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La Piemme porta in libreria un nuovo testo di Nicolai Lilin.

La scheda di Uruk:

Putin: L’ultimo zar (Pirata, 2019) di Nicolai Lilin [settembre 2020]

La trama:

Nicolai Lilin ricostruisce la vita sorprendente e la folgorante ascesa politica di Vladimir Putin, da una misera casa popolare nel quartiere criminale di Leningrado alla poltrona presidenziale del Cremlino. Con il suo tipico stile potente che ti cattura e non ti lascia andare fino alla fine, Lilin indaga non solo la storia ma anche l’animo di Putin. Come in un romanzo ne racconta le origini, ne descrive le trasformazioni, ne ricorda i talenti che lo hanno portato a diventare il personaggio che conosciamo: temuto, amato, discusso e divisivo. Un ragazzo a cui la strada ha insegnato a essere spietato e ambizioso. Un giovane uomo affascinato dalle avventure delle spie sovietiche che sogna di lavorare nel KGB. Un uomo che vive dal di dentro la carneficina politica degli anni di Eltzin e che il vecchio Boris chiama all’ultimo accanto a sé. Un presidente che, giunto al Cremlino, deve fare i conti con un Paese in ginocchio e un apparato amministrativo obsoleto e corrotto. Intanto, i terroristi islamici occupano una parte del Daghestan, proclamando il “califfato islamico del Caucaso”.
Santificato o detestato, Putin è comunque oggetto di un culto della personalità che non ha eguali nel mondo contemporaneo. Ma chi è davvero il nuovo zar di tutte le Russie?

L’incipit:

Quando nel 2000 (che possiamo definire ormai “un’altra epoca”, considerando la velocità con la quale precipitano gli eventi), in una delle conferenze tenute a Davos nella cornice del prestigioso Forum economico mondiale, la giornalista statunitense Trudy Rubin chiese ad Anatolij Chubais: «Who is Mister Putin?», la sala reagì con un coro di risate. La domanda, buttata lì quasi come uno scherzo sprezzante, era tinta di sarcasmo, snobismo e scetticismo: nessuno immaginava che sulla scacchiera politica internazionale quel nome avrebbe presto assunto un’importanza assoluta. Lo stesso Chubais, evidentemente messo in difficoltà da una domanda fatta alla leggera ma che allo stesso tempo celava un enorme significato, non riuscì a dare una risposta. Lui, che durante il governo del presidente Eltzin era stato responsabile della valanga di operazioni finanziarie speculative che avevano portato la Russia postsovietica al collasso economico, contribuendo a scatenare sanguinosissime guerre locali; lui, che aveva portato al vertice del potere gli oligarchi, svendendo ai privati l’enorme patrimonio statale costruito dal popolo durante il faticoso e spesso spietato periodo sovietico; lui, che probabilmente era tra i pochi a comprendere il senso degli intrighi nei quali era aggrovigliata la politica del Cremlino, in quel momento non seppe come definire quel personaggio che da poco si era insediato sulla poltrona più importante di Russia. La “volpe astuta”, come il popolo aveva soprannominato Chubais (un po’ per il suo carattere, un po’ per i suoi capelli rossi), preferì restare in silenzio, lasciar sfogare la platea, rispettare la sacralità di quella risata.

L’autore:

Nicolai Lilin è uno scrittore russo, di origini siberiane, nato nel 1980 a Bender, in Transnistria (oggi Repubblica Moldava, ma all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica). Lilin è il suo pseudonimo, scelto in omaggio alla madre, Lilia. Il suo vero nome, così come riportato all’anagrafe italiana, è Nicolai Verjbitkii. Nel 2003, avendo studiato per tanti anni i tatuaggi della tradizione criminale siberiana e imparato le tecniche e i codici complessi che li regolano, si è trasferito in provincia di Cuneo, dove ha fatto il tatuatore. Dal 2010 vive e lavora a Milano.

L.

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