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La casa editrice Odoya porta in libreria un nuovo grande saggio di ampio respiro.

Ecco la mia intervista all’autore.

La scheda di Uruk:

Legione straniera. Storia di un’avventura (2020) di Stefano Di Marino [agosto 2020]

La trama:

La Legione è l’Avventura. Da sempre. Il kepi bianco, i pastrani blu, i forti nel deserto, la possibilità di iniziare una nuova vita cancellando la vecchia. Scenari di fantasia che si sovrappongono a una realtà spesso violenta. Oggi il mito si rafforza trasformando quello che un tempo era visto come un corpo di avventurieri allo sbaraglio in una delle forze speciali più addestrate, meglio equipaggiate e operative in ogni angolo del mondo. Storie di genieri barbuti che marciano sugli Champs-Élysées sulle note di Le Boudin, di scontri nella giungla a Dien Bien Phu?, in Africa o in Messico. Vicende di uomini, di donne di malaffare, di odi e di amicizie. L’autore racconta la storia della Legione straniera dalle origini nel 1831 sino a oggi, passando dalle guerre in Nordafrica e Spagna ai conflitti in Guinea e Indocina. Seguiremo quindi le vicissitudini della Legione durante i due conflitti mondiali o nel corso delle pagine oscure della fine del colonialismo francese in Indocina e in Algeria. Conosceremo le armi di un tempo e quelle di oggi, i metodi di addestramento e le uniformi. Vedremo come la Legione è diventata uno dei reparti di punta dell’esercito francese e si è distinta nelle operazioni in Africa negli anni Sessanta sino alle campagne in Medio Oriente e in Kosovo, dove si svolse una delle pagine più controverse della sua storia. Una storia di uomini prima che di battaglie, con approfondimenti dedicati ad azioni rimaste nella leggenda come la battaglia di Camerone e il famoso salvataggio dei coloni francesi a Kolwezi negli anni Settanta. Completa il volume un capitolo sui più famosi film dedicati alla Legione.

L’incipit:

La guerra si combatte nel sangue e nel fango. Non esistono guerre “pulite”, dove i concetti di onore e rispetto hanno davvero senso. Persino quegli ideali che sembrano “giusti”, sul campo di battaglia, al momento dello scontro, quando le parole diventano urla e l’aria sa di polvere da sparo, si rivelano vocaboli vuoti rispetto alla carneficina.
Il gesto stesso di alzare la mano contro un altro uomo è un atto di barbarie, dall’antichità fino a oggi. E sempre le popolazioni per così dire “civilizzate”, i grandi imperi, hanno preservato i loro figli mandando sul campo stranieri, uomini che, per soldi o per necessità, accettavano di mettere a repentaglio la vita.
Alcuni di questi sono stati dei forzati della gloria, usati come carne da macello senza aver ricevuto altro che una preparazione sommaria. Altri, invece, avevano nel sangue la lotta, possedevano doti fisiche, ma soprattutto addestramento e animo, per superare la prova dell’acciaio.
Mercenari.
La letteratura e la fantasia, che sono compagne dei soldati quando si tratta di avvolgere di un’aura di epicità un fatto di sangue che non ha nulla di romantico, hanno identificato spesso i mercenari con i legionari.
L’idea di un esercito di stranieri che per soldi (senza dimenticare che tutti i soldati vengono pagati) combattono per una bandiera che non è la loro ha sempre suscitato interesse. La Legione straniera, nell’immaginario popolare, è sempre stata un’armata di mercenari. Alcuni, oltre la paga, guadagnavano una nuova vita, il rispetto di se stessi, che, nella fantasia, si vuole perso al punto che per recuperarlo si è costretti a ricercarlo in una vita “venduta” per servire un paese che non è il proprio, con il sangue, sui campi di morte di paesi lontani
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L.

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