di occuparmi di un caso per il mio giornale. Il direttore non amava per niente l’idea. Secondo lui, il mio lavoro sarebbe quello di scrivere dei pezzi carini e un tantino pettegoli su ciò che una certa lady indossa al ballo di Devonshire House e via di questo passo, ma io ho insistito.
John Gillette represse un sorriso, anche se capitava molto di rado che lui sentisse l’inclinazione a sorridere. La ragazza era molto giovane e molto graziosa, del tutto diversa da qualsiasi giornalista di sua conoscenza.

L.

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