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La casa editrice Odoya porta in libreria un nuovo grande saggio di ampio respiro.

Ecco la mia intervista all’autore.

La scheda di Uruk:

Il lato oscuro dell’esercito romano. Gli ammutinamenti di epoca repubblicana (2020) di Roberto Chiavini [agosto 2020]

La trama:

L’esercito romano. Un meccanismo perfetto. Una macchina da guerra capace di portare un piccolo popolo di pastori alla conquista dell’intero Mediterraneo, trasformandolo nel Mare Nostrum della tradizione. L’esercito di Scipione Africano, Caio Mario, Giulio Cesare è stato il modello sul quale si sono misurati tutti i successivi grandi eserciti della storia, da quello di Federico II di Prussia a quello di Napoleone Bonaparte, ai famigerati eserciti tedeschi della prima metà del xx secolo. Ma come tutti gli eserciti, anche quello romano era fatto da uomini e, in quanto tale, aveva molti pregi ma anche numerosi difetti. Ammutinamenti, rivolte, diserzioni messi in atto per i più svariati motivi (dall’avidità alla codardia), hanno costellato l’intero arco cronologico dell’espansione romana. E proprio i più grandi fra i condottieri romani, pensiamo a Scipione o a Cesare, furono coinvolti in alcuni dei più celebri di questi casi. Attraverso un esame della casistica più conosciuta e degli episodi più sfuggenti, da ricercare nelle pieghe della storia, vedremo il passaggio da un esercito cittadino via via più specializzato a un vero e proprio esercito professionale, più efficiente, ma anche molto più difficile da controllare, come i lunghi secoli dell’Impero testimonieranno in modo indiscutibile. Non mancheranno delle appendici dedicate al wargame da tavolo e alla fiction, che hanno reso popolare fino ai giorni nostri le imprese dei soldati dell’aquila, ben al di là del ristretto novero degli storici di professione.

L’incipit:

Quando si parla di Roma è opportuno ricordare come i primi due secoli della Repubblica scherzino sul limitare della leggenda molto più a lungo di quanto non si addica alla storia con la S maiuscola. Livio, Dionigi e tutte le altre fonti cui necessariamente attingiamo per dare una minima parvenza di coerenza a una serie di eventi che spesso non ne mostrano alcuna ci riportano fin dal principio un certo numero di casi relativamente interessanti per lo studio della disciplina militare. Quello che si può subito riconoscere senza grossi problemi è come il giovanissimo Stato romano, appena liberatosi dal giogo di una monarchia non soltanto pesante da sopportare, ma anche e soprattutto straniera (etrusca), fu costretto ad affrontare una serie di guerre difensive contro i numerosi e scomodi vicini, in un modo non dissimile da quanto accadde alla giovane Repubblica francese uscita fragile e animosa dalla rivoluzione del 1789.
I vari personaggi che ruotano attorno al conflitto contro il re di Chiusi, Porsenna, sono evidentemente exampla costruiti ad hoc con intenti moralistici, come Orazio Coclite, Muzio Scevola e Clelia, la fanciulla guerriera, una sorta di poster virtuale da appendere nelle camerette dei giovani romani, un modello di virtù valido a prescindere in qualunque momento del tempo, da rispolverare ogniqualvolta la patria avesse corso un analogo pericolo.

L.

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